... giudicato "meritevole" di pubblicazione sull'antologia del Concorso "Oltre i resti" 2008 di Napoli!!!
Tre eravamo, tre siamo rimasti
La notte dicembrina profumava di smog e nebbia, anche se quest'ultima si stava diradando lasciando spazio ad un cielo trapunto di stelle. Sotto un lampione, due motociclisti un po' attempati stavano aspettando l'amico, irrimediabilmente in ritardo.
“Non capisco perché, pur mettendoci tutta la buona volontà, non riusciamo MAI ad arrivare in ritardo più di lui. Ci lasciasse almeno le chiavi di casa per aspettarlo al caldo!” sbuffò Baldo, lanciando lontano il mozzicone ancora incandescente.
Il Melchi fece spallucce: “Ti dirò, a me quest'aria pungente non dispiace. Può anche darsi che sia dovuto al fatto che mi sono fatto un paio di Vodka alla pera, però non mi dispiace affatto. E comunque è inutile arrabbiarsi. Da quanto lo conosciamo? Riesci a ricordare una sola volta in cui sia arrivato in anticipo?” chiese fissandolo negli occhi con aria divertita.
“Oh, sì! – esclamò quasi godendo il Baldo – Quando ha messo incinta la Susy! Un fulgido esempio di eiuaculatio precox”. Risero entrambi.
Si erano conosciuti ad un motoraduno e non si erano più lasciati: Gas era l'orgoglioso proprietario di una Harley-Davidson del 1980, il Melchi aveva una Moto Guzzi modello Falcone Turismo del 1952, tenuta talmente bene da sembrare una copia, mentre il Baldo si accontentava di una Triumph Legend tt900 del 1999.
Il Melchi stava ancora asciugandosi una lacrima all'occhio destro quando si udì l'inconfondibile rombo dell'Harley.
“Allora, siete pronte, vecchie baldracche?” esclamò Gas accompagnando la frase con una sgasata.
“Ringrazia che siamo ancora qui, pirla, – fu l'amichevole saluto del Baldo – e che non ci trovi trasformati in statue di ghiaccio”. La battuta fu accompagnata da una sonora pacca sulla spalla, che venne attutita dalla spessa tuta in pelle nera.
Gas tolse il casco e salutò i due con un gestaccio: “Ho tardato perché mi sono fermato a prendere la birra. Sono arrivato mentre la serranda del super stava calando inesorabilmente e ho dovuto implorare la cassiera di farmi entrare, promettendole che l'avrei invitata fuori per un caffè. Trattasi di essere umano solo vagamente somigliante ad una donna, quindi dovreste premiarmi per il sacrificio...”.
Baldo indossò il casco e inforcò la moto, seguito dal Melchi che si affiancò agli altri due: visti da lontano potevano sembrare una versione moderna di Arancia Meccanica, se non fosse che erano vestiti di nero, erano motorizzati, bevevano birra e via discorrendo.
La classica “zingarata” di Natale, da effettuarsi tassativamente la notte del 24 dicembre, aveva un unico scopo: muoversi rombando da un capo all'altro della città, arrivare in cima alla collina che dominava il panorama di Roma, brindare con dell'ottima birra d'annata e scambiarsi i regali. Niente di più e niente di meno.
Partirono quasi all'unisono e si infilarono nel dedalo di vie e piazze semi deserte della città eterna; sopra di loro un cielo terso e stelle a perdita d'occhio. Baldo capeggiava il trio di centauri, disegnando geroglifici con il copertone della sua Triumph e salutando con un colpo di clacson la città che si stavano lasciando alle spalle. La campagna li aveva appena accolti fra le sue braccia, quando la moto di Baldo cominciò a singhiozzare fino a fermarsi. Venne immediatamente affiancato dagli altri due. Quando spensero i motori il buio li avvolse in un abbraccio silenzioso.
“Che succede?” chiese il Melchi accosciandosi di fianco alla Triumph e smanettando tra pistoni e ammortizzatori.
“Non capisco. L'ho appena fatta revisionare, è perfetta. Non vorrei fosse un problema di carburatore” rimbeccò Baldo. Gas guardò i due trafficare a tentoni ed esclamò: “La prossima volta arrabbiatevi ancora perché sono in ritardo. Almeno la mia funziona!”
“Ma per favore! Se si fosse trattato della tua a quest'ora staresti frignando come un bambino! Piuttosto vedi di...” Gas fece imperiosamente cenno di tacere e drizzò le orecchie: “Sentite anche voi questo rumore? Sembra un lamento...” Stettero un po' in ascolto finché udirono distintamente una voce di donna. Il fanale della Guzzi illuminava a stento la strada ma ciò bastò per riuscire a scorgere, poco lontano, la sagoma scura di un'auto con uno sportello spalancato.
“Che si fa?” chiese Gas.
“Io vado a vedere” dichiarò il Melchi, seguito immediatamente dagli altri due.
La macchina era una vecchia Mercedes così trascurata che sembrava impossibile potesse ancora muoversi. La fioca luce all'interno dell'auto illuminava la scena: un uomo chino su una donna a gambe spalancate.
“Cazzo, questa donna sta partorendo!” Esclamò Gas.
La risposta di Baldo non si fece attendere: “E tu dovresti saperne qualcosa, vero?”
L'uomo nella macchina si accorse di loro e si aggrappò con disperazione alla manica del Melchi: “Signore, per favore, signore... la mia molie sta avendo mio figlio. Aiuta me, Signori”
Lo sguardo che i tre si scambiarono aveva un unico significato, ma fu Gas a dare voce alla domanda: “Che si fa?”
Quando la donna lanciò quell'urlo animalesco, quasi per miracolo seppero tutti cosa fare: Melchi corse alla sua moto, aprì le tasche laterali e ne svuotò il contenuto in cerca di acqua, disinfettante e salviettine umidificate; Gas fece altrettanto con le due borse di pelle a frange dell'Harley, mentre Baldo fece scattare la chiusura del bauletto e ne tolse un pacco regalo che cominciò a scartare con veemenza. Si ritrovarono tutti e tre davanti allo sportello spalancato mentre la donna soffiava e urlava nel tentativo di dare alla luce quella creatura così incosciente da scegliere il freddo ciglio di una strada deserta per nascere.
“Sollevale la testa e aiutala a respirare” ordinò Baldo al marito della donna, che stava immobile a guardare la scena. “Muoviti!!” ringhiò, e in quella l'uomo si scosse ed aprì la portiera dall'altro lato, sollevando la donna per le ascelle. Lei sbuffò e gridò ancora, se possibile con più enfasi di prima.
Gas, seduto sul sedile passeggero, prese la mano della donna fra le sue: era gelata. “Respira, respira! Brava, così, forza... ce l'hai quasi fatta”
“Vedo la testa! Oddio, vedo la testa, vedo la testa!” gridò il Melchi.
“Cerca di non svenire come una donnicciola” esclamò Baldo.
“Facile per te che stai lì a fare un cazzo, vero?” rimbeccò il Melchi.
La donna cacciò un ultimo, tremendo urlo e con un istintivo movimento pelvico spinse così forte che il bambino venne praticamente lanciato fuori. Baldo, a sua volta, fu così pronto da prendere il bambino al volo e avvolgerlo in uno splendido maglione di cachemire arancione.
La donna si lasciò andare sul sedile, distrutta; il marito si mise a piangere e a ridere contemporaneamente. Il bambino, come da copione, vagì.
Sembrava la scena di un film balcanico.
Mancava solo una musica tzigana in sottofondo.
Baldo adagiò con tenerezza il bambino sul petto della donna che sollevò la testa e lo ringraziò con lo sguardo.
Gas continuava a tenere la mano della donna fra le sue, cercando di nascondere il lacrimone che gli scivolava silenziosamente sulla guancia.
Il Melchi fu l'unico a rompere la magia di quel momento: “Mi ci vuole una birra”, esclamò, e si diresse verso la moto di Gas.
La notte trovò tutti concordi nel fatto che l'alcool era un ottimo coadiuvante contro il freddo.
“Devo purtroppo confessarti che quel maglione sarebbe dovuto diventare tuo, Melchi” esclamò Baldo dopo aver schioccato la lingua in segno di approvazione.
Melchi guardò Baldo, poi il bambino: “Sai una cosa? A me sembra che a lui doni molto di più”.
Gas riuscì finalmente a lasciare la mano della donna, vuoi anche per il fatto che lei continuava a strattonare per riaverla indietro. Uscì dall'auto e si avvicinò allo straniero: “Senti, se non ti offendi... questi sono per voi”, disse allungandogli un paio di banconote da cento euro. L'uomo chinò la testa più volte, alzando le mani giunte al viso.
“E adesso portala in ospedale, svelto”, consigliò.
I tre uomini, in piedi vicino alle moto, seguirono l'auto con lo sguardo finché non scomparve nel buio. Baldo girò la chiave nel quadro della sua Triumph che miracolosamente si mise in moto.
“Che si fa?” chiese Gas.
“Dillo un'altra volta e ti stendo” rispose il Melchi a muso duro mostrando un pugno, ma si vedeva che stava sorridendo.
Baldo si guardò attorno, poi domandò: “Ma le lucciole non dovrebbero essere animali estivi?”
Il ciglio della strada brulicava di puntini luminosi. Si concentrarono per un attimo in un unico punto, si alzarono verso il cielo e si mossero in blocco in direzione della città.
Sembravano la coda di una stella cometa.
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lunedì 8 dicembre 2008
giovedì 10 luglio 2008
Alla Pimpa non piacciono le caramelle alla menta
La questione era tutta lì, in quella parola: “idiota”.
Il corpo della cassiera se ne stava riverso tra lo scaffale delle guide turistiche e la sezione di libri per bambini. Poco distante dal cadavere, la scaletta di metallo a tre gradini su cui, quasi sicuramente, la vittima era salita per prelevare un volume, là in alto.
La Papua Nuova Guinea?
Chi mai avrebbe voluto comprare una guida sulla Papua Nuova Guinea, edizione Mondadori 2005?
A novembre, peraltro.
“Sono normalissime puntine da disegno, di quelle che usano i bambini per fissare i fogli, ha presente, ispettore?”
“Ho presente sì. Ma come si può essere così macellai da usarle per scriverle quella parola in faccia?”
In mezzo al sangue che aveva ormai coperto tutto il viso, raggrumandosi poi sui capelli lunghi, si stagliavano le capocchie di plastica colorata delle puntine.
“Ha avuto tutto il tempo per scegliere un colore per ogni lettera. Non dev'essere stato facile farle entrare così profondamente qui, sulla fronte”
“Posso solo supporre che sia stato un gesto dettato da una rabbia cieca. La rabbia ti fa fare cose che ritenevi impensabili. La rabbia e la paura”.
Non aveva l'aria di essere un omicidio premeditato. Se non fosse stato per quella parola tatuatale in faccia a suon di puntine, questo avrebbe potuto essere archiviato come “incidente sul lavoro”. Ma quella parola era lì e aveva sicuramente un significato.
“C'è una cosa che non capisco, ispettore... le impronte digitali presenti sulle puntine sono... piccole!”
“Piccole?”
“Sì, signore. Sono impronte di bambino. Credo possa avere intorno agli otto, dieci anni al massimo”
Non era possibile. Cosa aveva potuto scatenare tanta rabbia, in un bambino così piccolo?
“Il referto del coroner indica che la morte è avvenuta stamane tra le 8 e le 9. Prima dell'apertura del centro commerciale, in pratica”.
“La ragazza era sposata? Aveva figli?”
“Il titolare dice che viveva da sola con un figlio piccolo avuto da una relazione finita male. Non sa dirci nulla di più”
“Il bambino dov'è, adesso?”
“Non lo sappiamo. Tutte le mattine, prima di aprire il negozio, la donna era solita portare il figlio a scuola. Abbiamo controllato, però oggi c'è un'assemblea d'istituto, quindi il bambino non si trova”.
“Altri parenti?”
“Nessuno. Si era trasferita qui circa un anno e mezzo fa. Da sola”.
Non doveva aver avuto una vita molto facile. Un figlio piccolo da mantenere, ore ed ore di lavoro per guadagnare di che vivere degnamente, fare in modo che al figlio non mancasse niente. Di quante cose si era dovuta privare, quella ragazza?
“Ispettore? Venga, per favore...”
La faccia del bambino che attendeva sull'entrata era seria, ma non presentava segni di pianto. Più che altro, il bambino era arrabbiato. Teneva stretto a sé un pelouche raffigurante un cagnone bianco a pois arancioni. Le dita del bambino, strette nervosamente attorno al gioco, erano sporche di sangue. Trovarsi faccia a faccia con un assassino così piccolo dava le vertigini.
“Non è vero che alla Pimpa non piace la menta. E' solo una scusa per non comprarci le caramelle”.
Non riesco a rispondere. Non trovo nemmeno la forza di allungare una mano, di accarezzare quel visetto arrabbiato dietro cui si cela un cervello così ingenuamente diabolico. Quanto sta diventando precocemente marcio, questo mondo? Non trovo nessuna giustificazione plausibile, non riesco a capacitarmi di tutto questo.
“Chiami i servizi sociali, Bartoli”.
Giro le spalle, sperando che nessuno si accorga dei miei occhi lucidi.
(scritto per il concorso Pre-testi)
Il corpo della cassiera se ne stava riverso tra lo scaffale delle guide turistiche e la sezione di libri per bambini. Poco distante dal cadavere, la scaletta di metallo a tre gradini su cui, quasi sicuramente, la vittima era salita per prelevare un volume, là in alto.
La Papua Nuova Guinea?
Chi mai avrebbe voluto comprare una guida sulla Papua Nuova Guinea, edizione Mondadori 2005?
A novembre, peraltro.
“Sono normalissime puntine da disegno, di quelle che usano i bambini per fissare i fogli, ha presente, ispettore?”
“Ho presente sì. Ma come si può essere così macellai da usarle per scriverle quella parola in faccia?”
In mezzo al sangue che aveva ormai coperto tutto il viso, raggrumandosi poi sui capelli lunghi, si stagliavano le capocchie di plastica colorata delle puntine.
“Ha avuto tutto il tempo per scegliere un colore per ogni lettera. Non dev'essere stato facile farle entrare così profondamente qui, sulla fronte”
“Posso solo supporre che sia stato un gesto dettato da una rabbia cieca. La rabbia ti fa fare cose che ritenevi impensabili. La rabbia e la paura”.
Non aveva l'aria di essere un omicidio premeditato. Se non fosse stato per quella parola tatuatale in faccia a suon di puntine, questo avrebbe potuto essere archiviato come “incidente sul lavoro”. Ma quella parola era lì e aveva sicuramente un significato.
“C'è una cosa che non capisco, ispettore... le impronte digitali presenti sulle puntine sono... piccole!”
“Piccole?”
“Sì, signore. Sono impronte di bambino. Credo possa avere intorno agli otto, dieci anni al massimo”
Non era possibile. Cosa aveva potuto scatenare tanta rabbia, in un bambino così piccolo?
“Il referto del coroner indica che la morte è avvenuta stamane tra le 8 e le 9. Prima dell'apertura del centro commerciale, in pratica”.
“La ragazza era sposata? Aveva figli?”
“Il titolare dice che viveva da sola con un figlio piccolo avuto da una relazione finita male. Non sa dirci nulla di più”
“Il bambino dov'è, adesso?”
“Non lo sappiamo. Tutte le mattine, prima di aprire il negozio, la donna era solita portare il figlio a scuola. Abbiamo controllato, però oggi c'è un'assemblea d'istituto, quindi il bambino non si trova”.
“Altri parenti?”
“Nessuno. Si era trasferita qui circa un anno e mezzo fa. Da sola”.
Non doveva aver avuto una vita molto facile. Un figlio piccolo da mantenere, ore ed ore di lavoro per guadagnare di che vivere degnamente, fare in modo che al figlio non mancasse niente. Di quante cose si era dovuta privare, quella ragazza?
“Ispettore? Venga, per favore...”
La faccia del bambino che attendeva sull'entrata era seria, ma non presentava segni di pianto. Più che altro, il bambino era arrabbiato. Teneva stretto a sé un pelouche raffigurante un cagnone bianco a pois arancioni. Le dita del bambino, strette nervosamente attorno al gioco, erano sporche di sangue. Trovarsi faccia a faccia con un assassino così piccolo dava le vertigini.
“Non è vero che alla Pimpa non piace la menta. E' solo una scusa per non comprarci le caramelle”.
Non riesco a rispondere. Non trovo nemmeno la forza di allungare una mano, di accarezzare quel visetto arrabbiato dietro cui si cela un cervello così ingenuamente diabolico. Quanto sta diventando precocemente marcio, questo mondo? Non trovo nessuna giustificazione plausibile, non riesco a capacitarmi di tutto questo.
“Chiami i servizi sociali, Bartoli”.
Giro le spalle, sperando che nessuno si accorga dei miei occhi lucidi.
(scritto per il concorso Pre-testi)
venerdì 4 luglio 2008
Domanda
Martedì di un mese imprecisato
Oggi mi sono cadute le impronte digitali. Le ho trovate sparpagliate un po' ai piedi del letto e un po' tra le lenzuola. Solo... ne manca una. Quella dell'anulare sinistro. Dev'esserci qualcosa di significativo, in questo. Che l'abbia mangiata durante la notte? Eppure non sento nessuno strano sapore in bocca. Le impronte dovrebbero avere un sapore molto particolare, che so? Di francobollo, per esempio. La parte stampata, però, non quella con la colla.
Il giorno dopo martedì, stesso mese
Dopo la perdita di tutta la peluria, i pori si sono chiusi. Adesso sono liscio, senza imperfezioni. Ovunque io passi la mano sento solamente questa superficie morbida e vellutata. Spariti anche i nei e le piccole cicatrici che mi ero fatto in tutti questi anni. Oddio, e se poi sudo?
Giovedì o venerdì o sabato o domenica
L'infermiere non mi ha visto. E' entrato, ha appoggiato le pastiglie sul comodino, assieme al bicchiere pieno d'acqua ed è uscito. Naturale, mi sono mimetizzato con la parete! Adesso ho capito come ci si sente nella parte del camaleonte: la parete è bianca, io sono bianco. Avevo gli occhi azzurri, una volta. Il bianco gli dona uno strano bagliore, adesso. Beh, in effetti posso solo immaginarlo perché non ho specchi, qui, ma se ce ne fosse uno riuscirei a mimetizzarmi anche in quello.
Un giorno
Lo sapevo, prima o poi doveva succedere. Non ho più né pene né palle. Stanotte sono andato a far pipì e stamattina non li avevo più. Li ho cercati dappertutto ma non li trovo! Accidenti a me e a quando ho deciso di mimetizzarmi. Qui è tutto bianco: pareti, letto, comodino, armadietto, asciugamani, sanitari! Il bianco è alienante. C'è da impazzire!
Oggi
Che fatica scrivere con la bocca. O con quello che ne rimane. Ho perso le mani, i piedi, gli avambracci e le gambe, fino alle ginocchia. Sono scomparse le palpebre, le orecchie e il naso. Fortunatamente in queste condizioni non ho bisogno di respirare, altrimenti sarei già morto. Credo di non avere nemmeno più gli organi interni. Prima, nel silenzio totale, ho sentito che non ho più il battito cardiaco. Poco male, si vede che non era importante. Ma le labbra... perché quelle restano?
...
Ma quando si è morti, si continua a pensare?
Oggi mi sono cadute le impronte digitali. Le ho trovate sparpagliate un po' ai piedi del letto e un po' tra le lenzuola. Solo... ne manca una. Quella dell'anulare sinistro. Dev'esserci qualcosa di significativo, in questo. Che l'abbia mangiata durante la notte? Eppure non sento nessuno strano sapore in bocca. Le impronte dovrebbero avere un sapore molto particolare, che so? Di francobollo, per esempio. La parte stampata, però, non quella con la colla.
