"Salve, mi scusi, ehm... vorrei un collutorio per gengive delicate, una confezione di fazzoletti balsamici e una confezione di pscvrscv..."
"Di che?"
"Un collutorio per gengive delicate..."
"E fin qui ci siamo"
" ... ehm... fazzoletti balsamici..."
"E anche questo l'avevo capito"
"E... una confezione di presvsfsivi"
"Eeeeh?"
"Preservativi"
"Perché sussurra, scusi? Ha detto preservativi?"
"Sssssssh.... non c'è bisogno che lo sappiano tutti!"
"Non vedo cosa ci sia da vergognarsi"
"Beh, saranno fatti miei, no?"
"Guardi, forse le sembrerà strano, ma siamo venuti tutti al mondo dopo una scopata, sa?"
"Non ho bisogno di una lezione di biologia per saperlo"
"Se lo dice lei... Come li vuole?"
"Cosa?"
"I PRESERVATIVI"
"Già, sì, sì, certo... mah, non lo so... Normali, credo"
"Cosa intende per normali? Ho capito, le faccio vedere le confezioni"
"Ma no, non si disturbi, me ne dia una confezione normale, no?"
"Eh, già... magari lei ha bisogno di una misura particolare, oppure la sua partner è esigente...Facile dire normale. Non siamo mica tutti uguali, sa?"
"Oh, ma oggi cos'è, la giornata dell'educazione sessuale?"
"In effetti a me pare che lei sia un po' digiuno di informazioni"
"Ok, va bene, mi dia questi qui"
"Ritardanti?"
"Ritard... no, certo che no! Non ne ho bisogno!"
"Allora quali?"
"Questi qui arancioni. L'arancio è un colore positivo, solare"
"Verissimo, peccato che questi siano una misura da superdotato, vede? "Hai il pene elefantino? Questi preservativi ti calzeranno a pennello, senza fare una piega". Lei ha il pene elefantino?"
"No... credo proprio di no"
"Grosso?"
"... nno"
"Mediamente grosso?"
"... mediamente, ecco"
"Mediamente cosa?"
"Mediamente nella media. Normodotato! Insomma, quante domande, cosa vuole che ne sappia? Non l'ho mai misurato!"
"Sì, come no! Tutti i ragazzi fanno a gara coi propri amici misurandosi il pene per vedere chi ce l'ha più grosso"
"Senta, potremmo evitare questi discorsi? Grazie! ... Ma guarda te uno cosa deve sopportare solo per farsi una scopata!"
"Lo faccio per lei. Metta che la sua fidanzata abbia bisogno... che so, di uno stimolante?"
"Non è la mia fidanzata, è una che ho conosciuto ieri sera in un pub"
"Accipicchia, quanta fretta"
"Senta, in giro si parla tanto di prevenzione, di AIDS, malattie sessualmente trasmissibili, dovrebbe essere contento che cerco almeno di tutelarmi, no?"
"Contento io? E' che sono proprio cambiati i tempi... quando ero giovane io si cercava di conoscerla un po', una donna, prima di..."
"Ehi, Doc... finché si tratta di consigli sui preservativi posso ancora tollerare, però che mi si venga anche a fare la morale, questo no!"
"Allora faccia come le pare. Una confezione da tre va bene?"
"Già che ci siamo faccia da dodici"
"Alla faccia dell'ottimismo..."
"E già che ci siamo un bel ricostituente"
"Le bastano 10 flaconcini da 15 ml o devo darle la confezione maxi?"
"Guardi, sa cosa le dico? Voglio essere onesto con lei... in realtà non devo vedere nessuna, è una scusa che mi sono inventato per non dover confessare che i preservativi li compro per masturbarmi"
"Come mai?"
"Perché ho una tremenda dermatite alle mani e non vorrei attaccarmi qualcosa ai genitali"
"Dermatite? Da quanto tempo ne è affetto?"
"Da un quarto d'ora circa, cioè da quando sono entrato in questa farmacia per comprare dei preservativi!!!! Porca puzzola, ma è così difficile per lei vendermi una confezione di preservativi? Capirei se le avessi chiesto una pistola, o della droga! Pago anche, sa? Guardi, questo è il mio portafoglio e queste sono banconote ancora in corso legale, almeno finché non invecchieremo assieme nella speranza che lei mi venda quei dannati preservativi!! Pensi, magari torneremo alle vecchie lire..."
"Giovanotto, scusi..."
"Nonna, non ho ancora finito, aspetti il suo turno"
"No, senta giovanotto, per quanto riguarda i preservativi..."
"Cos'è, anche lei ha dei consigli da darmi?"