Il giorno dopo martedì, stesso mese
Dopo la perdita di tutta la peluria, i pori si sono chiusi. Adesso sono liscio, senza imperfezioni. Ovunque io passi la mano sento solamente questa superficie morbida e vellutata. Spariti anche i nei e le piccole cicatrici che mi ero fatto in tutti questi anni. Oddio, e se poi sudo?
Giovedì o venerdì o sabato o domenica
L'infermiere non mi ha visto. E' entrato, ha appoggiato le pastiglie sul comodino, assieme al bicchiere pieno d'acqua ed è uscito. Naturale, mi sono mimetizzato con la parete! Adesso ho capito come ci si sente nella parte del camaleonte: la parete è bianca, io sono bianco. Avevo gli occhi azzurri, una volta. Il bianco gli dona uno strano bagliore, adesso. Beh, in effetti posso solo immaginarlo perché non ho specchi, qui, ma se ce ne fosse uno riuscirei a mimetizzarmi anche in quello.
Un giorno
Lo sapevo, prima o poi doveva succedere. Non ho più né pene né palle. Stanotte sono andato a far pipì e stamattina non li avevo più. Li ho cercati dappertutto ma non li trovo! Accidenti a me e a quando ho deciso di mimetizzarmi. Qui è tutto bianco: pareti, letto, comodino, armadietto, asciugamani, sanitari! Il bianco è alienante. C'è da impazzire!
Oggi
Che fatica scrivere con la bocca. O con quello che ne rimane. Ho perso le mani, i piedi, gli avambracci e le gambe, fino alle ginocchia. Sono scomparse le palpebre, le orecchie e il naso. Fortunatamente in queste condizioni non ho bisogno di respirare, altrimenti sarei già morto. Credo di non avere nemmeno più gli organi interni. Prima, nel silenzio totale, ho sentito che non ho più il battito cardiaco. Poco male, si vede che non era importante. Ma le labbra... perché quelle restano?
...
Ma quando si è morti, si continua a pensare?
martedì 20 maggio 2008
C'era una volta...
... un uomo che non sapeva niente e di niente.
Non aveva sapore, non aveva sentore, non aveva profumo, non sapeva di non averne e via discorrendo.
Non aveva nemmeno mai imparato a leggere perché nessuno gliel'aveva insegnato o anche solo comunicato, quindi, quando si trovò al bivio, non lesse i cartelli e non seppe che strada prendere. Però, conscio di non sapere, prese una strada a caso, che tanto sarebbe andata bene come quell'altra e nel caso in cui avesse sbagliato, sarebbe tornato indietro ed avrebbe preso quell'altra.
Ma lui questo non lo sapeva.
Camminò molto per una strada che non sapeva come si chiamasse e gli vennero sete e fame. Non sapendo leggere, non capì cosa c'era scritto sull'insegna della Trattoria da Mario e quindi proseguì.
Camminò molto e gli venne sonno, ma non sapendo leggere non capì cosa c'era scritto sull'insegna "Hotel de Charme" e proseguì dritto per la sua strada.
Camminò ancora e ancora, tanto che gli si bucarono le suole delle scarpe e non sapendo leggere non capì cosa c'era scritto sull'insegna del ciabattino.
Continuò a camminare finché arrivò ad un incrocio. Non sapeva leggere, però vedeva i colori. Non sapeva dargli un nome, però gli piaceva il colore del fuoco, quindi quando vide il semaforo rosso gli corse incontro e un tir lo stirò.
Così fu che morì.
Ma lui non lo sapeva, quindi non se ne accorse.
Non aveva sapore, non aveva sentore, non aveva profumo, non sapeva di non averne e via discorrendo.
Non aveva nemmeno mai imparato a leggere perché nessuno gliel'aveva insegnato o anche solo comunicato, quindi, quando si trovò al bivio, non lesse i cartelli e non seppe che strada prendere. Però, conscio di non sapere, prese una strada a caso, che tanto sarebbe andata bene come quell'altra e nel caso in cui avesse sbagliato, sarebbe tornato indietro ed avrebbe preso quell'altra.
Ma lui questo non lo sapeva.
Camminò molto per una strada che non sapeva come si chiamasse e gli vennero sete e fame. Non sapendo leggere, non capì cosa c'era scritto sull'insegna della Trattoria da Mario e quindi proseguì.
Camminò molto e gli venne sonno, ma non sapendo leggere non capì cosa c'era scritto sull'insegna "Hotel de Charme" e proseguì dritto per la sua strada.
Camminò ancora e ancora, tanto che gli si bucarono le suole delle scarpe e non sapendo leggere non capì cosa c'era scritto sull'insegna del ciabattino.
Continuò a camminare finché arrivò ad un incrocio. Non sapeva leggere, però vedeva i colori. Non sapeva dargli un nome, però gli piaceva il colore del fuoco, quindi quando vide il semaforo rosso gli corse incontro e un tir lo stirò.
Così fu che morì.
Ma lui non lo sapeva, quindi non se ne accorse.
mercoledì 16 gennaio 2008
Profilo personale
"Gentile staff di Netlog, vorrei avere l'onore di iscrivermi al vostro sito per poter diffondere il Verbo nel web, visto che all'Università La Sapienza non me lo fanno fare.
Devo dire che sono rimasto molto amareggiato e anche un pochino incarognito quando ho saputo che non mi volevano, poi ho fatto spallucce e mi sono rimesso a giocare a Tetris sul PC che ho nel mio ufficio alla Santa Sede.
In fondo cosa chiedo? Solo di poter chiacchierare un po' con i giovani. Quando si diventa anziani si ha piacere a stare in mezzo ai giovani, perché i giovani sono il nostro futuro e mi avrebbe fatto piacere parlargli di quando ero giovane e vivevo in germania...
Che poi, io sono stato invitato, mica è stata una mia iniziativa!
Cioè, ho già un bel po' di cose a cui pensare: fai inamidare il mitra, abbina gli accessori giusti alla veste da cerimonia più appropriata, verifica che il servo abbia lucidato a puntino le scarpe di vernice, impara a memoria i testi scritti dal copyright dell'agenzia di pubblicità di fiducia, trova qualche povero sfigato da fare santo...
Insomma, io proprio non capisco cosa possa essere successo. Sui giornali si parla della mia esternazione riguardo Galileo e il suo processo. Gli studiosi de La Sapienza si sono incazz... ehm, inalberati perché ho dichiarato che il processo "è stata cosa buona e giusta", ma è forse colpa mia se Galileo è un pirla? Poteva darci ragione e sarebbe finita lì. Invece no, lui giù con le accuse, giù con le prove, giù con gli studi... ma cosa crede, di essere il più intelligente di tutti?
Non lo sa che tra uno scienziato e un religioso vince il religioso perché siamo più esperti in torture, inquisizioni, trame losche, sotterfugi, inquinamento prove e via discorrendo?
Quindi non mi resta altro da fare, vista l'impossibilità di esprimermi diversamente, che crearmi una bella paginetta profilo sul vostro sito. Credete sia possibile?
Joseph Ratzinger"
Invio.
Spiacente, non hai accesso al sito Netlog perché Netlog ti ha messo in lista nera.
Devo dire che sono rimasto molto amareggiato e anche un pochino incarognito quando ho saputo che non mi volevano, poi ho fatto spallucce e mi sono rimesso a giocare a Tetris sul PC che ho nel mio ufficio alla Santa Sede.
In fondo cosa chiedo? Solo di poter chiacchierare un po' con i giovani. Quando si diventa anziani si ha piacere a stare in mezzo ai giovani, perché i giovani sono il nostro futuro e mi avrebbe fatto piacere parlargli di quando ero giovane e vivevo in germania...
Che poi, io sono stato invitato, mica è stata una mia iniziativa!
Cioè, ho già un bel po' di cose a cui pensare: fai inamidare il mitra, abbina gli accessori giusti alla veste da cerimonia più appropriata, verifica che il servo abbia lucidato a puntino le scarpe di vernice, impara a memoria i testi scritti dal copyright dell'agenzia di pubblicità di fiducia, trova qualche povero sfigato da fare santo...
Insomma, io proprio non capisco cosa possa essere successo. Sui giornali si parla della mia esternazione riguardo Galileo e il suo processo. Gli studiosi de La Sapienza si sono incazz... ehm, inalberati perché ho dichiarato che il processo "è stata cosa buona e giusta", ma è forse colpa mia se Galileo è un pirla? Poteva darci ragione e sarebbe finita lì. Invece no, lui giù con le accuse, giù con le prove, giù con gli studi... ma cosa crede, di essere il più intelligente di tutti?
Non lo sa che tra uno scienziato e un religioso vince il religioso perché siamo più esperti in torture, inquisizioni, trame losche, sotterfugi, inquinamento prove e via discorrendo?
Quindi non mi resta altro da fare, vista l'impossibilità di esprimermi diversamente, che crearmi una bella paginetta profilo sul vostro sito. Credete sia possibile?
Joseph Ratzinger"
Invio.
Spiacente, non hai accesso al sito Netlog perché Netlog ti ha messo in lista nera.
mercoledì 9 gennaio 2008
Servizio "Regali ad hoc"
Telespettatori, amici, inconcludenti e claudicanti, benvenuti a questa nuova puntata di “Se non c’eri bisognava inventarti”
Parte, da oggi - e precisamente tra dieci ... nove ... otto ... sette ... sei ... cinque ... quattro ... tre ... due ... uno ... ORA! - il nuovo servizio che vi aiuta a trovare il regalo giusto da fare alla persona giusta al momento giusto.
Un regalo Giusto è estremamente difficile da trovare ma è altrettanto difficile farlo indovinando i gusti e i desideri della persona a cui volete donarlo.
Qui di seguito pubblichiamo alcune testimonianze di persone che si sono rivolte al nostro centralino e a cui la nostra equipe di esperti ha sbrogliato matasse ingarbugliate e intricate.
Il servizio è attivo 23 ore su 24 perché in quell’ora il nostro team gradirebbe almeno trombare senza essere disturbato. Quindi scriveteci le vostre esigenze e noi troveremo il regalo più adatto alla persona che amate!
Cosimo Annichiarico - Barcellona (ME)
“Gentile Signor Equipe, c’ho la moglie che mi spacca la minchia perché mi scordo sempre il nostro anniversario. Siccome anche mò che siamo sposati da 25 anni ancora non me lo tengo in capo, potrebbe suggerirmicisivi un regalo da tenere a portata di mano da estrapolare quando lei comincia le invettive accusando la mia persona di avermelo di nuovo dimenticato?
Arringrazio e saluto assai”
Gentile Signor Cosimo,
non sono il signor Equipe bensì faccio parte di un’equipe di professionisti che nulla hanno a che vedere, però, con l’Equipe 84 e Maurizio Vandelli. Ma veniamo al suo annoso problema: il regalo più adatto per sua moglie è un calendario di dodici mesi in cui, per ogni mese ed ogni giorno del mese, esista solamente la data del vostro matrimonio. Certo, in questo modo potreste rischiare di perdervi un sacco di altre ricorrenze come il compleanno di vostro figlio, Natale, l’anniversario della morte del maialino domestico, Pasqua e via discorrendo, ma vuol mettere il piacere di veder scorrere sincere lacrime di gioia dagli occhi di sua moglie e quello di averglielo finalmente messo nel culo?
Auguri!
Genuflessa Hilton - Roncofreddo (FC)
“Gentile Signor Equipe,
il mio fidanzato è cuspide Bilancia - Scorpione e nel suo tema natale Giove è retrogrado rispetto l’ottava casa e in opposizione a Lilith, senza contare che Venere e Saturno fanno a cazzotti in trigono rispetto a Mercurio che, invece, è neutro. Con un cielo così complicato cosa mi consiglia di regalargli, al suo compleanno?
Grazie, GH”
Gentile Genuflessa,
come già detto prima, io non sono il signor Equipe ma faccio parte di un’Equipe. Ora, per passare alla sua richiesta, credo che potrebbe regalare all suo fidanzato un simpatico puzzle tridimensionale a forma di Planetario, in scala 1:1 dentro il quale, poi, rinchiudervi e cercare di cambiare da soli, senza l’ausilio di un astrologo, il tema natale della sua dolce metà. In alternativa potrebbe regalargli un arricciacapelli in bachelite rosa e fucsia che ben si addice a tutte le cuspidi Bilancia - Scorpione.
Auguri!
Norina Cicerchia - Arenzano (GE)
“Buongiorno sor Equipe,
la mia orchidea selvaggia a breve compirà un anno e mi piacerebbe fargli un regalo. Tenga conto che è bianca con striature violette e che, di norma, getta solo 5 fiori l’anno. Inoltre, essendo io genovese, quindi assai parsimoniosa, gradirei avere un consiglio su come produrre da sola il regalo che mi consiglierà.
Resto in trepidante attesa e la saluto con parsimoniosa gratitudine”
Gentile signora Norina,
posso chiederle cosa vi fumate tutti quanti? Non sono il signor Equipe, non esiste nessun signore Equipe, l’Equipe di CUI FACCIO PARTE è solamente un gruppo di persone che, assieme, trovano l’idea giusta per il regalo giusto al momento giusto. Ma veniamo alla sua orchidea selvaggia che niente ha a che vedere con Mickey Rourke, giusto? Mi chiede un regalo fai da te: beh, cosa c’è di meglio di un bel mastello di concime naturale? Naturalmente dovrà cominciare da adesso per riuscire a mettere da parte il composto concimatorio. A questo proposito le consiglio di tenere, di fianco al cesso di casa sua, un bel mastello in acciaio temperato in cui provvederà a versare le sue deiezioni quotidiane. Se lei non è parsimoniosa almeno nella merda, vedrà che in una settimana circa avrà un fragrante concime pronto per essere depositato nel vaso della sua beniamina. Perché se è vero che “dai diamanti non nasce nulla ma dalla merda nascono i fior” è quasi probabile che la sua orchidea selvaggia produrrà più fiori e quasi sicuramente di colori diversi. Sempre che non muoia prima.
Felicitazioni!
Equipe Rossi - Milano
“Gentile Signor Equipe,
non sa che sollievo scoprire che esiste qualcun altro col mio stesso nome! Per anni ho maledetto i miei genitori per la loro scelta infausta ma da quando ho scoperto che anche lei ha avuto la stessa disgrazia mi sento meno solo! A questo proposito sono a chiederle un regalo da fare ai miei genitori inquantoché entrambi compiono gli anni lo stesso giorno, ovvero il 29 febbraio. Considerato che compiono gli anni una volta ogni quattro anni, sono ancora molto giovani, tant’è vero che ogni volta devo litigare con loro per il motorino e ogni volta mi fregano sfidandomi a Trivial Pursuit dove, immancabilmente, perdo. Mi può consigliare un regalo che vada bene a due persone così speciali?
Eternamente grato, Equipe
Gentile Signor Equipe,
mi si spezza il cuore a dirle ciò che sto per dirle, perché la sua lettera è così dolce e accorata che non vorrei disilluderla, ma mi tocca farlo...
CAZZO, NON MI CHIAMO EQUIPE, SE MI CHIAMASSI EQUIPE PROBABILMENTE MI SAREI GIA' SUICIDATO MA NON PRIMA DI AVER FATTO INGOIARE TUTTE LE DOMANDE DEL TRIVIAL AI MIEI IGENITORI E SOLO DOPO AVER FATTO SALTARE IL LORO MOTORINO! CRISTO, E' COSI' DIFFICILE DA CAPIRE???
Ma torniamo al regalo per i suoi genitori, che lei definisce speciali... Intanto, oltre a dirle che babbo Natale non esiste e che Andreotti è un alieno, devo purtroppo anche dirle che i suoi genitori non compiono gli anni ogni 4 anni bensì ogni anno, come chiunque altro! Il fatto che lei li veda giovani e non incartapecoriti come pretende di farmi credere è una sua pura, mera illusione. Sono vecchi e tra poco moriranno, se ne faccia una ragione!
Quindi, alla luce di questi nuovi elementi, è ancora dell'idea di regalare qualcosa a quelle due cariatidi? Perfetto, come vuole. Allora le consiglio di fargli una sorpresa esagerata permutando il loro motorino con un fuoribordo di 15 metri pluriaccessoriato che terrà ancorato vitanaturaldurante, a loro spese, presso il Marina Yacht di Montecarlo. Adesso vediamo se la buggerano ancora con la storia del Trivial Pursuit.
Bonne vie!
Parte, da oggi - e precisamente tra dieci ... nove ... otto ... sette ... sei ... cinque ... quattro ... tre ... due ... uno ... ORA! - il nuovo servizio che vi aiuta a trovare il regalo giusto da fare alla persona giusta al momento giusto.
Un regalo Giusto è estremamente difficile da trovare ma è altrettanto difficile farlo indovinando i gusti e i desideri della persona a cui volete donarlo.
Qui di seguito pubblichiamo alcune testimonianze di persone che si sono rivolte al nostro centralino e a cui la nostra equipe di esperti ha sbrogliato matasse ingarbugliate e intricate.
Il servizio è attivo 23 ore su 24 perché in quell’ora il nostro team gradirebbe almeno trombare senza essere disturbato. Quindi scriveteci le vostre esigenze e noi troveremo il regalo più adatto alla persona che amate!
Cosimo Annichiarico - Barcellona (ME)
“Gentile Signor Equipe, c’ho la moglie che mi spacca la minchia perché mi scordo sempre il nostro anniversario. Siccome anche mò che siamo sposati da 25 anni ancora non me lo tengo in capo, potrebbe suggerirmicisivi un regalo da tenere a portata di mano da estrapolare quando lei comincia le invettive accusando la mia persona di avermelo di nuovo dimenticato?
Arringrazio e saluto assai”
Gentile Signor Cosimo,
non sono il signor Equipe bensì faccio parte di un’equipe di professionisti che nulla hanno a che vedere, però, con l’Equipe 84 e Maurizio Vandelli. Ma veniamo al suo annoso problema: il regalo più adatto per sua moglie è un calendario di dodici mesi in cui, per ogni mese ed ogni giorno del mese, esista solamente la data del vostro matrimonio. Certo, in questo modo potreste rischiare di perdervi un sacco di altre ricorrenze come il compleanno di vostro figlio, Natale, l’anniversario della morte del maialino domestico, Pasqua e via discorrendo, ma vuol mettere il piacere di veder scorrere sincere lacrime di gioia dagli occhi di sua moglie e quello di averglielo finalmente messo nel culo?
Auguri!
Genuflessa Hilton - Roncofreddo (FC)
“Gentile Signor Equipe,
il mio fidanzato è cuspide Bilancia - Scorpione e nel suo tema natale Giove è retrogrado rispetto l’ottava casa e in opposizione a Lilith, senza contare che Venere e Saturno fanno a cazzotti in trigono rispetto a Mercurio che, invece, è neutro. Con un cielo così complicato cosa mi consiglia di regalargli, al suo compleanno?
Grazie, GH”
Gentile Genuflessa,
come già detto prima, io non sono il signor Equipe ma faccio parte di un’Equipe. Ora, per passare alla sua richiesta, credo che potrebbe regalare all suo fidanzato un simpatico puzzle tridimensionale a forma di Planetario, in scala 1:1 dentro il quale, poi, rinchiudervi e cercare di cambiare da soli, senza l’ausilio di un astrologo, il tema natale della sua dolce metà. In alternativa potrebbe regalargli un arricciacapelli in bachelite rosa e fucsia che ben si addice a tutte le cuspidi Bilancia - Scorpione.
Auguri!
Norina Cicerchia - Arenzano (GE)
“Buongiorno sor Equipe,
la mia orchidea selvaggia a breve compirà un anno e mi piacerebbe fargli un regalo. Tenga conto che è bianca con striature violette e che, di norma, getta solo 5 fiori l’anno. Inoltre, essendo io genovese, quindi assai parsimoniosa, gradirei avere un consiglio su come produrre da sola il regalo che mi consiglierà.
Resto in trepidante attesa e la saluto con parsimoniosa gratitudine”
Gentile signora Norina,
posso chiederle cosa vi fumate tutti quanti? Non sono il signor Equipe, non esiste nessun signore Equipe, l’Equipe di CUI FACCIO PARTE è solamente un gruppo di persone che, assieme, trovano l’idea giusta per il regalo giusto al momento giusto. Ma veniamo alla sua orchidea selvaggia che niente ha a che vedere con Mickey Rourke, giusto? Mi chiede un regalo fai da te: beh, cosa c’è di meglio di un bel mastello di concime naturale? Naturalmente dovrà cominciare da adesso per riuscire a mettere da parte il composto concimatorio. A questo proposito le consiglio di tenere, di fianco al cesso di casa sua, un bel mastello in acciaio temperato in cui provvederà a versare le sue deiezioni quotidiane. Se lei non è parsimoniosa almeno nella merda, vedrà che in una settimana circa avrà un fragrante concime pronto per essere depositato nel vaso della sua beniamina. Perché se è vero che “dai diamanti non nasce nulla ma dalla merda nascono i fior” è quasi probabile che la sua orchidea selvaggia produrrà più fiori e quasi sicuramente di colori diversi. Sempre che non muoia prima.
Felicitazioni!
Equipe Rossi - Milano
“Gentile Signor Equipe,
non sa che sollievo scoprire che esiste qualcun altro col mio stesso nome! Per anni ho maledetto i miei genitori per la loro scelta infausta ma da quando ho scoperto che anche lei ha avuto la stessa disgrazia mi sento meno solo! A questo proposito sono a chiederle un regalo da fare ai miei genitori inquantoché entrambi compiono gli anni lo stesso giorno, ovvero il 29 febbraio. Considerato che compiono gli anni una volta ogni quattro anni, sono ancora molto giovani, tant’è vero che ogni volta devo litigare con loro per il motorino e ogni volta mi fregano sfidandomi a Trivial Pursuit dove, immancabilmente, perdo. Mi può consigliare un regalo che vada bene a due persone così speciali?
Eternamente grato, Equipe
Gentile Signor Equipe,
mi si spezza il cuore a dirle ciò che sto per dirle, perché la sua lettera è così dolce e accorata che non vorrei disilluderla, ma mi tocca farlo...
CAZZO, NON MI CHIAMO EQUIPE, SE MI CHIAMASSI EQUIPE PROBABILMENTE MI SAREI GIA' SUICIDATO MA NON PRIMA DI AVER FATTO INGOIARE TUTTE LE DOMANDE DEL TRIVIAL AI MIEI IGENITORI E SOLO DOPO AVER FATTO SALTARE IL LORO MOTORINO! CRISTO, E' COSI' DIFFICILE DA CAPIRE???
Ma torniamo al regalo per i suoi genitori, che lei definisce speciali... Intanto, oltre a dirle che babbo Natale non esiste e che Andreotti è un alieno, devo purtroppo anche dirle che i suoi genitori non compiono gli anni ogni 4 anni bensì ogni anno, come chiunque altro! Il fatto che lei li veda giovani e non incartapecoriti come pretende di farmi credere è una sua pura, mera illusione. Sono vecchi e tra poco moriranno, se ne faccia una ragione!
Quindi, alla luce di questi nuovi elementi, è ancora dell'idea di regalare qualcosa a quelle due cariatidi? Perfetto, come vuole. Allora le consiglio di fargli una sorpresa esagerata permutando il loro motorino con un fuoribordo di 15 metri pluriaccessoriato che terrà ancorato vitanaturaldurante, a loro spese, presso il Marina Yacht di Montecarlo. Adesso vediamo se la buggerano ancora con la storia del Trivial Pursuit.
Bonne vie!
lunedì 17 dicembre 2007
Letterina...
"Cara Befana,
scrivo a te perché sei una donna e sicuramente puoi capirmi. L'anno scorso ho scritto a BabbEo Natale e, pur avendogli dettagliatamente scritto quello che desideravo, ho ricevuto un regalo che poi ho dovuto riciclare. Spero di essere più fortunata con te.
Cara Befana, so che il regalo arriverà in ritardo, però volevo chiederti se quest'anno riusciresti, almeno tu, a portarmi l'uomo della mia vita. Non chiedo molto, mi basta che sia gentile, che mi dia una mano in casa e che ami i bambini. Insomma, non chiedo la luna, no? Puoi aiutarmi?
Grazie, Melissa"
"Cara Melissa,
intanto grazie per la preferenza accordatami, anche se ritengo che aspettare 42 anni prima di ricordarsi che esisto mi sembra un lasso di tempo un po' lunghetto, ma farò finta che non m'importi, anche se in realtà mi ribolle il sangue dall'ira.
Credo di avere l'uomo che fa per te: si chiama Piero, ha sessantadue anni e vive a Reggio Calabria. Te lo incarto o te lo mando così com'è?
Ciao, Befana"
"Cara Befana, credo tu mi abbia preso un po' troppo alla lettera. Va bene che sia gentile, disponibile e ami i bimbi, ma anche che non sia così anziano e abiti un po' più vicino a me. Io sono Melissa di Concorezzo, ricordi?
Grazie ancora, Melissa"
"Cara Melissa,
hai fatto bene a specificare, credevo tu fossi la Melissa di Torre Sabaudia, la vedova con 8 figli. Credo di dover optare, allora, per Cesare, 48 anni, benzinaio. So che ama molto i bambini perché ne ha avuti due dalla moglie precedente.
Tua Befana"
"Cara Befana,
io ti ringrazio, ma preferibilmente lo vorrei non ancora divorziato e nemmeno padre. So che ti sto chiedendo molto ma so che mi capirai.
Melissa"
"Cara Melissa,
in riferimento alla tua prima lettera mi sembrava di aver capito che lo volessi gentile, disponibile e amante dei bambini. Ora si scopre che lo vuoi dietro casa, ancora celibe, senza figli e giovane. Comunque... ho scartabellato nello schedario ed è venuto fuori Paolo: 44 anni, nubile, di Lesmo, becchino al cimitero di Monza. Gran lavoratore, guadagna molto per via degli straordinari che fa spesso nei finesettimana.
Come te lo mando?
Befana"
"Cara Befana,
non so come dirtelo: è perfetto. Ma non si potrebbe averlo con un impiego un po' più normale?
Melissa"
"Cara Melissa,
già il fatto che tu abbia smesso di ringraziarmi mi sta un po' sulle balle e tralasciamo anche il fatto che sto perdendo un sacco di tempo a rispondere alle tue letterine, considerato che non sei l'unica Melissa sul globo terracqueo. Comunque, dopo ulteriori ricerche ho scovato Marcello: dirigente d'azienda, single, sportivo, si dedica al volontariato in un gattile alle porte di Nova Milanese, ama i bambini e aiuta le vecchiette ad attraversare la strada.
Befy"
"Cara Befana,
Marcello sarebbe perfetto se non fosse che sono allergica ai gatti e odio le vecchiette fin da quando mia nonna mi obbligava a mangiare la peperonata fredda a merenda, quando andavo a trovarla. Dai, fai un ultimissimo sforzo, so che una donna piena di risorse come te non mi deluderà
Mely"
"Cara Mely,
comincio un attimino a spazientirmi, ma siccome sono CERTA che con quest'ultimo esemplare riuscirò ad esaudire il tuo desiderio, rispondo anche a quest'altra tua.
45 anni, celibe, villa monofamiliare con piscina, nessun animale, nè domestico nè selvaggio. Adora i bambini e ne vuole almeno tre. Sa riparare qualsiasi cosa, è attivo, sportivo, ama viaggiare, ottima posizione economica. Si chiama Terenzio ed abita a Concorezzo.
B."
"Terenzio?
Ma che razza di nome è Terenzio? Ma uno con un nome più normale non lo si trova? E poi, scusa, la villa chi la deve pulire, io? Per non parlare dei figli: è già abbastanza uno, figuriamoci tre!
M."
"Cara Melissa,
hai ragione, forse non sono stata così precisa nelle mie ricerche, ma sono sicura di aver trovato l'uomo che fa per te: si chiama MACHEMMINCHIAVUOI?, abita su Alpha Centauri e guida le astronavi modello EMMO'HAIROTTOERCAZZO. Viaggia molto per lavoro, tra Marte e Plutone perché commercia in MAVVAFFANCULO galattici che vanno che è una meraviglia.Non stare a venire a prenderlo tu, TE CE MANNO IO E CON GRANDE GUSTO.
Tua BeFAMOLAFINITASTAVOLTA"
"Cara Befana,
credo che il Minipimer sia ok.
Grazie, Melissa.
Quella di Concorezzo"
scrivo a te perché sei una donna e sicuramente puoi capirmi. L'anno scorso ho scritto a BabbEo Natale e, pur avendogli dettagliatamente scritto quello che desideravo, ho ricevuto un regalo che poi ho dovuto riciclare. Spero di essere più fortunata con te.
Cara Befana, so che il regalo arriverà in ritardo, però volevo chiederti se quest'anno riusciresti, almeno tu, a portarmi l'uomo della mia vita. Non chiedo molto, mi basta che sia gentile, che mi dia una mano in casa e che ami i bambini. Insomma, non chiedo la luna, no? Puoi aiutarmi?
Grazie, Melissa"
"Cara Melissa,
intanto grazie per la preferenza accordatami, anche se ritengo che aspettare 42 anni prima di ricordarsi che esisto mi sembra un lasso di tempo un po' lunghetto, ma farò finta che non m'importi, anche se in realtà mi ribolle il sangue dall'ira.
Credo di avere l'uomo che fa per te: si chiama Piero, ha sessantadue anni e vive a Reggio Calabria. Te lo incarto o te lo mando così com'è?
Ciao, Befana"
"Cara Befana, credo tu mi abbia preso un po' troppo alla lettera. Va bene che sia gentile, disponibile e ami i bimbi, ma anche che non sia così anziano e abiti un po' più vicino a me. Io sono Melissa di Concorezzo, ricordi?
Grazie ancora, Melissa"
"Cara Melissa,
hai fatto bene a specificare, credevo tu fossi la Melissa di Torre Sabaudia, la vedova con 8 figli. Credo di dover optare, allora, per Cesare, 48 anni, benzinaio. So che ama molto i bambini perché ne ha avuti due dalla moglie precedente.
Tua Befana"
"Cara Befana,
io ti ringrazio, ma preferibilmente lo vorrei non ancora divorziato e nemmeno padre. So che ti sto chiedendo molto ma so che mi capirai.
Melissa"
"Cara Melissa,
in riferimento alla tua prima lettera mi sembrava di aver capito che lo volessi gentile, disponibile e amante dei bambini. Ora si scopre che lo vuoi dietro casa, ancora celibe, senza figli e giovane. Comunque... ho scartabellato nello schedario ed è venuto fuori Paolo: 44 anni, nubile, di Lesmo, becchino al cimitero di Monza. Gran lavoratore, guadagna molto per via degli straordinari che fa spesso nei finesettimana.
Come te lo mando?
Befana"
"Cara Befana,
non so come dirtelo: è perfetto. Ma non si potrebbe averlo con un impiego un po' più normale?
Melissa"
"Cara Melissa,
già il fatto che tu abbia smesso di ringraziarmi mi sta un po' sulle balle e tralasciamo anche il fatto che sto perdendo un sacco di tempo a rispondere alle tue letterine, considerato che non sei l'unica Melissa sul globo terracqueo. Comunque, dopo ulteriori ricerche ho scovato Marcello: dirigente d'azienda, single, sportivo, si dedica al volontariato in un gattile alle porte di Nova Milanese, ama i bambini e aiuta le vecchiette ad attraversare la strada.
Befy"
"Cara Befana,
Marcello sarebbe perfetto se non fosse che sono allergica ai gatti e odio le vecchiette fin da quando mia nonna mi obbligava a mangiare la peperonata fredda a merenda, quando andavo a trovarla. Dai, fai un ultimissimo sforzo, so che una donna piena di risorse come te non mi deluderà
Mely"
"Cara Mely,
comincio un attimino a spazientirmi, ma siccome sono CERTA che con quest'ultimo esemplare riuscirò ad esaudire il tuo desiderio, rispondo anche a quest'altra tua.
45 anni, celibe, villa monofamiliare con piscina, nessun animale, nè domestico nè selvaggio. Adora i bambini e ne vuole almeno tre. Sa riparare qualsiasi cosa, è attivo, sportivo, ama viaggiare, ottima posizione economica. Si chiama Terenzio ed abita a Concorezzo.
B."
"Terenzio?
Ma che razza di nome è Terenzio? Ma uno con un nome più normale non lo si trova? E poi, scusa, la villa chi la deve pulire, io? Per non parlare dei figli: è già abbastanza uno, figuriamoci tre!
M."
"Cara Melissa,
hai ragione, forse non sono stata così precisa nelle mie ricerche, ma sono sicura di aver trovato l'uomo che fa per te: si chiama MACHEMMINCHIAVUOI?, abita su Alpha Centauri e guida le astronavi modello EMMO'HAIROTTOERCAZZO. Viaggia molto per lavoro, tra Marte e Plutone perché commercia in MAVVAFFANCULO galattici che vanno che è una meraviglia.Non stare a venire a prenderlo tu, TE CE MANNO IO E CON GRANDE GUSTO.
Tua BeFAMOLAFINITASTAVOLTA"
"Cara Befana,
credo che il Minipimer sia ok.
Grazie, Melissa.
Quella di Concorezzo"
mercoledì 12 dicembre 2007
Confessioni
"Padre, mi perdoni perché ho molto peccato"
"Dimmi, fratello, cosa ti angustia"
"Ecco, non saprei"
"In che senso?"
"Nel senso... che ci faccio qui? E lei chi è?"
"Come chi sono io? Questa è una chiesa, tu sei inginocchiato al mio cospetto nel mio confessionale e io sono il prete che ti libererà dai tuoi peccati"
"Quali peccati?"
"Come quali peccati? Non hai forse appena detto, fratello, che hai molto peccato?"
"Ah, ma quella è la formula. Io non devo confessare nulla"
"Come sarebbe? Vuoi forse dirmi che sei esente da peccato?"
"Esente da peccato nessuno lo è, ma dipende cosa s'intende per peccato"
"Beh, i peccati sono molti e diversi..."
"Per esempio?"
"Per esempio c'è la superbia, che è quella che stai dimostrando tu ora nel dire di non aver commesso peccati"
"Ah, sì, la superbia. E' anche forse quel tipo di peccato che ti fa credere di essere così superiore da poter condonare i peccati altrui e benedirli?"
"Beh, no, ecco... se ti riferisci a noi preti posso dirti che non è superbia, la nostra, ma che noi siamo stati prescelti da Dio per..."
"Prescelti da chi? Da Dio? A me sembra che nelle chiese ci siano solo uomini. Non vedo nessun Dio"
"Figliolo, non essere irriverente. Dio lo vedi laggiù, è quel giovane appeso alla croce, colui che è morto per redimere tutti i nostri peccati"
"Padre, io su quella croce vedo solo un uomo come lei e me. Tra l'altro, più carino di lei e me, se vogliamo"
"Ma quell'uomo era figlio di Dio"
"E noi no?"
"Certo che anche noi lo siamo"
"Allora, mi scusi, perché lei dev'essere investito di questi poteri mentre io invece no?"
"Ma perché io, figliolo, ho studiato anni per divenire ciò che sono"
"Scusi, quindi lei cosa sarebbe?"
"Ma un prete, figliolo!"
"Quindi non è un uomo?"
"Certo che lo sono, ma sono anche..."
"E non ha gli stessi bisogni di qualsiasi essere umano?"
"In che senso?"
"Lei mangia?"
"Certo"
"E Dio?"
"Dio no, non ne ha bisogno"
"Capisco. E mi dica, lei beve?"
"Sicuro"
"E Dio?"
"Dio no, non ne ha bisogno"
"E lei... lei dorme?"
"Naturalmente"
"E Dio?"
"Dio no, non ne ha bisogno"
"Perdoni la domanda... va in bagno?"
"Certo, regolarmente"
"E Dio?"
"Dio no, non ne ha bisogno"
"E mi dica... le capita mai di avere desideri... sessuali?"
"Certo, ma con la preghiera e la forza di volontà noi..."
"E a Dio?"
"Dio no, non ne ha"
"Allora come può, Lei, che in tutto e per tutto è identico a me nei bisogni e nelle esigenze, permettersi di redimermi dai peccati? Non è forse anche lei un uomo quindi fallace come me?"
"Ecco, sì, vista in questi termini..."
"E mi dica, padre, secondo lei chi, fra me che sgobbo dalla mattina alla sera per pagare l'affitto, fare la spesa, mantenere figli e garantire loro un'adeguata istruzione e lei, che se ne sta in questa chiesa opulenta, servito e riverito dalla sua perpetua, che mangia a sbafo ed ha studiato con i soldi dei contribuenti, è più da biasimare?"
"Ma vedi, fratello, la questione non è da vedersi in questi termini ma..."
"E mi spieghi, padre, perché, mentre io convivo pacificamente con mia sorella lesbica, il collega gay, la prostituta all'angolo che di giorno fa la volontaria al gattile vicino a casa mia, lei, invece, che predica l'amore universale nei suoi sermoni, non fa altro che additare con sdegno queste persone che ritiene immorali?"
"Ma perché..."
"Ma mi dica anche, Padre, perché il figlio del dirigente della confindustria le fa da chierichetto mentre il figlio del vucumprà che vende gli accendini tutte le domeniche sul suo sagrato e che frequenta la parrocchia e ogni sabato sera accende un lumino alla madonna lo mette sempre a togliere la cera dai candelabri? Non è forse lei che predica l'uguaglianza?"
"No, ma vedi, fratello, ora..."
"E come mai il fratello del sindaco, morto suicida, ha avuto le esequie e la cerimonia funebre mentre la figlia quattordicenne della bidella della scuola media, morta suicida a seguito di una violenza, è stata tumulata senza nemmeno una preghiera?"
"Queste sono questioni più grandi di noi che..."
"Di noi chi, padre? Di noi uomini?"
"Sì, beh..."
"Vuol forse dirmi che Dio non ha mai detto che meritano amore sia i peccatori che i giusti?"
"Non lo nego, infatti..."
"Vuole forse dirmi che nella bibbia non c'è scritto "andate e moltiplicatevi" perché vostro è il regno dei cieli?"
"No, appunto..."
"Allora mi spiega perché lei fa differenze tra uomo e uomo, tra donna e donna, tra bambino e bambino?"
"... perché sono un essere umano"
"Capisco. Posso andare?"
"... sì. ... Figliolo, una domanda..."
"Dica padre"
"... potrei venire con te a bere un bicchierino? Avrei bisogno di parlare un po'"
"Ma certo, padre. E per l'occasione, offro io"
"Dimmi, fratello, cosa ti angustia"
"Ecco, non saprei"
"In che senso?"
"Nel senso... che ci faccio qui? E lei chi è?"
"Come chi sono io? Questa è una chiesa, tu sei inginocchiato al mio cospetto nel mio confessionale e io sono il prete che ti libererà dai tuoi peccati"
"Quali peccati?"
"Come quali peccati? Non hai forse appena detto, fratello, che hai molto peccato?"