"No, no, ci mancherebbe. Volevo solo segnalarle che al supermercato qui di fronte hanno i preservativi in offerta, 24 al prezzo di 12, e sono anche colorati e aromatizzati. Mora, ribes, arancia, menta piperita. Ecco, se li compra, però, eviti quella alla menta piperita perché hanno un effetto balsamico e lasciano una certa frescura alle parti basse. Non so lei, magari ne è anche contento, però a me si addormenta tutto l'ambaradan e poi non mi diverto più. Inoltre, già che c'è, se ha intenzione di darci dentro come ho intuito dai suoi discorsi, le consiglio anche di acquistare un buon lubrificante, perché dopo cinque / sei ore di su e giù si rischia un po' di attrito. Mi raccomando anche di non tralasciare i preliminari, perché se la sua compagna è un po' timida c'è bisogno di tempo per farla arrivare a temperatura. Certe donne sono un po' come i diesel, hanno bisogno di tempo per scaldarsi, però poi van via come un treno! Quando è dentro di lei, poi, ci metta enfasi, dia delle belle spinte, lavori molto di lombi, non lesini i colpi! Ci sono donne a cui piace essere sbattute per benino. E non faccia come fanno tanti che se ne stanno zitti e li senti ansimare che non sai mai se stanno avendo un infarto o se si divertono: dica qualcosa! Ci dia dentro con le parolacce, con gli appellativi... alla donna piace anche essere maltrattata, presa con la forza. Lei la mette alla pecorina, tenendola per i capelli e vedrà come le torna il sorriso! Ce li ha un po' di giochetti sessuali? Beh, se non li ha se ne procuri un po'... qualche vibratore, un ovettino stimolante, un paio di manette e una tutina in latex. Beh, ora vada, su, che devo fare i miei acquisti"
"..."
"Giovanotto, sta bene?"
"Eh? Ah... Sì, sì... certo. Vado, grazie..."
"Ma figurati, non c'è di che"
Dlin dlooon...
"Allora signora Rita, cosa le dò oggi?"
"Una bottiglia di Soluzione Schoum e i Tena Lady"
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mercoledì 28 gennaio 2009
venerdì 21 novembre 2008
La classe non è acqua
“Sbrigati, tesoro, o faremo tardi alla premiazione”
“Ma sei proprio sicuro che sia lì dove ti hanno detto?”
“Certo che sì. Mi hanno mandato una mail riepilogativa, mi hanno chiamato e confermato tutto persino con un telegramma”
“Eppure a me suona così strano...”
“Perché? Non hai letto? Guarda: “la signoria vostra è invitata alla serata di gala che si terrà in occasione della XIII Sagra del Cavolo Verza, durante la quale verrà premiato per il racconto vincitore della 1° edizione del Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “Montalto Dora”
“Ma da quando in qua si premia qualcuno durante la sagra del Cavolo Verza, scusa?”
“Non lo so, ma io il premio l'ho vinto e vado a ritirarlo”
“E se fosse tutta una presa in giro?”
“Ma perché, scusa?”
“Ma dai! Magari è uno scherzo organizzato da quei tuoi amici deficienti con cui vi divertite a farvi sempre gli scherzi”
“Di chi parli? Del Gianlu, del Gianfri e del Giangi?”
“Ecco, già il fatto che degli uomini vicini alla cinquantina, con annessa pinguedine e riporto brillantinato, si chiamino ancora con dei diminutivi così idioti dovrebbe farti riflettere...”
“E' che tu non hai fiducia in me, nelle mie capacità”
“Beh, considerato che l'ultima volta che siete usciti sei ritornato a casa indossando dei vestiti che non erano i tuoi, con un perizoma leopardato in testa a mo' di benda ed eri completamente depilato, forse qualche dubbio sulle tue capacità intellettuali potrò averlo, no?”
“Ah, sì! Che spasso quella volta!”
“Spassoso anche il fatto che il “Gianfri” sia stato ricoverato d'urgenza per infarto al miocardio dovuto ad un eccesso di risa?”
“Eh, quella volta lì c'è mancato poco che non morisse dalle risate”
“Beh, comunque io continuo a non essere convinta di questa cosa”
“Ma perché? Se fosse stata la sagra della Pesca Nettarina sarebbe stato meglio? Ti saresti fidata?”
“Avrei avuto dei dubbi lo stesso ma quasi sicuramente meno”
“Insomma, spiegami che cos'hai contro il cavolo verza”
“Ma niente... cioè... dai, puzza!”
“E tu mettiti il profumo”
“Come se bastasse! Ma se sei tu che quando cucino il cavolfiore ti aggiri per casa con una molletta fissata sul naso per non sentirne l'odore!”
“Per una sera farò buon viso a cattivo gioco”
“Se lo fai per una sera sappi che dovrai farlo anche per il resto della tua vita”
“Quanto la fai lunga... comunque vedrai che non ci sarà puzza. Vuoi che durante una serata di gala si possa stare in una stanza che puzza di cavolo verza?”
“Beh, quella volta che hai vinto il maialino da latte durante la sagra del Cicciolo, abbiamo cenato praticamente in una stalla...”
“Sei sempre pronta a lamentarti. Cos'hai mai vinto tu? Eh? Cosa? Eh?”
“... Ma secondo te, devo mettere il vestito da sera o è meglio un tailleur poco impegnativo?”
“E' una serata di gala, metti il vestito lungo da sera”
“Quello con le paillettes?”
“Quello con le paillettes”
“Spero solo che la cena non sia composta solo ed esclusivamente di piatti a base di cavolo verza”
“Perché?”
“Come perché? Il cavolo verza fermenta e produce... insomma, dai... fastidiosi movimenti intestini!”
“Sei la solita fissata”
“Fissata? Ti sei forse dimenticato quella volta, al matrimonio new-age di mia cugina, dopo aver mangiato il tofu ai borlotti, in che modo gli hai fatto gli auguri? Hai intonato “Perchè è una brava ragazza” a suon di scoregge!!”
“Eh eh eh eh ... Quella volta ho davvero superato me stesso. Mi hanno fatto la ola persino i camerieri del ristorante...”
“Promettimi che stavolta ti conterrai”
“Non posso promettertelo. Se l'ambiente è favorevole potrebbe anche ricapitare”
“Ricordati che sei lì per essere premiato! Durante una serata di gala!”
“Sì, ma pur sempre nell'ambito della Sagra del cavolo verza! Se la cosa fosse stata più, come dire, snob, probabilmente avrebbero fatto la premiazione durante la consegna dei nobel per la fisica o per la pace! Invece saremo alla sagra del cavolo verza e si sa, quando la verza chiama...”
“Oreste, te lo dico chiaro e tondo: fammi fare un'altra figuraccia e io ti lascio”
“Ma se tuo padre non faceva altro che ripetere “Tromba di culo, sanità di corpo”! Cosa vuoi che sia? E' pur sempre una cosa naturale. Scommetto che scoreggia persino il Papa”
“Cosa mi tocca sentire... Meriteresti una scomunica”
“Beh, se dovesse accadere, spero me la diano in occasione della sagra del Raperonzolo, almeno”
“Sì, figurati se esiste una sagra simile!”
“Certo che sì, mia bella ignorantona... dalle parti di Forlì-Cesena”
“Sarà. Ma almeno, si può sapere per cosa ti premiano?”
“Te l'ho detto, ho scritto un racconto”
“Tu? E da quando in qua sai scrivere?”
“Dalla terza elementare”
“Intendevo dire... scrivere racconti! Mica ci si improvvisa così da un giorno all'altro!”
“Beh, mi sono fatto ispirare dal bando di concorso. Ho scritto la storia di un cavolo verza che viene abbandonato in autostrada dai suoi padroni perché dovevano andare in ferie e non potevano portarlo con loro...”
“Omamma! Perché, povera bestiola?”
“Perché puzza”
“Ma allora vedi che ho ragione??? Lo dici pure nel tuo racconto che puzza!”
“Ma nel mio racconto si parla per metafore”
“Cos'è che sono?”
“Le metafore? Non lo so, l'ho visto scritto da qualche parte e l'ho usato. Mi piace il suono che fa... metafore... metafore”
“Forse sono parenti delle meteore”
“Ah, probabilissimo”
“Beh, e cosa succede a questo povero cavolo verza abbandonato?”
“Niente, in pratica viene raccolto da un malvivente che spaccia caramelle all'assenzio fuori dagli uffici postali di Casalpusterlengo e che lo piazza a fare il palo durante una rapina alla Cassa Rurale ed Artigiana di Calolziocorte. Solo che il cavolo verza quella volta lì si distrae perché vede passare un cavolino di bruxelles di cui si innamora follemente. Peccato che il cavolino di bruxelles è la fidanzata segreta del questore di Brindisi, che era in trasferta a Casalpusterlengo, in visita al suocero malato di gotta. Il cavolo verza, preso dalla disperazione, tenta il suicidio gettandosi sotto un TIR di provenienza ucraina alla cui guida c'è un camionista turco affetto da onicofagia che, in un momento di distrazione, gira a sinistra invece che a destra imboccando, quindi, la strada opposta a quella presa dal cavolo verza, salvandogli la vita ma solo per 10 secondi, perché il cavolo verza, visto il repentino cambiamento di rotta del Tir, torna sui suoi passi ma viene investito dall'auto che aveva lasciato accesa fuori dalla banca che il malvivente stava rapinando e a cui avrebbe dovuto fare da palo. I proprietari del cavolo verza, il giorno dopo, leggono sul Corriere della Val Trompia la notizia della fine infausta del loro povero cavolo verza e, presi dal rimorso che attanaglia le loro viscere, fondano un'associazione di amanti della bagna cauda, intitolandola a lui”
“Sniff... sob... ma com'è bello, Oreste! Sembra un po' quel film, com'è che si chiama? Via col vento”
“Eh, in effetti, dai... un po' ho preso spunto, eh?”