"Ah, ma quella è la formula. Io non devo confessare nulla"
"Come sarebbe? Vuoi forse dirmi che sei esente da peccato?"
"Esente da peccato nessuno lo è, ma dipende cosa s'intende per peccato"
"Beh, i peccati sono molti e diversi..."
"Per esempio?"
"Per esempio c'è la superbia, che è quella che stai dimostrando tu ora nel dire di non aver commesso peccati"
"Ah, sì, la superbia. E' anche forse quel tipo di peccato che ti fa credere di essere così superiore da poter condonare i peccati altrui e benedirli?"
"Beh, no, ecco... se ti riferisci a noi preti posso dirti che non è superbia, la nostra, ma che noi siamo stati prescelti da Dio per..."
"Prescelti da chi? Da Dio? A me sembra che nelle chiese ci siano solo uomini. Non vedo nessun Dio"
"Figliolo, non essere irriverente. Dio lo vedi laggiù, è quel giovane appeso alla croce, colui che è morto per redimere tutti i nostri peccati"
"Padre, io su quella croce vedo solo un uomo come lei e me. Tra l'altro, più carino di lei e me, se vogliamo"
"Ma quell'uomo era figlio di Dio"
"E noi no?"
"Certo che anche noi lo siamo"
"Allora, mi scusi, perché lei dev'essere investito di questi poteri mentre io invece no?"
"Ma perché io, figliolo, ho studiato anni per divenire ciò che sono"
"Scusi, quindi lei cosa sarebbe?"
"Ma un prete, figliolo!"
"Quindi non è un uomo?"
"Certo che lo sono, ma sono anche..."
"E non ha gli stessi bisogni di qualsiasi essere umano?"
"In che senso?"
"Lei mangia?"
"Certo"
"E Dio?"
"Dio no, non ne ha bisogno"
"Capisco. E mi dica, lei beve?"
"Sicuro"
"E Dio?"
"Dio no, non ne ha bisogno"
"E lei... lei dorme?"
"Naturalmente"
"E Dio?"
"Dio no, non ne ha bisogno"
"Perdoni la domanda... va in bagno?"
"Certo, regolarmente"
"E Dio?"
"Dio no, non ne ha bisogno"
"E mi dica... le capita mai di avere desideri... sessuali?"
"Certo, ma con la preghiera e la forza di volontà noi..."
"E a Dio?"
"Dio no, non ne ha"
"Allora come può, Lei, che in tutto e per tutto è identico a me nei bisogni e nelle esigenze, permettersi di redimermi dai peccati? Non è forse anche lei un uomo quindi fallace come me?"
"Ecco, sì, vista in questi termini..."
"E mi dica, padre, secondo lei chi, fra me che sgobbo dalla mattina alla sera per pagare l'affitto, fare la spesa, mantenere figli e garantire loro un'adeguata istruzione e lei, che se ne sta in questa chiesa opulenta, servito e riverito dalla sua perpetua, che mangia a sbafo ed ha studiato con i soldi dei contribuenti, è più da biasimare?"
"Ma vedi, fratello, la questione non è da vedersi in questi termini ma..."
"E mi spieghi, padre, perché, mentre io convivo pacificamente con mia sorella lesbica, il collega gay, la prostituta all'angolo che di giorno fa la volontaria al gattile vicino a casa mia, lei, invece, che predica l'amore universale nei suoi sermoni, non fa altro che additare con sdegno queste persone che ritiene immorali?"
"Ma perché..."
"Ma mi dica anche, Padre, perché il figlio del dirigente della confindustria le fa da chierichetto mentre il figlio del vucumprà che vende gli accendini tutte le domeniche sul suo sagrato e che frequenta la parrocchia e ogni sabato sera accende un lumino alla madonna lo mette sempre a togliere la cera dai candelabri? Non è forse lei che predica l'uguaglianza?"
"No, ma vedi, fratello, ora..."
"E come mai il fratello del sindaco, morto suicida, ha avuto le esequie e la cerimonia funebre mentre la figlia quattordicenne della bidella della scuola media, morta suicida a seguito di una violenza, è stata tumulata senza nemmeno una preghiera?"
"Queste sono questioni più grandi di noi che..."
"Di noi chi, padre? Di noi uomini?"
"Sì, beh..."
"Vuol forse dirmi che Dio non ha mai detto che meritano amore sia i peccatori che i giusti?"
"Non lo nego, infatti..."
"Vuole forse dirmi che nella bibbia non c'è scritto "andate e moltiplicatevi" perché vostro è il regno dei cieli?"
"No, appunto..."
"Allora mi spiega perché lei fa differenze tra uomo e uomo, tra donna e donna, tra bambino e bambino?"
"... perché sono un essere umano"
"Capisco. Posso andare?"
"... sì. ... Figliolo, una domanda..."
"Dica padre"
"... potrei venire con te a bere un bicchierino? Avrei bisogno di parlare un po'"
"Ma certo, padre. E per l'occasione, offro io"
venerdì 7 dicembre 2007
videogiochi
Sto impaginando un piccolo opuscolo (se fosse stato grande probabilmente si sarebbe chiamato opurme, da opu + enorme, n.d.r.) che verrà poi allegato ai DVD Hard che distribuisce l'azienda per cui lavoro. L'opuscolo contiene informazioni di vario genere: dai titoli degli ultimi film porno disponibili agli eventi in riviera adriatica, dai siti più curiosi alla recensione di film e videogiochi.
Come dite? Che ci azzeccano queste informazioni con i DVD porno? Beh, tra un orgasmo e l'altro questa gente avrà diritto ad un po' di informazioni, no?
Comunque...
... una di queste recensioni riguarda un videogioco appena uscito, Godzilla Save The Earth. Leggiamo insieme la recensione e preparate i kleenex perché mai in vita mia ho letto tante cazzate messe assieme:
Godzilla
Il mostro più famoso dell’animazione e del cinema mondiale in un picchiaduro devastante. Nove modalità di gioco differenti, tra cui una modalità storia, vi permetterà di salvare il mondo dall’invasione degli alieni Vortak attraverso diverse missioni multiobiettivo quali: elimina tutti i mostri su schermo, nuota da Tokyo a San Francisco evitando gli attacchi dei sottomarini, etc. 18 mostri a vostra disposizione, dai classici Mothra e Godzilla fino ai nuovi SpaceGodzilla e Biollante! Sbloccate tutti i mostri disponibili completando le missioni dello Story Mode. Livelli tre volte più grandi e più interattivi: devastate completamente le città più famose del mondo quali San Francisco, Tokio, Osaka, Parigi, Los Angeles e New York!
Usate l’ambiente come arma: scagliate auto, lampioni e palazzi interi contro i mostri nemici! Sistema di combattimento avanzato: prese, attacchi energetici e combo da 14 e più colpi consecutivi! Include la modalità online anche per 4 giocatori! Combattete contro altri giocatori di tutto il mondo sia su PlayStation 2 che su Xbox!
Ma analizziamo nel particolare:
"Il mostro più famoso dell’animazione e del cinema mondiale in un picchiaduro devastante": a prescindere che io non parlerei di Godzilla in termini di CINEMA MONDIALE, la cosa che balza all'occhio è il "picchiaduro devastante". Poi domandiamoci come mai i nostri figli crescono violenti.
"Nove modalità di gioco differenti, tra cui una modalità storia, vi permetterà di salvare il mondo dall’invasione degli alieni Vortak": modalità storia? Tipo? Ah, sì: "C'era una volta un piccolo dinosauro di nome Godzilla a cui la mamma chiese di portare la meremda di tarantole fritte alla nonna in convalescenza..." Cos'è una modalità storia? E chi sono i Vortak, i parenti prossimi dei Prozak? Abitano in Kazakistan? Si fanno di crack? Io gli unici alieni che conosco sono i Vogon e mi sono per giunta simpatici... Poi domandiamoci come mai i nostri figli crescono boccaloni.
"elimina tutti i mostri su schermo, nuota da Tokyo a San Francisco evitando gli attacchi dei sottomarini". Nuota da Tokio a San Francisco? Ma chi sei, Mandrake? Che razza di prova è? I sottomarini? Vuoi vedere che la seconda guerra mondiale non è ancora mai finita? Poi domandiamoci come mai i nostri figli crescono supereroi.
"devastate completamente le città più famose del mondo quali San Francisco, Tokio, Osaka, Parigi, Los Angeles e New York!" Bravi, bravissimi! Clap clap clap... anni e anni spesi cercando di inculcare nei ragazzi l'amore per l'ambiente, l'educazione, l'etica ecologica e voi gli fate devastare completamente le città più famose del mondo? Protesto! Mancano Casalpusterlengo e Reggio Emilia. Voglio vedere Godzilla devastare campi e campi di ortaggi concimati a letame e a non scappare per la puzza! Poi domandiamoci come mai i nostri figli crescono debosciati.
"Usate l’ambiente come arma: scagliate auto, lampioni e palazzi interi contro i mostri nemici!" Ecco, poi non stupiamoci se i nostri ragazzi, all'uscita dagli stadi, si mettono a fare certe bravate. Non è colpa loro, se glielo fanno fare in un videogioco vuoi non rifarlo nel rione di casa tua? E poco importa se ci rimetti l'auto appena comprata, la vetrina del negozio di cui stai ancora pagando il mutuo... loro lo fanno per SALVARE IL MONDO! Poi domandiamoci come mai i nostri figli crescono cretini.
Insomma... io davvero rimpiango giochi come LadyBug o quell'altro coso giallo con la bocca a triangolo - Pacman - che mangiava i puntini sullo schermo seguendo un percorso ben preciso! E l'idraulico? SuperMario Bros, che fine ha fatto? E il King Kong che buttava giù i barili dalle rampe inclinate, dov'è finito? Quante partite cercando di buttar giù mattoncini bianchi usando un mattoncino bianco e una pallina... e tira di sponda, e tira di rimbalzo, e perdi la pallina... E al tetris? Non ci gioca più nessuno? E il solitario! Quanti ve ne saranno mai venuti su 1000? Dire tre è esagerare.
Ma soprattutto... perché chiudersi in casa ed alienarsi davanti ad un PC? Perché crearsi una vita alternativa su Second Life? Stiamo diventando cibernetici? Siamo sicuri di essere fatti di carne ed ossa oppure ha ragione Matrix e siamo solo una lunga sequenza di byte senza importanza?
Speriamo che al Game Over qualcuno inserisca nuovi Coin...
Come dite? Che ci azzeccano queste informazioni con i DVD porno? Beh, tra un orgasmo e l'altro questa gente avrà diritto ad un po' di informazioni, no?
Comunque...
... una di queste recensioni riguarda un videogioco appena uscito, Godzilla Save The Earth. Leggiamo insieme la recensione e preparate i kleenex perché mai in vita mia ho letto tante cazzate messe assieme:
Godzilla
Il mostro più famoso dell’animazione e del cinema mondiale in un picchiaduro devastante. Nove modalità di gioco differenti, tra cui una modalità storia, vi permetterà di salvare il mondo dall’invasione degli alieni Vortak attraverso diverse missioni multiobiettivo quali: elimina tutti i mostri su schermo, nuota da Tokyo a San Francisco evitando gli attacchi dei sottomarini, etc. 18 mostri a vostra disposizione, dai classici Mothra e Godzilla fino ai nuovi SpaceGodzilla e Biollante! Sbloccate tutti i mostri disponibili completando le missioni dello Story Mode. Livelli tre volte più grandi e più interattivi: devastate completamente le città più famose del mondo quali San Francisco, Tokio, Osaka, Parigi, Los Angeles e New York!
Usate l’ambiente come arma: scagliate auto, lampioni e palazzi interi contro i mostri nemici! Sistema di combattimento avanzato: prese, attacchi energetici e combo da 14 e più colpi consecutivi! Include la modalità online anche per 4 giocatori! Combattete contro altri giocatori di tutto il mondo sia su PlayStation 2 che su Xbox!
Ma analizziamo nel particolare:
"Il mostro più famoso dell’animazione e del cinema mondiale in un picchiaduro devastante": a prescindere che io non parlerei di Godzilla in termini di CINEMA MONDIALE, la cosa che balza all'occhio è il "picchiaduro devastante". Poi domandiamoci come mai i nostri figli crescono violenti.
"Nove modalità di gioco differenti, tra cui una modalità storia, vi permetterà di salvare il mondo dall’invasione degli alieni Vortak": modalità storia? Tipo? Ah, sì: "C'era una volta un piccolo dinosauro di nome Godzilla a cui la mamma chiese di portare la meremda di tarantole fritte alla nonna in convalescenza..." Cos'è una modalità storia? E chi sono i Vortak, i parenti prossimi dei Prozak? Abitano in Kazakistan? Si fanno di crack? Io gli unici alieni che conosco sono i Vogon e mi sono per giunta simpatici... Poi domandiamoci come mai i nostri figli crescono boccaloni.
"elimina tutti i mostri su schermo, nuota da Tokyo a San Francisco evitando gli attacchi dei sottomarini". Nuota da Tokio a San Francisco? Ma chi sei, Mandrake? Che razza di prova è? I sottomarini? Vuoi vedere che la seconda guerra mondiale non è ancora mai finita? Poi domandiamoci come mai i nostri figli crescono supereroi.
"devastate completamente le città più famose del mondo quali San Francisco, Tokio, Osaka, Parigi, Los Angeles e New York!" Bravi, bravissimi! Clap clap clap... anni e anni spesi cercando di inculcare nei ragazzi l'amore per l'ambiente, l'educazione, l'etica ecologica e voi gli fate devastare completamente le città più famose del mondo? Protesto! Mancano Casalpusterlengo e Reggio Emilia. Voglio vedere Godzilla devastare campi e campi di ortaggi concimati a letame e a non scappare per la puzza! Poi domandiamoci come mai i nostri figli crescono debosciati.
"Usate l’ambiente come arma: scagliate auto, lampioni e palazzi interi contro i mostri nemici!" Ecco, poi non stupiamoci se i nostri ragazzi, all'uscita dagli stadi, si mettono a fare certe bravate. Non è colpa loro, se glielo fanno fare in un videogioco vuoi non rifarlo nel rione di casa tua? E poco importa se ci rimetti l'auto appena comprata, la vetrina del negozio di cui stai ancora pagando il mutuo... loro lo fanno per SALVARE IL MONDO! Poi domandiamoci come mai i nostri figli crescono cretini.
Insomma... io davvero rimpiango giochi come LadyBug o quell'altro coso giallo con la bocca a triangolo - Pacman - che mangiava i puntini sullo schermo seguendo un percorso ben preciso! E l'idraulico? SuperMario Bros, che fine ha fatto? E il King Kong che buttava giù i barili dalle rampe inclinate, dov'è finito? Quante partite cercando di buttar giù mattoncini bianchi usando un mattoncino bianco e una pallina... e tira di sponda, e tira di rimbalzo, e perdi la pallina... E al tetris? Non ci gioca più nessuno? E il solitario! Quanti ve ne saranno mai venuti su 1000? Dire tre è esagerare.
Ma soprattutto... perché chiudersi in casa ed alienarsi davanti ad un PC? Perché crearsi una vita alternativa su Second Life? Stiamo diventando cibernetici? Siamo sicuri di essere fatti di carne ed ossa oppure ha ragione Matrix e siamo solo una lunga sequenza di byte senza importanza?
Speriamo che al Game Over qualcuno inserisca nuovi Coin...
Test: sei un vero uomo?
Mediamente, al giorno, quante volte pensi al sesso?
a ) Perché, c’è qualcos’altro a cui pensare?
b ) Dalle 10 alle 15 volte. Al minuto.
c ) Non sono (sesso) quel tipo (sesso) di uomo (sesso). Per me (sesso) la donna è (sesso) un essere angelico che (sesso) va trattato (sesso) con estrema (sesso) gentilezza e, soprattutto (sesso) (sesso) (sesso) educazione.
Una sera, in disco, vedi una che ti piace. Come approcci?
a ) Ciao, adoro tutto quello che inizia per EFFE e finisce in IGA, credi sia possibile parlarne davanti ad un cocktail e una scatola di preservativi?
b ) Mi pare di intuire che tu sia un’esperta linguista, giusto?
c ) Ciao, nel momento stesso in cui i miei occhi si sono posati su di te ho capito che sei la donna con cui vorrei fare tanti bambini. Ti va se cominciamo adesso?
Quante volte ti masturbi?
a ) Eeeeeh...aaaaaaaaaaaaaaaaaaah...?
b ) Quasi mai. Ultimamente. Ho la borsite al gomito e NON SO COME MI SIA VENUTA!
c ) La masturbazione è l’ultima spiaggia, il palliativo per quegli uomini che non hanno una vita sessuale regolare... come? Le borse sotto gli occhi? Io?
Quali sono le tue fantasie erotiche quando ti masturbi?
a ) Quanti anni luce di tempo hai, per ascoltarle tutte?
b ) Minnie, Paperina, Clarabella, Candy Candy, Peline, Charlotte, Margot, Pluto...
c ) Dolcenicla. No, eh? Non mi credete? Uffa...
Posizione preferita per fare l’amore?
a ) Tutte quelle che portano all’orgasmo.
b ) Tutte quelle che non comportano slogature e contusioni.
c ) Tutte quelle che piacciono alla mia donna. Quando c’è. Se c’è. Insomma... nel caso accada, intendo.
L’ultima volta che lo ha “fatto strano”?
a ) dieci minuti fa, sulla fotocopiatrice. Nel negozio di fotocopie. In vetrina...
b ) Uhm, vediamo... mumble... ecco... nel 1989... no, aspetta...
c ) Stamattina. Due mulatte e una sciampista. Poi mia madre mi ha svegliato...
Preferisci essere preda o cacciatore?
a ) Cacciatore. Con tutti i colpi in canna che mi ritrovo, posso fare una strage!
b ) A volte cacciatore, a volte preda. Dello sconforto.
c ) Assolutamente preda. Avete capito? Ehi, dico a voi, non fate le gnorri... SONO QUIIIIIIIIIIIIIIIII!
Maggioranza di risposte a:
Sei un uomo... ehm, scusa? Dicevo... uhm... sei un uomo che... Insomma, quanto ti manca? ... Che non ha... ok, aspetto, ma... uff... finito? Posso? Un uomo che va diritto al sod... e vabbé, ma se ti fermi un attimo posso dirtelo, chediamine!!!
Maggioranza di risposte b:
Per essere un vero uomo ti manca il VERO. Sei proprio un uomo, ovvero non ragioni. Il tuo unico neurone - maschio, naturalmente, altrimenti si chiamerebbe neuronA - sta ancora vagando nel tuo cranio disabitato in attesa che succeda qualcosa e nel frattempo, visto che non sa cosa fare, si trastulla il peduncolo. Dovresti prendere lezioni di buone maniere, seduzione e di savoir-faire, ma ancora non ho conosciuto nessun uomo, al mondo, che ne sia capace. Pazienza.
Maggioranza di risposte c:
Inutile che fai la parte dell’uomo sensibile, attento e disponibile. Alle donne piace l’uomo forte, quello che sa fare tutto, dal riparare le tapparelle al creare la bomba atomica con due stuzzicadenti, un elastico e del lievito Bertolini. Gli uomini zerbino non vanno più di moda. E smettila di leggere Cenerentola: tu dovresti fare il principe, non la principessa!
a ) Perché, c’è qualcos’altro a cui pensare?
b ) Dalle 10 alle 15 volte. Al minuto.
c ) Non sono (sesso) quel tipo (sesso) di uomo (sesso). Per me (sesso) la donna è (sesso) un essere angelico che (sesso) va trattato (sesso) con estrema (sesso) gentilezza e, soprattutto (sesso) (sesso) (sesso) educazione.