“Scusa, sai, se ti ho offeso, prima. Non potevo sapere che avevo un marito così bravo e acculturato. A me è sempre sembrato che non sapessi scrivere. Quando compili i vaglia per l'abbonamento a “Camionista felice” leggo sempre di quelle castronerie! Ma il tuo racconto è davvero bello, bello, bello”
“Grazie Giusy. Adesso però finisci di prepararti che non voglio arrivare tardi”
“Son proprio contenta, guarda. Anzi, secondo me non potevano premiarti da nessun altra parte che a quella sagra lì. Un racconto così pieno di sensibilità... meglio che non ci ripenso, sennò mi cola il trucco”
“Beh, oddio... magari un piccolo sforzo potevano anche farlo, gli organizzatori. Potevano chiamare quello là, quel regista famoso... Spilberg e vendergli i diritti per un film”
“E vabbè, dai. Durante il discorso di premiazione glielo butti lì come suggerimento”
“Brava Giusy! E voglio Cluni nella parte del cavolo verza”
“Cluni!!! Omamma se è bello quell'uomo lì!”
“E voglio il film in cinemascope e voglio la colonna sonora suonata dai Bitols”
“Ma Oreste! Mi sa che i Bitols sono morti!”
“Sei sicura?”
“Sicurissima”
“A me sembrava che Pol Mecarti fosse ancora vivo...”
“Ma no, ti stai confondendo. Senti, cosa usiamo per andare alla premiazione? L'Ape o il furgone?”
“Giusy!! Ma ci dobbiamo far compatire? Andiamo col furgone, no? L'Ape! Ma ti pare che andiamo con l'Ape? Metti che dobbiamo portare a casa un premio, dove lo mettiamo? Davanti assieme a noi non ci sta, lo dovremmo mettere nel cassone e se poi si rovina? Invece sul furgone c'è abbastanza spazio, no?”
“Hai ragione! Hai sempre ragione, tu. Senti, visto che tanto si mangerà gratis, se porto un po' di contenitori? Così portiamo a casa qualcosina per domani, no?”
“Ah, adesso che puoi sbafare gratis, ti va bene anche il cavolo verza?”
“Lo facevo per te, che sei delicato di naso. A me piace il cavolfiore, figurati se non mi piace il cavolo”
“Va bene. Ma portane pochi che non voglio che succeda come l'ultima volta, alla riunione di condominio a casa del ragionier Bellati, che ti sei portata dietro il carrello della spesa e ti si è rovesciato mentre attraversavamo il cortile, che sua moglie, gentilissima, ti ha anche aiutato a rimettere tutto nel dentro...”
“Ma dai, Oreste! Per chi mi hai preso? Andiamo ad una serata di gala, ne porto solo due o tre”
“Brava Giusy. E ricordati che non è carino pulirsi i denti con lo stuzzicadenti. Almeno usa il tovagliolo”
“Ma io non ci riesco a pulirmi i denti col tovagliolo!”
“Ma no! Metti il tovagliolo davanti alla bocca se usi lo stecchino!”
“Ah. Ecco. Parla chiaro, no?”
“Uff... sei pronta?”
“Sì”
“Possiamo andare?”
“Sì”
“Hai chiuso il gas?”
“Sì”
“Hai dato da mangiare alle galline?”
“Sì”
“E al maiale?”
“Uh! Mi son dimenticata”
“Vabbé, tanto fino a domani non muore. Anche perché è domani che dobbiamo insaccare...”
“Ma sei proprio sicuro che sia lì dove ti hanno detto?”
“Certo che sì. Mi hanno mandato una mail riepilogativa, mi hanno chiamato e confermato tutto persino con un telegramma”
“Eppure a me suona così strano...”
“Perché? Non hai letto? Guarda: “la signoria vostra è invitata alla serata di gala che si terrà in occasione della XIII Sagra del Cavolo Verza, durante la quale verrà premiato per il racconto vincitore della 1° edizione del Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “Montalto Dora”
“Ma da quando in qua si premia qualcuno durante la sagra del Cavolo Verza, scusa?”
“Non lo so, ma io il premio l'ho vinto e vado a ritirarlo”
“E se fosse tutta una presa in giro?”
“Ma perché, scusa?”
“Ma dai! Magari è uno scherzo organizzato da quei tuoi amici deficienti con cui vi divertite a farvi sempre gli scherzi”
“Di chi parli? Del Gianlu, del Gianfri e del Giangi?”