Una sera, in disco, vedi una che ti piace. Come approcci?
a ) Ciao, adoro tutto quello che inizia per EFFE e finisce in IGA, credi sia possibile parlarne davanti ad un cocktail e una scatola di preservativi?
b ) Mi pare di intuire che tu sia un’esperta linguista, giusto?
c ) Ciao, nel momento stesso in cui i miei occhi si sono posati su di te ho capito che sei la donna con cui vorrei fare tanti bambini. Ti va se cominciamo adesso?
Quante volte ti masturbi?
a ) Eeeeeh...aaaaaaaaaaaaaaaaaaah...?
b ) Quasi mai. Ultimamente. Ho la borsite al gomito e NON SO COME MI SIA VENUTA!
c ) La masturbazione è l’ultima spiaggia, il palliativo per quegli uomini che non hanno una vita sessuale regolare... come? Le borse sotto gli occhi? Io?
Quali sono le tue fantasie erotiche quando ti masturbi?
a ) Quanti anni luce di tempo hai, per ascoltarle tutte?
b ) Minnie, Paperina, Clarabella, Candy Candy, Peline, Charlotte, Margot, Pluto...
c ) Dolcenicla. No, eh? Non mi credete? Uffa...
Posizione preferita per fare l’amore?
a ) Tutte quelle che portano all’orgasmo.
b ) Tutte quelle che non comportano slogature e contusioni.
c ) Tutte quelle che piacciono alla mia donna. Quando c’è. Se c’è. Insomma... nel caso accada, intendo.
L’ultima volta che lo ha “fatto strano”?
a ) dieci minuti fa, sulla fotocopiatrice. Nel negozio di fotocopie. In vetrina...
b ) Uhm, vediamo... mumble... ecco... nel 1989... no, aspetta...
c ) Stamattina. Due mulatte e una sciampista. Poi mia madre mi ha svegliato...
Preferisci essere preda o cacciatore?
a ) Cacciatore. Con tutti i colpi in canna che mi ritrovo, posso fare una strage!
b ) A volte cacciatore, a volte preda. Dello sconforto.
c ) Assolutamente preda. Avete capito? Ehi, dico a voi, non fate le gnorri... SONO QUIIIIIIIIIIIIIIIII!
Maggioranza di risposte a:
Sei un uomo... ehm, scusa? Dicevo... uhm... sei un uomo che... Insomma, quanto ti manca? ... Che non ha... ok, aspetto, ma... uff... finito? Posso? Un uomo che va diritto al sod... e vabbé, ma se ti fermi un attimo posso dirtelo, chediamine!!!
Maggioranza di risposte b:
Per essere un vero uomo ti manca il VERO. Sei proprio un uomo, ovvero non ragioni. Il tuo unico neurone - maschio, naturalmente, altrimenti si chiamerebbe neuronA - sta ancora vagando nel tuo cranio disabitato in attesa che succeda qualcosa e nel frattempo, visto che non sa cosa fare, si trastulla il peduncolo. Dovresti prendere lezioni di buone maniere, seduzione e di savoir-faire, ma ancora non ho conosciuto nessun uomo, al mondo, che ne sia capace. Pazienza.
Maggioranza di risposte c:
Inutile che fai la parte dell’uomo sensibile, attento e disponibile. Alle donne piace l’uomo forte, quello che sa fare tutto, dal riparare le tapparelle al creare la bomba atomica con due stuzzicadenti, un elastico e del lievito Bertolini. Gli uomini zerbino non vanno più di moda. E smettila di leggere Cenerentola: tu dovresti fare il principe, non la principessa!
giovedì 6 dicembre 2007
Impariamo a riciclare i regali
Benvenuti, gentili telespettatori e telespettatrici all'attesissimo appuntamento con "Il Natale: due gran balle così!"
Oggi impareremo l'arte di riciclare i regali e, soprattutto, la sottile perfidia nel rifilare lo stesso dono a chi ce l'ha regalato l'anno prima.
A tutti sarà capitato di ricevere IL REGALO, ovvero quell'oggetto lontano anni luce dal nostro carattere, dalle nostre esigenze o dai nostri desideri e di dover esibire il classico sorriso di circostanza accompagnato da un "Oh, ma che bel pensiero...".
Ebbene, la prima cosa da fare, in casi simili, è riuscire a far sì che i muscoli facciali non tradiscano il vostro reale pensiero, che normalmente va da: "Mio Dio, e adesso come faccio a disfarmene?" a "Bene, devo fare di nuovo spazio in soffitta".
Il secondo passo è prendere il coraggio a due mani e:
- o ammettere, con tutte le conseguenze del caso (divorzi, rottura di amicizia, fine relazione a scopo sessuale, licenziamenti, catastrofi naturali, calvizie, stitichezza cronica), che il regalo in questione è la cagata più oscena che vi sia mai stata regalata;
- o cominciare a riflettere sulla vendetta che, come si ben sa, è da gustarsi fredda (a meno che non ci siano 20° sotto zero, il che vale almeno una scaldatina).
Ma partiamo dal presupposto che siamo tutti così codardi da non ammettere nemmeno sotto tortura che il regalo ricevuto sia inguardabile, inindossabile, ingestibile: non ci resta altro che "archiviare" il rifiuto natalizio e pensare a come disfarcene.
Il metodo più carino, ma anche inflazionato, è quello di organizzare il classico pomeriggio prenatalizio del tipo "ognuno porti il regalo più brutto che ha che poi si pesca dal mazzo e se lo piglia qualcun altro". A prescindere che non si sa come, non si sa perché, si troverà sempre qualcuno che allo scartare del proprio obbrobio esclamerà "ommaccheccarino!!!" e che vi farà intuire di avere degli amici che in quanto a gusto lasciano a desiderare (domandatevi poi come mai siano amici vostri), uno dei rischi più grossi, in questi casi, è la noia. Eh, già, perché ogni anno, ad ogni nuovo "pomeriggio prenatalizio", i regali da riciclare saranno sempre gli stessi e hai voglia ad incartarli in modi e colori differenti, ormai avrete memorizzato le sagome e le dimensioni e saprete già cosa state per pescare. Ergo, preferirete sbucciare tre chili di pistacchi o arachidi piuttosto che riprendervi la pipa tirolese con piantana a trepiede.
Un altro metodo carino - e che aiuta a fare nuove conoscenze - è quello del mercatino nel giardino sotto casa. E' sicuramente vantaggioso economicamente, perché vendere gli oggetti che vi sono stati regalati vi darà un ricavato del 100%, ma è anche abbastanza rischioso perché nella lista degli invitati al mercatino dovrete essere più che certi di non inserire le persone che vi hanno regalato gli oggetti che state vendendo. Questo presuppone un lavoro certosino di archiviazione, catalogazione, sistemazione che solo i veri professionisti sono in grado di gestire, ma se siete dei temerari, beh... auguri! In caso contrario abbiate almeno l'accortezza di cammuffarvi con impermeabile, baffi finti, occhiali scuri e, nel caso qualcuno vi domandasse "Che ci fa lei nel giardino di mia nipote?", cercate di rispondere con un chiaro ed indiscutibile accento straniero. E' chiaro che conciati in questo modo non cuccherete, ma bisogna saper correre dei rischi.
Il medoto del riciclo vero e proprio. Ci sono persone che, non si sa come mai, riescono sempre a regalare l'oggetto più assurdo che si possa immaginare. La nonna che regala il pigiamone rosa coi coniglietti alla nipote EMO in odore di suicidio, il MiniTritaTutto alla cugina anoressica, la cravatta con Donald Duck al cugino senza collo, i guanti da sci ad un monco e via discorrendo... Ebbene, in questi casi non c'è niente di più godurioso che contraccambiare. Prendete QUEL pigiama, QUEL MiniTritaTutto, QUELLA cravatta etc..., incartatela per benino e allegate un biglietto che dice: "Ho notato l'entusiasmo nei tuoi occhi quando me l'hai regalato tu, addesso è il mio turno". Ricordate, però: nel momento stesso in cui lo regalate, la persona vi farà la scontata domanda: "Ma... è quello che ti ho regalato io?". È inutile che vi dica di negare anche l'evidenza. A questo proposito, tenente sempre a disposizione queste frasi di circostanza: "L'ho trovato ad un'asta su EBay" - "Avevi dimenticato lo scontrino nel pacchetto e ho potuto risalire al negozio in cui l'hai comprato" - "Ho sognato lo zio Mario che oltre ai numeri da giocare al lotto mi ha detto dove trovare il regalo per te" - "Me lo sono ritrovato fra le mani dopo una seduta spiritica" - "L'ho rubato".
Infine, l'arte di cammuffare riciclando. Ok, anche quest'anno la zia vi ha regalato un setter fermaporta in ceramica bianca in dimensioni naturali; la mamma un servizio da te da 24 in porcellana cinese che fa pendant con il servizio da caffè e quello da tavola coordinato al servizio di posateria e mestoleria che non avete MAI usato perché la vostra casa è arredata in stile liberty e lo stile Ming ci fa a pugni; il cugino asceta vi ha regalato l'enciclopedia "l'arte di ascendere senza trascendere" in 48 volumi rilegati in foglie di palma... non lasciatevi prendere dallo sconforto, la soluzione c'è! Andate in un negozio di bricolage e comprate colla, nastro adesivo, forbici, cutter, lamette, colori spray, acrilici, ad olio, nastri, bottoni, pietruzze colorate, specchietti, spago, cartoncini etc... e poi cominciate.
Colorate di grosse chiazze colorate il setter fermaporta, applicate degli specchietti colorati e mettete nastri alla cazzodicane, dopodiché spacciatelo per una delle ultime opere d'arte di quel famosissimo scultore peruviano del 1300 e guai a chi osa dire il contrario. Siete anche autorizzati a fare la faccia contrita nel caso qualcuno mettesse in dubbio che sia mai esistito un artista di nome Ildebrando Soares Guatemalteco Gonzales y Canchaco.
Prendete il servizio da te, quello da caffè, quello da tavola e passateci sopra con uno schiacciasassi (mod. Caterpillar, per intenderci). Recuperate le briciole e amalgamate il tutto in una betoniera unendo due flaconi di Vinavil da 1 kg l'uno, della vernice tipo Flatting, chiodi di garofano e porporina. Colate l'impasto in uno stampo per budini e fate cuocere in forno a 220° per circa mezz'ora. Togliete l'impasto solidificato dagli stampini e decorate questi finti budini con bottoni di ogni forma e misura e regalateli come bomboniere alla prima occasione. Farete un figurone!
L'enciclopedia: strappate le pagine di tutti e 48 i volumi, tagliatele a striscioline, incollatele le une alle altre formando una base quadrata su cui andrete a posare altre striscioline su cui andrete a posare altre striscioline su cui andrete a posare altre striscioline fino ad ottenere una poltrona di carta pressata che, se viene male regalerete a chi volete, se viene bene terrete nel soggiorno di casa e in caso di necessità getterete nel camino per riscaldare le serate invernali e rompere le palle a Babbo Natale, che tanto è sempre il nonno e ha un po' rotto gli zebedei con queste tradizioni del piffero.
Nella prossima puntata scopriremo come riciclare le uova di pasqua, come liberarsi dei regali degli ex fidanzati senza restituirli, come fare un pinzimonio a regola d'arte e la french manicure usando la cassetta degli atttrezzi che avete in garage.
Oggi impareremo l'arte di riciclare i regali e, soprattutto, la sottile perfidia nel rifilare lo stesso dono a chi ce l'ha regalato l'anno prima.
A tutti sarà capitato di ricevere IL REGALO, ovvero quell'oggetto lontano anni luce dal nostro carattere, dalle nostre esigenze o dai nostri desideri e di dover esibire il classico sorriso di circostanza accompagnato da un "Oh, ma che bel pensiero...".
Ebbene, la prima cosa da fare, in casi simili, è riuscire a far sì che i muscoli facciali non tradiscano il vostro reale pensiero, che normalmente va da: "Mio Dio, e adesso come faccio a disfarmene?" a "Bene, devo fare di nuovo spazio in soffitta".
Il secondo passo è prendere il coraggio a due mani e:
- o ammettere, con tutte le conseguenze del caso (divorzi, rottura di amicizia, fine relazione a scopo sessuale, licenziamenti, catastrofi naturali, calvizie, stitichezza cronica), che il regalo in questione è la cagata più oscena che vi sia mai stata regalata;
- o cominciare a riflettere sulla vendetta che, come si ben sa, è da gustarsi fredda (a meno che non ci siano 20° sotto zero, il che vale almeno una scaldatina).
Ma partiamo dal presupposto che siamo tutti così codardi da non ammettere nemmeno sotto tortura che il regalo ricevuto sia inguardabile, inindossabile, ingestibile: non ci resta altro che "archiviare" il rifiuto natalizio e pensare a come disfarcene.
Il metodo più carino, ma anche inflazionato, è quello di organizzare il classico pomeriggio prenatalizio del tipo "ognuno porti il regalo più brutto che ha che poi si pesca dal mazzo e se lo piglia qualcun altro". A prescindere che non si sa come, non si sa perché, si troverà sempre qualcuno che allo scartare del proprio obbrobio esclamerà "ommaccheccarino!!!" e che vi farà intuire di avere degli amici che in quanto a gusto lasciano a desiderare (domandatevi poi come mai siano amici vostri), uno dei rischi più grossi, in questi casi, è la noia. Eh, già, perché ogni anno, ad ogni nuovo "pomeriggio prenatalizio", i regali da riciclare saranno sempre gli stessi e hai voglia ad incartarli in modi e colori differenti, ormai avrete memorizzato le sagome e le dimensioni e saprete già cosa state per pescare. Ergo, preferirete sbucciare tre chili di pistacchi o arachidi piuttosto che riprendervi la pipa tirolese con piantana a trepiede.
Un altro metodo carino - e che aiuta a fare nuove conoscenze - è quello del mercatino nel giardino sotto casa. E' sicuramente vantaggioso economicamente, perché vendere gli oggetti che vi sono stati regalati vi darà un ricavato del 100%, ma è anche abbastanza rischioso perché nella lista degli invitati al mercatino dovrete essere più che certi di non inserire le persone che vi hanno regalato gli oggetti che state vendendo. Questo presuppone un lavoro certosino di archiviazione, catalogazione, sistemazione che solo i veri professionisti sono in grado di gestire, ma se siete dei temerari, beh... auguri! In caso contrario abbiate almeno l'accortezza di cammuffarvi con impermeabile, baffi finti, occhiali scuri e, nel caso qualcuno vi domandasse "Che ci fa lei nel giardino di mia nipote?", cercate di rispondere con un chiaro ed indiscutibile accento straniero. E' chiaro che conciati in questo modo non cuccherete, ma bisogna saper correre dei rischi.
Il medoto del riciclo vero e proprio. Ci sono persone che, non si sa come mai, riescono sempre a regalare l'oggetto più assurdo che si possa immaginare. La nonna che regala il pigiamone rosa coi coniglietti alla nipote EMO in odore di suicidio, il MiniTritaTutto alla cugina anoressica, la cravatta con Donald Duck al cugino senza collo, i guanti da sci ad un monco e via discorrendo... Ebbene, in questi casi non c'è niente di più godurioso che contraccambiare. Prendete QUEL pigiama, QUEL MiniTritaTutto, QUELLA cravatta etc..., incartatela per benino e allegate un biglietto che dice: "Ho notato l'entusiasmo nei tuoi occhi quando me l'hai regalato tu, addesso è il mio turno". Ricordate, però: nel momento stesso in cui lo regalate, la persona vi farà la scontata domanda: "Ma... è quello che ti ho regalato io?". È inutile che vi dica di negare anche l'evidenza. A questo proposito, tenente sempre a disposizione queste frasi di circostanza: "L'ho trovato ad un'asta su EBay" - "Avevi dimenticato lo scontrino nel pacchetto e ho potuto risalire al negozio in cui l'hai comprato" - "Ho sognato lo zio Mario che oltre ai numeri da giocare al lotto mi ha detto dove trovare il regalo per te" - "Me lo sono ritrovato fra le mani dopo una seduta spiritica" - "L'ho rubato".
Infine, l'arte di cammuffare riciclando. Ok, anche quest'anno la zia vi ha regalato un setter fermaporta in ceramica bianca in dimensioni naturali; la mamma un servizio da te da 24 in porcellana cinese che fa pendant con il servizio da caffè e quello da tavola coordinato al servizio di posateria e mestoleria che non avete MAI usato perché la vostra casa è arredata in stile liberty e lo stile Ming ci fa a pugni; il cugino asceta vi ha regalato l'enciclopedia "l'arte di ascendere senza trascendere" in 48 volumi rilegati in foglie di palma... non lasciatevi prendere dallo sconforto, la soluzione c'è! Andate in un negozio di bricolage e comprate colla, nastro adesivo, forbici, cutter, lamette, colori spray, acrilici, ad olio, nastri, bottoni, pietruzze colorate, specchietti, spago, cartoncini etc... e poi cominciate.
Colorate di grosse chiazze colorate il setter fermaporta, applicate degli specchietti colorati e mettete nastri alla cazzodicane, dopodiché spacciatelo per una delle ultime opere d'arte di quel famosissimo scultore peruviano del 1300 e guai a chi osa dire il contrario. Siete anche autorizzati a fare la faccia contrita nel caso qualcuno mettesse in dubbio che sia mai esistito un artista di nome Ildebrando Soares Guatemalteco Gonzales y Canchaco.
Prendete il servizio da te, quello da caffè, quello da tavola e passateci sopra con uno schiacciasassi (mod. Caterpillar, per intenderci). Recuperate le briciole e amalgamate il tutto in una betoniera unendo due flaconi di Vinavil da 1 kg l'uno, della vernice tipo Flatting, chiodi di garofano e porporina. Colate l'impasto in uno stampo per budini e fate cuocere in forno a 220° per circa mezz'ora. Togliete l'impasto solidificato dagli stampini e decorate questi finti budini con bottoni di ogni forma e misura e regalateli come bomboniere alla prima occasione. Farete un figurone!
L'enciclopedia: strappate le pagine di tutti e 48 i volumi, tagliatele a striscioline, incollatele le une alle altre formando una base quadrata su cui andrete a posare altre striscioline su cui andrete a posare altre striscioline su cui andrete a posare altre striscioline fino ad ottenere una poltrona di carta pressata che, se viene male regalerete a chi volete, se viene bene terrete nel soggiorno di casa e in caso di necessità getterete nel camino per riscaldare le serate invernali e rompere le palle a Babbo Natale, che tanto è sempre il nonno e ha un po' rotto gli zebedei con queste tradizioni del piffero.
Nella prossima puntata scopriremo come riciclare le uova di pasqua, come liberarsi dei regali degli ex fidanzati senza restituirli, come fare un pinzimonio a regola d'arte e la french manicure usando la cassetta degli atttrezzi che avete in garage.
giovedì 22 novembre 2007
Test: a Natale siamo tutti più buoni?
Tuo suocero ha 66 anni, l’ernia al disco, una leggera propensione alla pinguedine e l’alluce valgo, cosa gli regali?
a ) Quindici lezioni di monta western al Ranch Appaloosa di Borgo Saladino - RC.
b ) Un puzzle da 5000 pezzi. In vendita a fascicoli.
c ) Il libro “L’arte di essiccare i funghi applicata alla prevenzione dei duroni nell’anziano”.
d ) Niente, tanto tra poco muore...
Tua suocera è una via di mezzo tra Belzebù e la Fata Turchina che ha sbagliato candeggio: quale regalo pensi sia più appropriato?
a ) Una guida sul daltonismo.
b ) Un abbonamento alla rivista “Farsi i cazzi propri è possibile?”
c ) Un girocollo in pelle da bagnare abbondantemente prima di stendersi al sole.
d ) Niente, tanto tra poco muore...