“Ecco, già il fatto che degli uomini vicini alla cinquantina, con annessa pinguedine e riporto brillantinato, si chiamino ancora con dei diminutivi così idioti dovrebbe farti riflettere...”
“E' che tu non hai fiducia in me, nelle mie capacità”
“Beh, considerato che l'ultima volta che siete usciti sei ritornato a casa indossando dei vestiti che non erano i tuoi, con un perizoma leopardato in testa a mo' di benda ed eri completamente depilato, forse qualche dubbio sulle tue capacità intellettuali potrò averlo, no?”
“Ah, sì! Che spasso quella volta!”
“Spassoso anche il fatto che il “Gianfri” sia stato ricoverato d'urgenza per infarto al miocardio dovuto ad un eccesso di risa?”
“Eh, quella volta lì c'è mancato poco che non morisse dalle risate”
“Beh, comunque io continuo a non essere convinta di questa cosa”
“Ma perché? Se fosse stata la sagra della Pesca Nettarina sarebbe stato meglio? Ti saresti fidata?”
“Avrei avuto dei dubbi lo stesso ma quasi sicuramente meno”
“Insomma, spiegami che cos'hai contro il cavolo verza”
“Ma niente... cioè... dai, puzza!”
“E tu mettiti il profumo”
“Come se bastasse! Ma se sei tu che quando cucino il cavolfiore ti aggiri per casa con una molletta fissata sul naso per non sentirne l'odore!”
“Per una sera farò buon viso a cattivo gioco”
“Se lo fai per una sera sappi che dovrai farlo anche per il resto della tua vita”
“Quanto la fai lunga... comunque vedrai che non ci sarà puzza. Vuoi che durante una serata di gala si possa stare in una stanza che puzza di cavolo verza?”
“Beh, quella volta che hai vinto il maialino da latte durante la sagra del Cicciolo, abbiamo cenato praticamente in una stalla...”
“Sei sempre pronta a lamentarti. Cos'hai mai vinto tu? Eh? Cosa? Eh?”
“... Ma secondo te, devo mettere il vestito da sera o è meglio un tailleur poco impegnativo?”
“E' una serata di gala, metti il vestito lungo da sera”
“Quello con le paillettes?”
“Quello con le paillettes”
“Spero solo che la cena non sia composta solo ed esclusivamente di piatti a base di cavolo verza”
“Perché?”
“Come perché? Il cavolo verza fermenta e produce... insomma, dai... fastidiosi movimenti intestini!”
“Sei la solita fissata”
“Fissata? Ti sei forse dimenticato quella volta, al matrimonio new-age di mia cugina, dopo aver mangiato il tofu ai borlotti, in che modo gli hai fatto gli auguri? Hai intonato “Perchè è una brava ragazza” a suon di scoregge!!”
“Eh eh eh eh ... Quella volta ho davvero superato me stesso. Mi hanno fatto la ola persino i camerieri del ristorante...”
“Promettimi che stavolta ti conterrai”
“Non posso promettertelo. Se l'ambiente è favorevole potrebbe anche ricapitare”
“Ricordati che sei lì per essere premiato! Durante una serata di gala!”
“Sì, ma pur sempre nell'ambito della Sagra del cavolo verza! Se la cosa fosse stata più, come dire, snob, probabilmente avrebbero fatto la premiazione durante la consegna dei nobel per la fisica o per la pace! Invece saremo alla sagra del cavolo verza e si sa, quando la verza chiama...”
“Oreste, te lo dico chiaro e tondo: fammi fare un'altra figuraccia e io ti lascio”
“Ma se tuo padre non faceva altro che ripetere “Tromba di culo, sanità di corpo”! Cosa vuoi che sia? E' pur sempre una cosa naturale. Scommetto che scoreggia persino il Papa”
“Cosa mi tocca sentire... Meriteresti una scomunica”
“Beh, se dovesse accadere, spero me la diano in occasione della sagra del Raperonzolo, almeno”
“Sì, figurati se esiste una sagra simile!”
“Certo che sì, mia bella ignorantona... dalle parti di Forlì-Cesena”
“Sarà. Ma almeno, si può sapere per cosa ti premiano?”
“Te l'ho detto, ho scritto un racconto”
“Tu? E da quando in qua sai scrivere?”
“Dalla terza elementare”
“Intendevo dire... scrivere racconti! Mica ci si improvvisa così da un giorno all'altro!”
“Beh, mi sono fatto ispirare dal bando di concorso. Ho scritto la storia di un cavolo verza che viene abbandonato in autostrada dai suoi padroni perché dovevano andare in ferie e non potevano portarlo con loro...”
“Omamma! Perché, povera bestiola?”
“Perché puzza”
“Ma allora vedi che ho ragione??? Lo dici pure nel tuo racconto che puzza!”