Il tuo nipotino di 8 anni è una simpatica peste con l’argento vivo addosso e una vocetta che trapassa i timpani. Cosa regali a questa piccola polveriera umana?
a ) Il piccolo chimico, ovvero “come realizzare la bomba H nella propria cameretta senza creare disordine”
b ) Un trinciapollo.
c ) Una settimana di corso di sopravvivenza tenuto da Hannibal Lecter in una giungla del Borneo.
d ) La cassa che i maghi usano per segare in due le vallette, ma senza libretto di istruzioni.
Tuo cognato è il classico perdente frignone, sfigato, stempiato e col riporto, perennemente snobbato dalle donne, segaiolo incallito. Quale dono credi riuscirebbe a renderlo felice?
a ) La biografia di Gastone Paperone.
b ) Il libro “Come farsi saltare in aria usando il forno senza causare danni a terzi, riuscendo, nel contempo, a cuocere una torta”.
c ) Una bambola gonfiabile. Bucata.
d ) Nessuno, anche perché tanto tra poco muore...
Tua cognata ha dimenticato cosa significhi il contatto con la terra, la natura e la differenza tra essere e apparire. In parole povere è una donna arida. Cosa le regali per risvegliare il suo lato umano?
a ) Un appendibanane in legno.
b ) Una confezione di carta igienica - Sudoku, sperando che capisca il messaggio subliminale.
c ) Il libro di ricette “Single? Prenditi per la gola da sola perché nessun altro lo farà per te”.
d ) Il tuo nipotino di 8 anni con trinciapollo annesso.
Il tuo responsabile di reparto ti controlla costantemente tramite microcamera puntata costantemente sulla tua postazione di lavoro, verificando che tu non possa navigare in internet, requisendoti il cellulare in modo che tu non possa mandare SMS o fare telefonate private. Il dono più idoneo per addolcirlo un po’?
a ) Una crostata farcita di marmellata di arance, la sua preferita. Di ceramica, però...
b ) Un cartonato in misure reali di sua suocera con il fumetto che recita “Ricordati che Dio ti vede” da tenere in ufficio come portafortuna.
c ) Un posacenere a forma di water con lo slogan “ecco dove finiscono le tue idee di merda” allegato alla tua lettera di dimissioni immediate.
d ) Niente, tanto tra poco muore. Gli ho disabilitato i freni del SUV.
Maggioranza di risposte a: è proprio vero, il Natale rende tutti più buoni e tu ti prodighi affinché il Natale delle persone che ami possa passare in un’atmosfera di letizia e sentimenti gioiosi. Bada, però, che non tutti riescono ad apprezzare la tua sagace ironia e il tuo sottile sarcasmo, quindi ricordati di allegare ad ogni pacchetto regalo un bigliettino in cui spieghi perché, per esempio, a tuo cugino ex atleta e ormai su sedia a rotelle da anni, hai regalato un paio di Rollerblade.
Maggioranza di risposte b: il tuo gusto per il moderno e per il tecnologico ti fa optare per regali all’avanguardia e non badi a spese nell’acquistare il regalo più costoso nel negozio più in della città. Hai le mani bucate e un cuore generoso e non disdegni di comprare anche per te, per esempio, quel diamante che desideravi da tempo o una crociera intorno al mondo. Fai solo in modo che tuo padre non scopra che la carta American Express Platino gliel’hai ciulata tu.
Maggioranza di risposte c: tenera, delicata, soave. Questo è quello che traspare dal tuo profilo. Peccato che poi, guardandoti di fronte, ci si trovi davanti ad un incrocio tra un’arpia e la strega Bacheca. A te il Natale fa male, dovresti rinchiuderti in un eremo e poi buttar via la chiave. Ecco il regalo più bello da fare a chi ami, sempre che tu abbia qualcuno che ami. In caso contrario, è inutile che tu faccia acquisti, questo Natale...
Maggioranza di risposte d: se i tuoi migliori amici sono gli abitanti di casa Addams è presto spiegato il motivo di tanto pessimismo. Fatti dare una mano... ehm... e vedrai che se la vita ti sorride non significa che debba per forza avere una paresi. Enjoy!
a ) Quindici lezioni di monta western al Ranch Appaloosa di Borgo Saladino - RC.
b ) Un puzzle da 5000 pezzi. In vendita a fascicoli.
c ) Il libro “L’arte di essiccare i funghi applicata alla prevenzione dei duroni nell’anziano”.
d ) Niente, tanto tra poco muore...
Tua suocera è una via di mezzo tra Belzebù e la Fata Turchina che ha sbagliato candeggio: quale regalo pensi sia più appropriato?
a ) Una guida sul daltonismo.
b ) Un abbonamento alla rivista “Farsi i cazzi propri è possibile?”
c ) Un girocollo in pelle da bagnare abbondantemente prima di stendersi al sole.
d ) Niente, tanto tra poco muore...
Il tuo nipotino di 8 anni è una simpatica peste con l’argento vivo addosso e una vocetta che trapassa i timpani. Cosa regali a questa piccola polveriera umana?
a ) Il piccolo chimico, ovvero “come realizzare la bomba H nella propria cameretta senza creare disordine”
b ) Un trinciapollo.
c ) Una settimana di corso di sopravvivenza tenuto da Hannibal Lecter in una giungla del Borneo.
d ) La cassa che i maghi usano per segare in due le vallette, ma senza libretto di istruzioni.
Tuo cognato è il classico perdente frignone, sfigato, stempiato e col riporto, perennemente snobbato dalle donne, segaiolo incallito. Quale dono credi riuscirebbe a renderlo felice?
a ) La biografia di Gastone Paperone.
b ) Il libro “Come farsi saltare in aria usando il forno senza causare danni a terzi, riuscendo, nel contempo, a cuocere una torta”.
c ) Una bambola gonfiabile. Bucata.
d ) Nessuno, anche perché tanto tra poco muore...
Tua cognata ha dimenticato cosa significhi il contatto con la terra, la natura e la differenza tra essere e apparire. In parole povere è una donna arida. Cosa le regali per risvegliare il suo lato umano?
a ) Un appendibanane in legno.
b ) Una confezione di carta igienica - Sudoku, sperando che capisca il messaggio subliminale.
c ) Il libro di ricette “Single? Prenditi per la gola da sola perché nessun altro lo farà per te”.
d ) Il tuo nipotino di 8 anni con trinciapollo annesso.
Il tuo responsabile di reparto ti controlla costantemente tramite microcamera puntata costantemente sulla tua postazione di lavoro, verificando che tu non possa navigare in internet, requisendoti il cellulare in modo che tu non possa mandare SMS o fare telefonate private. Il dono più idoneo per addolcirlo un po’?
a ) Una crostata farcita di marmellata di arance, la sua preferita. Di ceramica, però...
b ) Un cartonato in misure reali di sua suocera con il fumetto che recita “Ricordati che Dio ti vede” da tenere in ufficio come portafortuna.
c ) Un posacenere a forma di water con lo slogan “ecco dove finiscono le tue idee di merda” allegato alla tua lettera di dimissioni immediate.
d ) Niente, tanto tra poco muore. Gli ho disabilitato i freni del SUV.
Maggioranza di risposte a: è proprio vero, il Natale rende tutti più buoni e tu ti prodighi affinché il Natale delle persone che ami possa passare in un’atmosfera di letizia e sentimenti gioiosi. Bada, però, che non tutti riescono ad apprezzare la tua sagace ironia e il tuo sottile sarcasmo, quindi ricordati di allegare ad ogni pacchetto regalo un bigliettino in cui spieghi perché, per esempio, a tuo cugino ex atleta e ormai su sedia a rotelle da anni, hai regalato un paio di Rollerblade.
Maggioranza di risposte b: il tuo gusto per il moderno e per il tecnologico ti fa optare per regali all’avanguardia e non badi a spese nell’acquistare il regalo più costoso nel negozio più in della città. Hai le mani bucate e un cuore generoso e non disdegni di comprare anche per te, per esempio, quel diamante che desideravi da tempo o una crociera intorno al mondo. Fai solo in modo che tuo padre non scopra che la carta American Express Platino gliel’hai ciulata tu.
Maggioranza di risposte c: tenera, delicata, soave. Questo è quello che traspare dal tuo profilo. Peccato che poi, guardandoti di fronte, ci si trovi davanti ad un incrocio tra un’arpia e la strega Bacheca. A te il Natale fa male, dovresti rinchiuderti in un eremo e poi buttar via la chiave. Ecco il regalo più bello da fare a chi ami, sempre che tu abbia qualcuno che ami. In caso contrario, è inutile che tu faccia acquisti, questo Natale...
Maggioranza di risposte d: se i tuoi migliori amici sono gli abitanti di casa Addams è presto spiegato il motivo di tanto pessimismo. Fatti dare una mano... ehm... e vedrai che se la vita ti sorride non significa che debba per forza avere una paresi. Enjoy!
lunedì 22 ottobre 2007
Test: sei pantera o pantegana?
Sei in un bar e incontri l’uomo della tua vita. Come lo riconosci?
a) Dal suo profumo di marca, dal vestito firmato semplicemente impeccabile, dal rigonfiamento nel cavallo dei pantaloni che ti fa presagire momenti da “Mille e una notte” e dal rigonfiamento nella tasca posteriore che presuppone una rendita mica male...
b ) Appena ti vede ti apostrofa con un “Tipa, c’hai qualche spicciolo?” e tu non resisti al suo profumo che è un misto tra l’eau de Cassonett e l’Arbre magique alla vaniglia calpestato con gli stivali che hai usato al maneggio...
c) Perché, esiste?
Hai deciso di invitare a cena il ragazzo appena conosciuto al supermercato. Con quale menù decidi di stupirlo?
a) Branzino al sale, ratatuille di verdure con salsa alla senape e vinaigrette, mousse di frutti di bosco in crosta, fragole e Champagne. Tutto comprato da Peck, in Duomo, a Milano. Ero al supermercato perché mi ero persa...
b ) Trippa e Bonarda. E se arrivo prima che puliscano la zona del mercato, magari anche dei cachi.
c) Menù? Sono in fasce ascetica, meditazione e incensi. Se ha fame mangia quelli.
Stasera è la grande sera: come ti prepari all’incontro galante?
a) Giornata in beauty-farm: manicure, pedicure, depilazione totale comprese le parti intime, massaggio zonale, linfatico, drenante, ayurvedico, hot-stone, shiatsu, facciale, podale, inguinale (il massaggiatore è davvero un gran bel fusto...)
b ) Depilazione fai-da-te con rischio “mi sono dimenticata il dietro dei polpacci”, strappo dei baffetti, strappo delle sopracciglia, spremitura di brufoli e punti neri e sciacquatina di ascelle, tanto il sesso orale la prima volta non si fa...
c) Se mi vuole è perché gli piaccio come sono, pelo a pelo.
Dopo la serata, lui non si fa vivo. Cosa fai?
a) Non lo cerco. Daltronde sono solo 5 ore che non ci vediamo. Chiamerà lui. Deve. Ha dimenticato il portafoglio a casa mia, dopo che l’ho lasciato inavvertitamente scivolare nella mia borsa.
b ) Non lo cerco. Abbiamo fatto sesso orale e la sua espressione non presagiva niente di buono.
c) Non lo cerco. Non mi ha voluto dare il suo numero di telefono...
MAGGIORANZA DI RISPOSTE A
Pantera: il richiamo dei tuoi ferormoni riesce a catturare anche il maschio più reticente. Sai prenderlo per la gola, per il cavallo dei pantaloni e anche per il portafoglio, che è la cosa a cui tiene di più dopo sua madre e il Ferrari Testarossa. Aggressiva quanto basta, miciona quanto basta, difendi con le unghie e coi denti la tua preda finché non ne vedi apparire una migliore all’orizzonte, dopodiché ti eclissi senza fornire spiegazioni: lui, a quel punto, tirerà un sospiro di sollievo e tornerà alle sue vecchie abitudini: bianco con gli amici e partita di strip-poker il venerdì sera.
MAGGIORANZA DI RISPOSTE B
Pantegana: i tuoi ferormoni sono l’ideale come diserbante, visto che riesci a fare terra bruciata tutt’intorno a te. Se riesci a prendere un uomo, è per la collottola e di solito si divincola talmente tanto che lo liberi immediatamente, prima che i vicini chiamino le forze dell’ordine a causa delle urla disumane provenienti dal tuo appartamento. Non hai bisogno di inventare scuse per lasciare un uomo ma riesci a berti tutte le fregnacce che un uomo ti propina pur di non uscire con te. Il complimento migliore che hai mai ricevuto è: “Hai l’ascella un po’ pezzata o vivi vicino ad una discarica?”
MAGGIORANZA DI RISPOSTE C
Senza definizione. Cosa sei? Sei sicura di essere viva o vegeti e basta? Sai che esistono le creme depilanti e i rasoi o credi di vivere ancora nel giurassico? Esci, vedi gente, fai cose, confrontati col mondo: hanno inventato la TV, esiste internet, in casi estremi vai in una bocciofila e medita sulle palle in movimento, che saranno forse le ultime palle che vedrai. Non soffri di solitudine e gli altri di ciò ti sono grati. Se ti ritirassi in un eremo sull’Everest non se ne accorgerebbe nessuno a parte i Lama ( gli animali, cosa avevi capito? ), che verrebbero a sputarti in faccia nel momento stesso in cui provi ad uscire di casa.
a) Dal suo profumo di marca, dal vestito firmato semplicemente impeccabile, dal rigonfiamento nel cavallo dei pantaloni che ti fa presagire momenti da “Mille e una notte” e dal rigonfiamento nella tasca posteriore che presuppone una rendita mica male...
b ) Appena ti vede ti apostrofa con un “Tipa, c’hai qualche spicciolo?” e tu non resisti al suo profumo che è un misto tra l’eau de Cassonett e l’Arbre magique alla vaniglia calpestato con gli stivali che hai usato al maneggio...
c) Perché, esiste?
Hai deciso di invitare a cena il ragazzo appena conosciuto al supermercato. Con quale menù decidi di stupirlo?
a) Branzino al sale, ratatuille di verdure con salsa alla senape e vinaigrette, mousse di frutti di bosco in crosta, fragole e Champagne. Tutto comprato da Peck, in Duomo, a Milano. Ero al supermercato perché mi ero persa...
b ) Trippa e Bonarda. E se arrivo prima che puliscano la zona del mercato, magari anche dei cachi.
c) Menù? Sono in fasce ascetica, meditazione e incensi. Se ha fame mangia quelli.
Stasera è la grande sera: come ti prepari all’incontro galante?
a) Giornata in beauty-farm: manicure, pedicure, depilazione totale comprese le parti intime, massaggio zonale, linfatico, drenante, ayurvedico, hot-stone, shiatsu, facciale, podale, inguinale (il massaggiatore è davvero un gran bel fusto...)
b ) Depilazione fai-da-te con rischio “mi sono dimenticata il dietro dei polpacci”, strappo dei baffetti, strappo delle sopracciglia, spremitura di brufoli e punti neri e sciacquatina di ascelle, tanto il sesso orale la prima volta non si fa...
c) Se mi vuole è perché gli piaccio come sono, pelo a pelo.
Dopo la serata, lui non si fa vivo. Cosa fai?
a) Non lo cerco. Daltronde sono solo 5 ore che non ci vediamo. Chiamerà lui. Deve. Ha dimenticato il portafoglio a casa mia, dopo che l’ho lasciato inavvertitamente scivolare nella mia borsa.
b ) Non lo cerco. Abbiamo fatto sesso orale e la sua espressione non presagiva niente di buono.
c) Non lo cerco. Non mi ha voluto dare il suo numero di telefono...
MAGGIORANZA DI RISPOSTE A
Pantera: il richiamo dei tuoi ferormoni riesce a catturare anche il maschio più reticente. Sai prenderlo per la gola, per il cavallo dei pantaloni e anche per il portafoglio, che è la cosa a cui tiene di più dopo sua madre e il Ferrari Testarossa. Aggressiva quanto basta, miciona quanto basta, difendi con le unghie e coi denti la tua preda finché non ne vedi apparire una migliore all’orizzonte, dopodiché ti eclissi senza fornire spiegazioni: lui, a quel punto, tirerà un sospiro di sollievo e tornerà alle sue vecchie abitudini: bianco con gli amici e partita di strip-poker il venerdì sera.
MAGGIORANZA DI RISPOSTE B
Pantegana: i tuoi ferormoni sono l’ideale come diserbante, visto che riesci a fare terra bruciata tutt’intorno a te. Se riesci a prendere un uomo, è per la collottola e di solito si divincola talmente tanto che lo liberi immediatamente, prima che i vicini chiamino le forze dell’ordine a causa delle urla disumane provenienti dal tuo appartamento. Non hai bisogno di inventare scuse per lasciare un uomo ma riesci a berti tutte le fregnacce che un uomo ti propina pur di non uscire con te. Il complimento migliore che hai mai ricevuto è: “Hai l’ascella un po’ pezzata o vivi vicino ad una discarica?”
MAGGIORANZA DI RISPOSTE C
Senza definizione. Cosa sei? Sei sicura di essere viva o vegeti e basta? Sai che esistono le creme depilanti e i rasoi o credi di vivere ancora nel giurassico? Esci, vedi gente, fai cose, confrontati col mondo: hanno inventato la TV, esiste internet, in casi estremi vai in una bocciofila e medita sulle palle in movimento, che saranno forse le ultime palle che vedrai. Non soffri di solitudine e gli altri di ciò ti sono grati. Se ti ritirassi in un eremo sull’Everest non se ne accorgerebbe nessuno a parte i Lama ( gli animali, cosa avevi capito? ), che verrebbero a sputarti in faccia nel momento stesso in cui provi ad uscire di casa.
martedì 16 ottobre 2007
Segretarie
“Ti dico che è già da un pezzo che è in bagno…”
“Ma quanto sarà, all’incirca?”
“Più di cinque minuti tutti…”
“E vabbè, non mi sembra il caso di agitarsi per cinque minuti, no? Starà facendo… insomma, ognuno ha i suoi tempi”
“E se fosse morto?”
“Ma dai, su! Non saltare a conclusioni affrettate…”
“Io busso”
“Scusa, prima prova a vedere se si apre la porta, no?”
clac clac
“Questa è chiusa. Provo a bussare”
toc toc toc…
“Niente. Prova con l’altra”
clac clac
“Anche questa è chiusa…”
toc toc toc…
“Direttore, è lì?”
“Niente, non risponde. Te l’ho detto, per me è morto. Di solito è così veloce…”
“Ma tu che ne sai, scusa? Gli cronometri le pisciate?”
“No, però sono mesi che sono la sua assistente personale, conosco le sue abitudini e ti posso dire con certezza che se deve fare qualcosa di… come dire, corposo, preferisce aspettare e andare a casa sua, nel suo bagno…”
“Accipicchia, quanto sei informata”
“Eh, beh… te l’ho detto, sono mesi che lavoro al suo fianco, certe cose le so”
“… quindi adesso che si fa?”
“Non lo so. Sfondiamo la porta? Chiamiamo i vigili del fuoco? Un fabbro?”
“A me lo domandi? Sei tu la sua assistente personale”
“Sì, ma se è morto è morto anche per te, mica solo per me, quindi aiutami”
“Aiutami? Così adesso io dovrei aiutarti! Com’è che quando avevo bisogno io, hai sempre evitato di darmi una mano?”
“Scusa, ma cosa intendi dire?”
“Intendo dire che quando ho chiesto un aumento, tu mi hai detto che non era il momento adatto per fare certe richieste e poi ho scoperto che l’aveva dato a te!”