“Ma nel mio racconto si parla per metafore”
“Cos'è che sono?”
“Le metafore? Non lo so, l'ho visto scritto da qualche parte e l'ho usato. Mi piace il suono che fa... metafore... metafore”
“Forse sono parenti delle meteore”
“Ah, probabilissimo”
“Beh, e cosa succede a questo povero cavolo verza abbandonato?”
“Niente, in pratica viene raccolto da un malvivente che spaccia caramelle all'assenzio fuori dagli uffici postali di Casalpusterlengo e che lo piazza a fare il palo durante una rapina alla Cassa Rurale ed Artigiana di Calolziocorte. Solo che il cavolo verza quella volta lì si distrae perché vede passare un cavolino di bruxelles di cui si innamora follemente. Peccato che il cavolino di bruxelles è la fidanzata segreta del questore di Brindisi, che era in trasferta a Casalpusterlengo, in visita al suocero malato di gotta. Il cavolo verza, preso dalla disperazione, tenta il suicidio gettandosi sotto un TIR di provenienza ucraina alla cui guida c'è un camionista turco affetto da onicofagia che, in un momento di distrazione, gira a sinistra invece che a destra imboccando, quindi, la strada opposta a quella presa dal cavolo verza, salvandogli la vita ma solo per 10 secondi, perché il cavolo verza, visto il repentino cambiamento di rotta del Tir, torna sui suoi passi ma viene investito dall'auto che aveva lasciato accesa fuori dalla banca che il malvivente stava rapinando e a cui avrebbe dovuto fare da palo. I proprietari del cavolo verza, il giorno dopo, leggono sul Corriere della Val Trompia la notizia della fine infausta del loro povero cavolo verza e, presi dal rimorso che attanaglia le loro viscere, fondano un'associazione di amanti della bagna cauda, intitolandola a lui”
“Sniff... sob... ma com'è bello, Oreste! Sembra un po' quel film, com'è che si chiama? Via col vento”
“Eh, in effetti, dai... un po' ho preso spunto, eh?”
“Scusa, sai, se ti ho offeso, prima. Non potevo sapere che avevo un marito così bravo e acculturato. A me è sempre sembrato che non sapessi scrivere. Quando compili i vaglia per l'abbonamento a “Camionista felice” leggo sempre di quelle castronerie! Ma il tuo racconto è davvero bello, bello, bello”
“Grazie Giusy. Adesso però finisci di prepararti che non voglio arrivare tardi”
“Son proprio contenta, guarda. Anzi, secondo me non potevano premiarti da nessun altra parte che a quella sagra lì. Un racconto così pieno di sensibilità... meglio che non ci ripenso, sennò mi cola il trucco”
“Beh, oddio... magari un piccolo sforzo potevano anche farlo, gli organizzatori. Potevano chiamare quello là, quel regista famoso... Spilberg e vendergli i diritti per un film”
“E vabbè, dai. Durante il discorso di premiazione glielo butti lì come suggerimento”
“Brava Giusy! E voglio Cluni nella parte del cavolo verza”
“Cluni!!! Omamma se è bello quell'uomo lì!”
“E voglio il film in cinemascope e voglio la colonna sonora suonata dai Bitols”
“Ma Oreste! Mi sa che i Bitols sono morti!”
“Sei sicura?”
“Sicurissima”
“A me sembrava che Pol Mecarti fosse ancora vivo...”
“Ma no, ti stai confondendo. Senti, cosa usiamo per andare alla premiazione? L'Ape o il furgone?”
“Giusy!! Ma ci dobbiamo far compatire? Andiamo col furgone, no? L'Ape! Ma ti pare che andiamo con l'Ape? Metti che dobbiamo portare a casa un premio, dove lo mettiamo? Davanti assieme a noi non ci sta, lo dovremmo mettere nel cassone e se poi si rovina? Invece sul furgone c'è abbastanza spazio, no?”
“Hai ragione! Hai sempre ragione, tu. Senti, visto che tanto si mangerà gratis, se porto un po' di contenitori? Così portiamo a casa qualcosina per domani, no?”
“Ah, adesso che puoi sbafare gratis, ti va bene anche il cavolo verza?”
“Lo facevo per te, che sei delicato di naso. A me piace il cavolfiore, figurati se non mi piace il cavolo”
“Va bene. Ma portane pochi che non voglio che succeda come l'ultima volta, alla riunione di condominio a casa del ragionier Bellati, che ti sei portata dietro il carrello della spesa e ti si è rovesciato mentre attraversavamo il cortile, che sua moglie, gentilissima, ti ha anche aiutato a rimettere tutto nel dentro...”
“Ma dai, Oreste! Per chi mi hai preso? Andiamo ad una serata di gala, ne porto solo due o tre”
“Brava Giusy. E ricordati che non è carino pulirsi i denti con lo stuzzicadenti. Almeno usa il tovagliolo”
“Ma io non ci riesco a pulirmi i denti col tovagliolo!”