“Quello è solo un episodio…”
“E quella volta che ti ho dato l’idea del plastificatore che rilega e fascicola i dossier? L’hai spacciata come una tua idea e hai avuto il premio produzione a fine anno. Ma quella era una mia idea!”
“Senti, non mi sembra il caso di stare a cincischiare su queste cose davanti alla morte…”
“Ma no, non sia mai! Secondo te quand’è il momento giusto? E comunque sappi che col nuovo direttore non avrai vita facile…”
“Passiamo alle minacce? Non credere di riuscire a farmi le scarpe, carina…”
“No, no, tesoro, sei tu che non capisci… avevo già cominciato a farmi furba, cosa credi? O pensavi che sarei stata buona buona al mio posto senza reagire?”
“Cosa intendi dire?”
“Intendo dire che avevo una relazione col direttore!”
“Anche tu?”
“Eh? … come sarebbe a di…”
“Brutta puttanella, ecco con chi si vedeva quando non veniva da me!”
“Da te? Aveva una relazione anche con te?”
“Certo, bellezza! Come pensi che abbia fatto ad ottenere tutto quello che ho ottenuto? Quando sono entrata qui dentro non sapevo manco da che parte si apriva un block-notes”
“Però le gambe hai sempre saputo come aprirle, vero?”
“In guerra e in affari tutto è lecito. Se sono più sveglia di te prenditela solo con te stessa”
“A prescindere che non conosci nemmeno i proverbi, si dice “In guerra e in amore tutto è lecito”, capra!”
“Amore? Perché, qui si parla di amore? Dimmi, tu ne eri forse innamorata?”
“Io? Ma sei matta? Di uno cosi, poi. Sempre sudato, con l’alito pesante… A volte era veramente uno strazio stargli vicino, ma volevo diventare la sua nuova assistente e vederti strisciare…”
“Invece adesso è morto, contenta? Dobbiamo fare qualcosa, chiamare qualcuno…”
tric trac
gneeeeeec
“Bene, eccole qui le due sanguisughe, le giovani zoccoline con cui mio marito si divertiva…”
“… ommioddio, signora… no, guardi… non è vero niente, son cose che si dicono…”
“… nei momenti di panico, vede… Suo marito, ecco… noi crediamo che…”
“Che sia morto, ho sentito”
“Ma lei, mi scusi, perché non ha risposto, prima, quando abbiamo bussato”
“Perché ero in un momento… “topico” e speravo che non rispondendo mi avreste lasciato in pace”
“Ma così noi abbiamo creduto…”
“… giustamente, vede… che suo marito, il direttore…”
“… fosse morto”
“Beh, anche se così fosse non sarebbe una gran perdita”
“Come dice?”
“Ma sì, cosa credete? Voi ci andavate a letto per far carriera, chi in un modo chi in un altro, ma io, io sono l’unica che è riuscito a sposarlo, a farsi mantenere, a fargli firmare un contratto prematrimoniale plurimilionario”
“Siamo due dilettanti”
“Due stupide”
“La prego, ci aiuti a capire: in cosa abbiamo sbagliato?”
“Sì, ci dia qualche consiglio. Per il futuro…”
“Non so, non credo siate in grado di imparare. Ci si nasce, con certi talenti. Il talento di imbrigliare un uomo, di abbindolarlo, di portarlo sia all’estasi che nell’abisso più nero. Ci vuole predisposizione d’animo. E poi, cosa credete? Anche io mi sono presa le mie piccole soddisfazioni”
“In che senso?”
“Anche lei lo…”
“Tradiva? Certo, che diamine, ma sono sempre stata molto accorta, molto prudente. Tenevo un’agenda dei suoi appuntamenti, una tabella con le tempistiche di spostamento, le mappe dei tragitti… Ogni volta mi organizzavo in modo da non essere scoperta. Il giardiniere è stato il primo; un angelo biondo con due spalle così, sempre abbronzato, muscoloso... Poi è venuto il mobiliere: abbiamo cambiato arredamento più volte noi che uno show room. Poi l’autista. Prima portava lui in ufficio e poi tornava da me. E via via tutti gli altri”
“Ma noi… credevamo che lei fosse… sì, insomma, sembrava che l’amasse”
“Sul serio! Una coppia invidiabile”
“Amarlo? Ah ah ah ah ah… Dovevo fingere. Per contratto. Vedete, sul contratto c’è una clausola che dice che se l’avessi tradito avrei perso tutti i benefici acquisiti col matrimonio e lui avrebbe potuto chiedere il divorzio senza che da parte mia vi fosse la minima richiesta di denaro. Ma adesso che lui è morto…”
tric trac
gneeeeeec
“Siete licenziate. Tutte e tre”
“Ma quanto sarà, all’incirca?”
“Più di cinque minuti tutti…”
“E vabbè, non mi sembra il caso di agitarsi per cinque minuti, no? Starà facendo… insomma, ognuno ha i suoi tempi”
“E se fosse morto?”
“Ma dai, su! Non saltare a conclusioni affrettate…”
“Io busso”
“Scusa, prima prova a vedere se si apre la porta, no?”
clac clac
“Questa è chiusa. Provo a bussare”
toc toc toc…
“Niente. Prova con l’altra”
clac clac
“Anche questa è chiusa…”
toc toc toc…
“Direttore, è lì?”
“Niente, non risponde. Te l’ho detto, per me è morto. Di solito è così veloce…”
“Ma tu che ne sai, scusa? Gli cronometri le pisciate?”
“No, però sono mesi che sono la sua assistente personale, conosco le sue abitudini e ti posso dire con certezza che se deve fare qualcosa di… come dire, corposo, preferisce aspettare e andare a casa sua, nel suo bagno…”
“Accipicchia, quanto sei informata”
“Eh, beh… te l’ho detto, sono mesi che lavoro al suo fianco, certe cose le so”
“… quindi adesso che si fa?”
“Non lo so. Sfondiamo la porta? Chiamiamo i vigili del fuoco? Un fabbro?”
“A me lo domandi? Sei tu la sua assistente personale”
“Sì, ma se è morto è morto anche per te, mica solo per me, quindi aiutami”
“Aiutami? Così adesso io dovrei aiutarti! Com’è che quando avevo bisogno io, hai sempre evitato di darmi una mano?”
“Scusa, ma cosa intendi dire?”
“Intendo dire che quando ho chiesto un aumento, tu mi hai detto che non era il momento adatto per fare certe richieste e poi ho scoperto che l’aveva dato a te!”
“Quello è solo un episodio…”
“E quella volta che ti ho dato l’idea del plastificatore che rilega e fascicola i dossier? L’hai spacciata come una tua idea e hai avuto il premio produzione a fine anno. Ma quella era una mia idea!”
“Senti, non mi sembra il caso di stare a cincischiare su queste cose davanti alla morte…”
“Ma no, non sia mai! Secondo te quand’è il momento giusto? E comunque sappi che col nuovo direttore non avrai vita facile…”
“Passiamo alle minacce? Non credere di riuscire a farmi le scarpe, carina…”
“No, no, tesoro, sei tu che non capisci… avevo già cominciato a farmi furba, cosa credi? O pensavi che sarei stata buona buona al mio posto senza reagire?”
“Cosa intendi dire?”
“Intendo dire che avevo una relazione col direttore!”
“Anche tu?”
“Eh? … come sarebbe a di…”
“Brutta puttanella, ecco con chi si vedeva quando non veniva da me!”
“Da te? Aveva una relazione anche con te?”
“Certo, bellezza! Come pensi che abbia fatto ad ottenere tutto quello che ho ottenuto? Quando sono entrata qui dentro non sapevo manco da che parte si apriva un block-notes”
“Però le gambe hai sempre saputo come aprirle, vero?”
“In guerra e in affari tutto è lecito. Se sono più sveglia di te prenditela solo con te stessa”
“A prescindere che non conosci nemmeno i proverbi, si dice “In guerra e in amore tutto è lecito”, capra!”
“Amore? Perché, qui si parla di amore? Dimmi, tu ne eri forse innamorata?”
“Io? Ma sei matta? Di uno cosi, poi. Sempre sudato, con l’alito pesante… A volte era veramente uno strazio stargli vicino, ma volevo diventare la sua nuova assistente e vederti strisciare…”
“Invece adesso è morto, contenta? Dobbiamo fare qualcosa, chiamare qualcuno…”
tric trac
gneeeeeec
“Bene, eccole qui le due sanguisughe, le giovani zoccoline con cui mio marito si divertiva…”
“… ommioddio, signora… no, guardi… non è vero niente, son cose che si dicono…”
“… nei momenti di panico, vede… Suo marito, ecco… noi crediamo che…”
“Che sia morto, ho sentito”
“Ma lei, mi scusi, perché non ha risposto, prima, quando abbiamo bussato”
“Perché ero in un momento… “topico” e speravo che non rispondendo mi avreste lasciato in pace”
“Ma così noi abbiamo creduto…”
“… giustamente, vede… che suo marito, il direttore…”
“… fosse morto”
“Beh, anche se così fosse non sarebbe una gran perdita”
“Come dice?”
“Ma sì, cosa credete? Voi ci andavate a letto per far carriera, chi in un modo chi in un altro, ma io, io sono l’unica che è riuscito a sposarlo, a farsi mantenere, a fargli firmare un contratto prematrimoniale plurimilionario”
“Siamo due dilettanti”
“Due stupide”
“La prego, ci aiuti a capire: in cosa abbiamo sbagliato?”
“Sì, ci dia qualche consiglio. Per il futuro…”
“Non so, non credo siate in grado di imparare. Ci si nasce, con certi talenti. Il talento di imbrigliare un uomo, di abbindolarlo, di portarlo sia all’estasi che nell’abisso più nero. Ci vuole predisposizione d’animo. E poi, cosa credete? Anche io mi sono presa le mie piccole soddisfazioni”
“In che senso?”
“Anche lei lo…”
“Tradiva? Certo, che diamine, ma sono sempre stata molto accorta, molto prudente. Tenevo un’agenda dei suoi appuntamenti, una tabella con le tempistiche di spostamento, le mappe dei tragitti… Ogni volta mi organizzavo in modo da non essere scoperta. Il giardiniere è stato il primo; un angelo biondo con due spalle così, sempre abbronzato, muscoloso... Poi è venuto il mobiliere: abbiamo cambiato arredamento più volte noi che uno show room. Poi l’autista. Prima portava lui in ufficio e poi tornava da me. E via via tutti gli altri”
“Ma noi… credevamo che lei fosse… sì, insomma, sembrava che l’amasse”
“Sul serio! Una coppia invidiabile”
“Amarlo? Ah ah ah ah ah… Dovevo fingere. Per contratto. Vedete, sul contratto c’è una clausola che dice che se l’avessi tradito avrei perso tutti i benefici acquisiti col matrimonio e lui avrebbe potuto chiedere il divorzio senza che da parte mia vi fosse la minima richiesta di denaro. Ma adesso che lui è morto…”
tric trac
gneeeeeec
“Siete licenziate. Tutte e tre”
venerdì 12 ottobre 2007
Pausa
La sua ultima notte di lavoro accese le macchine alle ventidue e trenta in punto e programmò il timer per le sette e trenta del giorno successivo. Come tutte le sere da quando un anno prima, per libera scelta, si era fatto assegnare al turno di notte. Cinque giorni continuativi e uno di riposo assoluto. A chi gli chiedeva una spiegazione, opponeva un silenzio divertito. Non c’erano spiegazioni. Così come non c’entravano niente con la sua decisione gli alti straordinari, il pingue premio annuale di produttività, eventuali delusioni amorose, crisi religiose, timore di disoccupazione e via dicendo.
Il fatto è che una mattina, improvvisamente, aveva provato una voglia feroce di assentarsi. Di scomparire.
La notte l’aveva accolto. Nella notte aveva trovato un rifugio materno. La notte gli aveva insegnato l’orgoglio della propria solitudine e instillata la pena per la banalità degli altri. La notte lo aveva tenuto lontano dallo spasmodico ringhiare degli ordinati ranghi.
Ma ora, altrettanto improvvisamente, si era reso conto di quanto poco, in realtà, sapeva della notte.
Era giunto il momento delle presentazioni, signora notte.
Con un ultimo sguardo ai macchinari che ronzavano indifferenti sotto il pallido riflesso dei neon, si sfilò i guanti e aprì la porta che dava sulla notte.
L’aria frizzante accarezzò la pelle del suo viso ed un piacevole brivido gli percorse la spina dorsale. Provò, per un impercettibile istante, la consapevolezza di sentirsi vivo, di respirare l’energia del mondo. Istintivamente la sua mano corse alla tasca destra della tuta da lavoro, ma il vuoto fu l’unica cosa che le sue dita strinsero. Restò un istante così, perplesso, si voltò in direzione delle macchine per assicurarsi che tutto fosse a posto poi con indolenza si incamminò per lo stradone.
La notte era estaticamente silenziosa. Il caotico baccano del traffico mattutino aveva lasciato il posto ad un concerto di suoni nuovi. Era da tempo che non prestava ascolto al silenzio, quello vero, quello fatto di fronde mosse dal vento e di grilli.
Così, assorto nell’ascolto di quei suoni quasi dimenticati, raggiunse il distributore di benzina all’angolo e si diresse verso il distributore automatico di sigarette.
L’ampio spazio davanti alla struttura bassa e ormai scrostata era illuminato quasi a giorno. Il neon blu e rosso della scritta “Free Shop” produceva un fastidioso ronzio quando la scritta Free scompariva e riappariva, ad intermittenza.
All’interno del negozio, seduto sull’alto sgabello dietro alla cassa, la testa penzoloni sul petto e la schiena appoggiata allo scaffale, il benzinaio dormiva profondamente, cullato probabilmente dal sottofondo musicale della filodiffusione.
Si fermò davanti al distributore di sigarette e con un dito ne scorse l’elenco. C’era qualcosa che gli sfuggiva, ma non ebbe il tempo di capirlo perché un rumore lo distrasse.
Un’auto sopraggiunse sgommando e frenò davanti ad una delle pompe con uno stridio di gomme, fermandosi miracolosamente poco prima della colonna d’erogazione del carburante.
Lui, le spalle rivolte al distributore di sigarette, aveva osservato la scena con aria quasi indifferente. Dovevano essere i soliti ragazzi troppo giovani e troppo ubriachi, a cui un genitore troppo incosciente aveva dato il permesso di usare una macchina troppo potente e di cui si sarebbe letto sempre con troppo rammarico il giorno dopo nelle colonne di cronaca di un quotidiano.
Il motore si spense e l’auto fece un piccolo balzo in avanti. La portiera del lato guidatore si spalancò e ne uscì una ragazza bionda che la richiuse dietro di sé con violenza. Passando dietro all’auto si diresse verso la colonnina del self service, poi si accorse della sua presenza.
“Mi faccia il pieno, per favore, e in fretta!” esclamò nervosamente.
“Ma… io…” balbettò sottovoce. Poi, voltandosi verso la finestra del negozio dall’insegna sfrigolante, si accorse che il benzinaio non si era accorto di nulla e che stava tranquillamente continuando a dormire.
Tornò ad osservare la ragazza bionda, che aveva appoggiato la schiena alla colonnina del self service e si stava asciugando gli occhi. Si voltò di nuovo verso di lui.
“Allora, è sordo? Vuole farmi questo maledetto pieno?” La voce della ragazza si alzò di tono, risultando quasi stridula.
Con riluttanza lui si diresse verso la pompa più vicina all’auto. Quando passò di fianco alla ragazza, questa sgarbatamente gli mise in mano le chiavi dell’auto. Nel prenderle lui si soffermò per un attimo ad osservarla. Poteva avere al massimo trent’anni, ma il trucco sbavato e gli occhi arrossati le davano un aspetto molto più adulto e più vissuto.
“Cos’ha da guardare?” gli domandò sollevando il mento, in un gesto quasi di sfida.
“Nulla, nulla. Mi domandavo… se per caso ha bisogno di aiuto…” adesso aveva capito: la sua tuta blu col marchio dell’azienda inscritto nell’ovale rosso lo faceva somigliare ad un benzinaio. Facile equivocare.
“Faccia il pieno e non s’immischi” fu la secca risposta della ragazza, che si mise a frugare nella borsetta, ignorandolo.
Lui svitò il tappo del serbatoio dell’auto e, dopo aver prelevato la pistola della benzina verde, azionò il dispositivo. Da cosa stava scappando quella ragazza? Cosa aveva generato la sua sofferenza? Per chi stava versando quelle lacrime? Si accorse di porsi queste domande istintivamente, ma si rese anche conto di non desiderare una risposta. La pompa si bloccò; estrasse la pistola e la rimise nella scanalatura. Il display segnava 48,76 euro.
Quando si voltò verso la ragazza, questa gli porse una banconota da 50 euro e si diresse velocemente verso il posto di guida.
“Aspetti… e il resto?” le domandò seguendola, ma lei aveva già messo in moto ed era ripartita sgommando.
Il rombo dell’auto si perse nel buio della notte. Tutto tornò silenzioso come pochi istanti prima. Di nuovo il verso dei grilli, di nuovo il sospiro del vento. Di nuovo il ronzio fastidioso dell’insegna intermittente.
Abbassò lo sguardo sulla banconota che aveva in mano. Stette un poco ad osservarla poi rialzò il viso e si diresse verso il negozio. Entrò senza far rumore ed infilò delicatamente la banconota nel taschino della tuta del benzinaio. Questi continuò a dormire, ignaro, cullato dalle dolci note di un’aria di Chopin.
Uscì di nuovo nella notte e si incamminò verso le sue macchine, verso il suo lavoro, verso gli attrezzi e gli odori che conosceva e che gli davano un senso di sicurezza, di familiarità.
Quando fu di nuovo in officina si chiuse la porta alle spalle e vi ci si appoggiò, cercando di ricordare il motivo che l’aveva spinto ad uscire. Gli tornò in mente il distributore automatico di sigarette e si ricordò che non le aveva comprate.
Sorrise. Il sorriso divenne una risata sonora, unico indizio di umanità in mezzo al meccanico rumore. Si era appena ricordato che aveva smesso di fumare due mesi prima.
Il fatto è che una mattina, improvvisamente, aveva provato una voglia feroce di assentarsi. Di scomparire.
La notte l’aveva accolto. Nella notte aveva trovato un rifugio materno. La notte gli aveva insegnato l’orgoglio della propria solitudine e instillata la pena per la banalità degli altri. La notte lo aveva tenuto lontano dallo spasmodico ringhiare degli ordinati ranghi.
Ma ora, altrettanto improvvisamente, si era reso conto di quanto poco, in realtà, sapeva della notte.
Era giunto il momento delle presentazioni, signora notte.
Con un ultimo sguardo ai macchinari che ronzavano indifferenti sotto il pallido riflesso dei neon, si sfilò i guanti e aprì la porta che dava sulla notte.
L’aria frizzante accarezzò la pelle del suo viso ed un piacevole brivido gli percorse la spina dorsale. Provò, per un impercettibile istante, la consapevolezza di sentirsi vivo, di respirare l’energia del mondo. Istintivamente la sua mano corse alla tasca destra della tuta da lavoro, ma il vuoto fu l’unica cosa che le sue dita strinsero. Restò un istante così, perplesso, si voltò in direzione delle macchine per assicurarsi che tutto fosse a posto poi con indolenza si incamminò per lo stradone.
La notte era estaticamente silenziosa. Il caotico baccano del traffico mattutino aveva lasciato il posto ad un concerto di suoni nuovi. Era da tempo che non prestava ascolto al silenzio, quello vero, quello fatto di fronde mosse dal vento e di grilli.
Così, assorto nell’ascolto di quei suoni quasi dimenticati, raggiunse il distributore di benzina all’angolo e si diresse verso il distributore automatico di sigarette.
L’ampio spazio davanti alla struttura bassa e ormai scrostata era illuminato quasi a giorno. Il neon blu e rosso della scritta “Free Shop” produceva un fastidioso ronzio quando la scritta Free scompariva e riappariva, ad intermittenza.
All’interno del negozio, seduto sull’alto sgabello dietro alla cassa, la testa penzoloni sul petto e la schiena appoggiata allo scaffale, il benzinaio dormiva profondamente, cullato probabilmente dal sottofondo musicale della filodiffusione.
Si fermò davanti al distributore di sigarette e con un dito ne scorse l’elenco. C’era qualcosa che gli sfuggiva, ma non ebbe il tempo di capirlo perché un rumore lo distrasse.
Un’auto sopraggiunse sgommando e frenò davanti ad una delle pompe con uno stridio di gomme, fermandosi miracolosamente poco prima della colonna d’erogazione del carburante.
Lui, le spalle rivolte al distributore di sigarette, aveva osservato la scena con aria quasi indifferente. Dovevano essere i soliti ragazzi troppo giovani e troppo ubriachi, a cui un genitore troppo incosciente aveva dato il permesso di usare una macchina troppo potente e di cui si sarebbe letto sempre con troppo rammarico il giorno dopo nelle colonne di cronaca di un quotidiano.
Il motore si spense e l’auto fece un piccolo balzo in avanti. La portiera del lato guidatore si spalancò e ne uscì una ragazza bionda che la richiuse dietro di sé con violenza. Passando dietro all’auto si diresse verso la colonnina del self service, poi si accorse della sua presenza.
“Mi faccia il pieno, per favore, e in fretta!” esclamò nervosamente.
“Ma… io…” balbettò sottovoce. Poi, voltandosi verso la finestra del negozio dall’insegna sfrigolante, si accorse che il benzinaio non si era accorto di nulla e che stava tranquillamente continuando a dormire.
Tornò ad osservare la ragazza bionda, che aveva appoggiato la schiena alla colonnina del self service e si stava asciugando gli occhi. Si voltò di nuovo verso di lui.
“Allora, è sordo? Vuole farmi questo maledetto pieno?” La voce della ragazza si alzò di tono, risultando quasi stridula.
Con riluttanza lui si diresse verso la pompa più vicina all’auto. Quando passò di fianco alla ragazza, questa sgarbatamente gli mise in mano le chiavi dell’auto. Nel prenderle lui si soffermò per un attimo ad osservarla. Poteva avere al massimo trent’anni, ma il trucco sbavato e gli occhi arrossati le davano un aspetto molto più adulto e più vissuto.
“Cos’ha da guardare?” gli domandò sollevando il mento, in un gesto quasi di sfida.
“Nulla, nulla. Mi domandavo… se per caso ha bisogno di aiuto…” adesso aveva capito: la sua tuta blu col marchio dell’azienda inscritto nell’ovale rosso lo faceva somigliare ad un benzinaio. Facile equivocare.
“Faccia il pieno e non s’immischi” fu la secca risposta della ragazza, che si mise a frugare nella borsetta, ignorandolo.
Lui svitò il tappo del serbatoio dell’auto e, dopo aver prelevato la pistola della benzina verde, azionò il dispositivo. Da cosa stava scappando quella ragazza? Cosa aveva generato la sua sofferenza? Per chi stava versando quelle lacrime? Si accorse di porsi queste domande istintivamente, ma si rese anche conto di non desiderare una risposta. La pompa si bloccò; estrasse la pistola e la rimise nella scanalatura. Il display segnava 48,76 euro.
Quando si voltò verso la ragazza, questa gli porse una banconota da 50 euro e si diresse velocemente verso il posto di guida.
“Aspetti… e il resto?” le domandò seguendola, ma lei aveva già messo in moto ed era ripartita sgommando.
Il rombo dell’auto si perse nel buio della notte. Tutto tornò silenzioso come pochi istanti prima. Di nuovo il verso dei grilli, di nuovo il sospiro del vento. Di nuovo il ronzio fastidioso dell’insegna intermittente.
Abbassò lo sguardo sulla banconota che aveva in mano. Stette un poco ad osservarla poi rialzò il viso e si diresse verso il negozio. Entrò senza far rumore ed infilò delicatamente la banconota nel taschino della tuta del benzinaio. Questi continuò a dormire, ignaro, cullato dalle dolci note di un’aria di Chopin.
Uscì di nuovo nella notte e si incamminò verso le sue macchine, verso il suo lavoro, verso gli attrezzi e gli odori che conosceva e che gli davano un senso di sicurezza, di familiarità.
Quando fu di nuovo in officina si chiuse la porta alle spalle e vi ci si appoggiò, cercando di ricordare il motivo che l’aveva spinto ad uscire. Gli tornò in mente il distributore automatico di sigarette e si ricordò che non le aveva comprate.
Sorrise. Il sorriso divenne una risata sonora, unico indizio di umanità in mezzo al meccanico rumore. Si era appena ricordato che aveva smesso di fumare due mesi prima.
mercoledì 10 ottobre 2007
La defecazio nei secoli
Defecare, nella preistoria, non è sempre stato facile come bere un bicchier d’acqua, anzi!
Uno dei difetti più sgradevoli della preistoria era principalmente la mancanza di privacy.
Non essendo ancora nato Vespasiano, nessuno aveva pensato ai vespasiani; non essendo ancora nati i linguaggi, nessuno aveva inventato il water closed e questo solo per citare due esempi.
Praticamente il mondo era una latrina a cielo aperto e fin qui niente di grave, considerato che gli esseri umani erano davvero pochi e che i dinosauri, notevoli produttori di escrementi, si sarebbero estinti di lì a poco.
Lo stimolo poteva coglierti in qualsiasi momento, qualsiasi cosa tu stessi facendo. Eri a caccia? Trac, lo stimolo. Allora ti appartavi un momentino e giù il prodottino. La cosa più sgradevole che poteva succedere era che anche al dinosauro in questione scappasse la “cacchina” e la scaricasse su di te, ignaro e impotente.
Probabilmente è da una situazione come questa che è nata l’espressione “siamo nella merda fino al collo”.
L’importante, però, era uscirne prima che si seccasse per evitare l’effetto “maschera d’argilla”, che finché la fai con l’argilla ha i suoi effetti benefìci, con la merda invece...
Col tempo, l’uomo preistorico fece tesoro dell’esperienza e cominciò a defecare in zone boschive. Qui, almeno, potevi evitare che qualcuno ti scaricasse addosso i propri rifiuti. Naturalmente farlo nel bosco aveva i suoi disagi che consistevano perlopiù in “con che cosa mi pulisco il culo?”. Le piante preistoriche erano di dimensioni abnormi e altrettanto abnormi erano le foglie, i fili d’erba e via discorrendo. L’homo, a differenza di tutto ciò che lo circondava, è sempre stato della stessa misura, quindi pulirsi significava fare degli sforzi sovrumani. Dopo aver “ejettato” dovevi scegliere la foglia più piccola e staccarla a colpi di machete, ma il machete ancora non era stato inventato. Ci si doveva, quindi, arrampicare sul fusto e gettare sul picciolo della foglia scelta e sperare che nell’impatto questa si rompesse. Il tutto andava fatto più e più volte, fino al raggiungimento del risultato sperato, dopodiché ti rendevi conto che anche se non ti pulivi il culo andava bene lo stesso.
Nacquero così le virgole.
Le donne, che anche all’epoca - e foreverenever - erano un po’ più evolute degli uomini, nonché mezze calzette in quanto a forza fisica, ci erano già arrivate da tempo, ma almeno loro sceglievano delle grotte, per espletare i propri bisogni.
E fu così che nacquero i disegni rupestri. Gli esperti archeologi si ostinano a dire che i materiali usati per disegnare i vari graffiti trovati in grotte famose vanno dal sangue di Triceratopo a linfa di qualchecosa, in realtà è solo cacca fossilizzata.
L’homo, un po’ irritato dalla prontezza di spirito delle femmine decise che l’invenzione andava perfezionata, quindi inventarono la lettura. Il problema era che i graffiti lasciati dalle donne vertevano sempre sugli stessi argomenti: come acconciare i capelli per un incontro galante? Che vino abbinare al brasato di Trachirodonte? E’ meglio l’orgasmo vaginale o quello clitorideo? Insomma, tutte cose che agli uomini non interessavano.
Così, l’homo - che nel frattempo si era evoluto in sapiens - inventò lo sport. E cominciò a portarsi al bagno qualcosa da leggere che fosse molto, molto maschio. Il problema era che non essendo ancora stata inventata la carta ma essendo almeno arrivati alle incisioni rupestri, portarsi in bagno qualcosa da leggere significava avere dei muscoli notevoli. Normalmente, una giornale sportivo dell’epoca aveva un formato tipo tabloid e una foliazione di almeno due quartini ed è forse per questo motivo che gli uomini più deboli dovettero per forza accontentarsi di leggere solo cose femminili e diventarono gay.
L’evoluzione della defecazio arrivò ad un punto tale per cui, nella Francia del Re Sole, essendo le nobili chiappe molto indaffarate tra partite a polo, tornei di volano, sfide a pulce e un tiro di scherma en passant, si decise che non doveva essere la nobiltà a doversi recare in bagno, ma doveva essere il bagno a recarsi alla nobiltà.
Un po’ come la questione di Maometto e la montagna.
Nacque così il garcon pipì, che non era nient’altro che un povero sfigato con al collo un mastellone, costretto a seguire la nobiltà tutta durante il suo cazzeggiare nei parchi e a sostenere il cesso portatile durante l’evacuazione di nobili vesciche e nobili ani. Più fortunate erano le donne, che portavano lunghe gonne di stoffe damascate e crinolina e mutande col buco in mezzo: bastava che aprissero le gambe e lasciassero soavemente cadere e loro dorate produzioni e voilà, i giochi erano fatti. Ma non è tutto: i nobili avevano la sala da bagno privata e dotata di ogni comfort, tra cui anche un oggetto che all’inizio fu visto solo come un complemento d’arredo, visto che nessuno lo usava: il bidet. Si sa che in Francia l’uso di lavarsi le regali terga era poco in voga e da qui nacque la simpatica espressione: “Ma che è, ti puzza il culo?”
La defecazio, nei tempi, è sempre più diventata un lusso. Disporre di un bagno, al giorno d’oggi, e ristrutturarlo e/o arredarlo secondo le moderne tecnologie costa quanto comprare un monolocale di 20 mq in Via della Spiga a Milano.
La procedura, però non cambia mai.
In compenso, si è fatto di tutto per sollevare il culo da questa gravosa incombenza: carta igienica profumata alla camomilla - così intanto il culo si addormenta ( e occhio che non russi! ) -, carta igienica colorata da abbinare al colore delle piastrelle del bagno ( ideale anche per fare della cromoterapia terapeutica contro la stitichezza ), carta igienica doppio, triplo, quadruplo velo, detergenti così delicati, addolcenti, idratanti, che si rischia di confondersi talmente da rischiare, in ufficio, la classica battuta “Hai la faccia come il culo”.
Per i più “duri”, quelli che “Sono cinque giorni che non cago e ho un cerchio alla testa” ( alla testa? è arrivata fino lì? Chissà che idee di merda... ) hanno inventato le suppostine coadiuvanti, le perettine alla glicerina, la dolce euchessina, le fave di fuca (alcuni preferiscono la fava di Luca, così ho sentito dire)...
Una soluzione efficace, comunque, è quella dei purganti.
Mi perplime solo una cosa: Drenax, Dulcolax, Agiolax... sono forse un incrocio tra un protagonista dei fumetti di Asterix e il cattivo di Matrix? E il Tenax è sempre un gel per i capelli, vero?
Comunque son convinta che con l’andare del tempo si smetterà di defecare.
Anzi, sono quasi del tutto convinta che andremo a perdere alcuni orifizi e con loro tante simpatiche espressioni.
Tra qualche centinaio di anni avremo solo cybercacca, ovvero cacca virtuale, che potremo masterizzare o salvare su hard disk esterno o chiavetta USB.
Non avremo più un sedere e nemmeno un ano e forse non esisteranno nemmeno più i gay.
Espressioni come “Ti faccio un culo così” o “Ti strizza il culo, eh?” non avranno più nessun significato.
A meno che io non mi stia sbagliando e che in futuro non si scopra che il nostro universo è un enorme, oscuro, puzzolente buco di culo!
Uno dei difetti più sgradevoli della preistoria era principalmente la mancanza di privacy.
Non essendo ancora nato Vespasiano, nessuno aveva pensato ai vespasiani; non essendo ancora nati i linguaggi, nessuno aveva inventato il water closed e questo solo per citare due esempi.
Praticamente il mondo era una latrina a cielo aperto e fin qui niente di grave, considerato che gli esseri umani erano davvero pochi e che i dinosauri, notevoli produttori di escrementi, si sarebbero estinti di lì a poco.
Lo stimolo poteva coglierti in qualsiasi momento, qualsiasi cosa tu stessi facendo. Eri a caccia? Trac, lo stimolo. Allora ti appartavi un momentino e giù il prodottino. La cosa più sgradevole che poteva succedere era che anche al dinosauro in questione scappasse la “cacchina” e la scaricasse su di te, ignaro e impotente.
Probabilmente è da una situazione come questa che è nata l’espressione “siamo nella merda fino al collo”.
L’importante, però, era uscirne prima che si seccasse per evitare l’effetto “maschera d’argilla”, che finché la fai con l’argilla ha i suoi effetti benefìci, con la merda invece...
Col tempo, l’uomo preistorico fece tesoro dell’esperienza e cominciò a defecare in zone boschive. Qui, almeno, potevi evitare che qualcuno ti scaricasse addosso i propri rifiuti. Naturalmente farlo nel bosco aveva i suoi disagi che consistevano perlopiù in “con che cosa mi pulisco il culo?”. Le piante preistoriche erano di dimensioni abnormi e altrettanto abnormi erano le foglie, i fili d’erba e via discorrendo. L’homo, a differenza di tutto ciò che lo circondava, è sempre stato della stessa misura, quindi pulirsi significava fare degli sforzi sovrumani. Dopo aver “ejettato” dovevi scegliere la foglia più piccola e staccarla a colpi di machete, ma il machete ancora non era stato inventato. Ci si doveva, quindi, arrampicare sul fusto e gettare sul picciolo della foglia scelta e sperare che nell’impatto questa si rompesse. Il tutto andava fatto più e più volte, fino al raggiungimento del risultato sperato, dopodiché ti rendevi conto che anche se non ti pulivi il culo andava bene lo stesso.
Nacquero così le virgole.
Le donne, che anche all’epoca - e foreverenever - erano un po’ più evolute degli uomini, nonché mezze calzette in quanto a forza fisica, ci erano già arrivate da tempo, ma almeno loro sceglievano delle grotte, per espletare i propri bisogni.
E fu così che nacquero i disegni rupestri. Gli esperti archeologi si ostinano a dire che i materiali usati per disegnare i vari graffiti trovati in grotte famose vanno dal sangue di Triceratopo a linfa di qualchecosa, in realtà è solo cacca fossilizzata.
L’homo, un po’ irritato dalla prontezza di spirito delle femmine decise che l’invenzione andava perfezionata, quindi inventarono la lettura. Il problema era che i graffiti lasciati dalle donne vertevano sempre sugli stessi argomenti: come acconciare i capelli per un incontro galante? Che vino abbinare al brasato di Trachirodonte? E’ meglio l’orgasmo vaginale o quello clitorideo? Insomma, tutte cose che agli uomini non interessavano.
Così, l’homo - che nel frattempo si era evoluto in sapiens - inventò lo sport. E cominciò a portarsi al bagno qualcosa da leggere che fosse molto, molto maschio. Il problema era che non essendo ancora stata inventata la carta ma essendo almeno arrivati alle incisioni rupestri, portarsi in bagno qualcosa da leggere significava avere dei muscoli notevoli. Normalmente, una giornale sportivo dell’epoca aveva un formato tipo tabloid e una foliazione di almeno due quartini ed è forse per questo motivo che gli uomini più deboli dovettero per forza accontentarsi di leggere solo cose femminili e diventarono gay.
L’evoluzione della defecazio arrivò ad un punto tale per cui, nella Francia del Re Sole, essendo le nobili chiappe molto indaffarate tra partite a polo, tornei di volano, sfide a pulce e un tiro di scherma en passant, si decise che non doveva essere la nobiltà a doversi recare in bagno, ma doveva essere il bagno a recarsi alla nobiltà.
Un po’ come la questione di Maometto e la montagna.
Nacque così il garcon pipì, che non era nient’altro che un povero sfigato con al collo un mastellone, costretto a seguire la nobiltà tutta durante il suo cazzeggiare nei parchi e a sostenere il cesso portatile durante l’evacuazione di nobili vesciche e nobili ani. Più fortunate erano le donne, che portavano lunghe gonne di stoffe damascate e crinolina e mutande col buco in mezzo: bastava che aprissero le gambe e lasciassero soavemente cadere e loro dorate produzioni e voilà, i giochi erano fatti. Ma non è tutto: i nobili avevano la sala da bagno privata e dotata di ogni comfort, tra cui anche un oggetto che all’inizio fu visto solo come un complemento d’arredo, visto che nessuno lo usava: il bidet. Si sa che in Francia l’uso di lavarsi le regali terga era poco in voga e da qui nacque la simpatica espressione: “Ma che è, ti puzza il culo?”
La defecazio, nei tempi, è sempre più diventata un lusso. Disporre di un bagno, al giorno d’oggi, e ristrutturarlo e/o arredarlo secondo le moderne tecnologie costa quanto comprare un monolocale di 20 mq in Via della Spiga a Milano.
La procedura, però non cambia mai.
In compenso, si è fatto di tutto per sollevare il culo da questa gravosa incombenza: carta igienica profumata alla camomilla - così intanto il culo si addormenta ( e occhio che non russi! ) -, carta igienica colorata da abbinare al colore delle piastrelle del bagno ( ideale anche per fare della cromoterapia terapeutica contro la stitichezza ), carta igienica doppio, triplo, quadruplo velo, detergenti così delicati, addolcenti, idratanti, che si rischia di confondersi talmente da rischiare, in ufficio, la classica battuta “Hai la faccia come il culo”.
Per i più “duri”, quelli che “Sono cinque giorni che non cago e ho un cerchio alla testa” ( alla testa? è arrivata fino lì? Chissà che idee di merda... ) hanno inventato le suppostine coadiuvanti, le perettine alla glicerina, la dolce euchessina, le fave di fuca (alcuni preferiscono la fava di Luca, così ho sentito dire)...
Una soluzione efficace, comunque, è quella dei purganti.
Mi perplime solo una cosa: Drenax, Dulcolax, Agiolax... sono forse un incrocio tra un protagonista dei fumetti di Asterix e il cattivo di Matrix? E il Tenax è sempre un gel per i capelli, vero?
Comunque son convinta che con l’andare del tempo si smetterà di defecare.
Anzi, sono quasi del tutto convinta che andremo a perdere alcuni orifizi e con loro tante simpatiche espressioni.
Tra qualche centinaio di anni avremo solo cybercacca, ovvero cacca virtuale, che potremo masterizzare o salvare su hard disk esterno o chiavetta USB.
Non avremo più un sedere e nemmeno un ano e forse non esisteranno nemmeno più i gay.
Espressioni come “Ti faccio un culo così” o “Ti strizza il culo, eh?” non avranno più nessun significato.
A meno che io non mi stia sbagliando e che in futuro non si scopra che il nostro universo è un enorme, oscuro, puzzolente buco di culo!
giovedì 4 ottobre 2007
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