“Ma no! Metti il tovagliolo davanti alla bocca se usi lo stecchino!”
“Ah. Ecco. Parla chiaro, no?”
“Uff... sei pronta?”
“Sì”
“Possiamo andare?”
“Sì”
“Hai chiuso il gas?”
“Sì”
“Hai dato da mangiare alle galline?”
“Sì”
“E al maiale?”
“Uh! Mi son dimenticata”
“Vabbé, tanto fino a domani non muore. Anche perché è domani che dobbiamo insaccare...”
lunedì 22 settembre 2008
Intervista al Bosone di Higgs
Domanda: Per par condicio credo sia giusto intervistare anche lei...
Bosone: Vorrei anche ben vedere. Da quando in qua si dà per scontato che uno non esista solo perché non si è mai visto? Per esempio, Lei ha mai visto Dio?
Domanda: Beh, certo... gli ho parlato poco fa
Bosone: Intendo dire, l'ha mai visto in faccia, toccato, tastato, sprimacciato o si basa sul sentito dire?
Domanda: Beh, in effetti devo purtroppo confessare che anche io sono uno di quelli che si fida del passaparola
Bosone: Bravo! Però siccome di lui ne parlano in tanti si dà per scontato che esista, mentre visto che di me ne parla un unico imbecille, si mette in dubbio la veridicità delle sue parole. Un po' come gli UFO: comincia uno a dire che l'ha visto, casualmente altri mille li hanno visti. E prima? Perché non hanno parlato prima?
Domanda: Guardi, non è mancanza di fiducia, eh? Solo che davvero non sappiamo che faccia abbia.
Bosone: E che faccia dovrei avere? Come quella di un normalissimo Bosone.
Domanda: Ha detto bosone, vero?
Bosone: Sì, perché?
Domanda: Niente, niente... pensavo di aver capito male. Però, scusi se insisto, a me pare che prima di Higgs nessuno abbia mai parlato di Bosoni, quindi lei dovrebbe essere unico. O no?
Bosone: Eccerto, come no, uno e trino. Ma secondo Lei, è possibile che un unico bosone abbia dato vita a tutto l'universo?
Domanda: Scusi, ma l'universo non l'ha inventato Dio?
Bosone: Chi?
Domanda: Dio. Non per niente, cercando lei gli scienziati stanno cercando la “Particella di Dio”
Bosone: Guardi, parliamoci chiaro, io non so proprio chi sia questo Dio di cui parla Lei. Chi è? Uno scienziato? Un fisico? Un ricercatore?
Domanda: Lui ama definirsi artista. Dice che ha creato l'universo grazie ad uno starnuto e a del Pongo.
Bosone: Ma figuriamoci! Lo sa quanti protoni, elettroni, neutroni, neutrini, leptoni, quark, adroni, barioni, fermioni, pentaquark, iperoni eccetera ci sono voluti per creare l'universo e la vita?
Domanda: Neanche un Bosone?
Bosone: Beh, chiaro che sì: io.
Domanda: A questo punto viene spontaneo domandare: ma lei che ruolo ha in tutto questo?
Bosone: Posso parlare onestamente? In realtà io non c'entro nulla. Le spiego: mi trovavo in un pub poco fuori l'universo, questo universo, intendo... quello non ancora creato. Stavo sorseggiando un Lewptiok beltaniano in compagnia di una sventola che non le dico, sfoggiando tutto il mio sex-appeal ed enumerando tutte le avventure accadute nell'ultimo safari extra-galattico che avevo compiuto due eoni prima, compresa la creazione di una galassia a spirale, quand'ecco che mi sento battere sulla spalla con fare poco amichevole. Mi volto e il mio sguardo incrocia quello della cintura di xetoril di un Rufuliano dell'est della Vonanzia, un pianetoide assurdo che ruota su se stesso ad una velocità folle ma che ruota intorno al suo sole alla velocità di una lumaca Bretaliana, ovvero praticamente fermo. Pensi che una rivoluzione totale del pianeta intorno al suo sole equivale a qualcosa come novemilionisettecentonovantasettemilatrecentocinqu- antottovirgolanoveperiodico anni luce al secondo. Insomma, una roba da invecchiare al solo pensiero. Comunque, dopo aver capito chi mi trovavo davanti ho gentilmente allontanato la bellezza al mio fianco dicendole “Scusa, cara, ho un affaruccio da sbrigare, torno fra due parsec”, dopodiché ho alzato lo sguardo: le zanne del Rufuliano stavano colando saliva sulle mie palpebre, le prime, non le terze, qui, vede? Il suo ruggito è riuscito a spettinare le mie sopracciglia, che noi bosoni portiamo lunghe per sfruttarle come riporto sulla fronte durante i gelidi inverni di Wuxxol. E' la moda, che ci posso fare, e là è così freddo... Mentre con nonchalanche mi risistemavo le sopracciglia, il bestione mi vomita addosso parole in un gergo che non conosco. Schiocco le dita in direzione del barista, che intuisce al volo il mio desiderio e mi porta un altro Lewptiok beltaliano. Con studiata lentezza me lo porto alle labbra, dopodiché, con scatto felino, glielo rovescio sui pantaloni: se c'è una cosa che i Rufuliani non sopportano, è avere i pantaloni bagnati. Mentre il bestione riflette sull'accaduto (in un energumeno di tal fatta, prima che il messaggio arrivi al cervello passano almeno due/tre minuti), io mi appropinquo verso la porta ma non così in fretta come speravo, perché lo schiocco di una frusta mesanoica si spiaccica direttamente sul mio orecchio sinistro, il primo dei cinque, qui dove adesso c'è il buco, staccandomelo di netto. A quel punto è ovvio che non posso fuggire, devo comportarmi da bosone e combattere. Mi volto con scatto felino e spicco un balzo in direzione del bestione, senza accorgermi che la pupattola che mi stavo lavorando in realtà era una mutante gattelliana che si trasforma in un muro di cemento a presa rapida nel momento stesso in cui i miei anfibi cingolati stanno per colpire la bocca del Rufuliano. In un attimo mi ritrovo intrappolato, senza possibilità di scampo, quando, incredibilmente, sento il sibilo inconfondibile di un calcio rotante che colpisce prima il muro, poi il Rufuliano e poi anche il barista, lasciando miracolosamente intatto il Lewptiok beltaliano. Ero salvo. Chuck Norris mi aveva appena salvato la vita.
Domanda: Ma perché, Chuck Norris esisteva già, all'epoca?
Bosone: La verità? L'universo l'ha creato lui...
Bosone: Vorrei anche ben vedere. Da quando in qua si dà per scontato che uno non esista solo perché non si è mai visto? Per esempio, Lei ha mai visto Dio?
Domanda: Beh, certo... gli ho parlato poco fa
Bosone: Intendo dire, l'ha mai visto in faccia, toccato, tastato, sprimacciato o si basa sul sentito dire?
Domanda: Beh, in effetti devo purtroppo confessare che anche io sono uno di quelli che si fida del passaparola
Bosone: Bravo! Però siccome di lui ne parlano in tanti si dà per scontato che esista, mentre visto che di me ne parla un unico imbecille, si mette in dubbio la veridicità delle sue parole. Un po' come gli UFO: comincia uno a dire che l'ha visto, casualmente altri mille li hanno visti. E prima? Perché non hanno parlato prima?
Domanda: Guardi, non è mancanza di fiducia, eh? Solo che davvero non sappiamo che faccia abbia.
Bosone: E che faccia dovrei avere? Come quella di un normalissimo Bosone.
Domanda: Ha detto bosone, vero?
Bosone: Sì, perché?
Domanda: Niente, niente... pensavo di aver capito male. Però, scusi se insisto, a me pare che prima di Higgs nessuno abbia mai parlato di Bosoni, quindi lei dovrebbe essere unico. O no?
Bosone: Eccerto, come no, uno e trino. Ma secondo Lei, è possibile che un unico bosone abbia dato vita a tutto l'universo?
Domanda: Scusi, ma l'universo non l'ha inventato Dio?
Bosone: Chi?
Domanda: Dio. Non per niente, cercando lei gli scienziati stanno cercando la “Particella di Dio”
Bosone: Guardi, parliamoci chiaro, io non so proprio chi sia questo Dio di cui parla Lei. Chi è? Uno scienziato? Un fisico? Un ricercatore?
Domanda: Lui ama definirsi artista. Dice che ha creato l'universo grazie ad uno starnuto e a del Pongo.
Bosone: Ma figuriamoci! Lo sa quanti protoni, elettroni, neutroni, neutrini, leptoni, quark, adroni, barioni, fermioni, pentaquark, iperoni eccetera ci sono voluti per creare l'universo e la vita?
Domanda: Neanche un Bosone?
Bosone: Beh, chiaro che sì: io.
Domanda: A questo punto viene spontaneo domandare: ma lei che ruolo ha in tutto questo?
Bosone: Posso parlare onestamente? In realtà io non c'entro nulla. Le spiego: mi trovavo in un pub poco fuori l'universo, questo universo, intendo... quello non ancora creato. Stavo sorseggiando un Lewptiok beltaniano in compagnia di una sventola che non le dico, sfoggiando tutto il mio sex-appeal ed enumerando tutte le avventure accadute nell'ultimo safari extra-galattico che avevo compiuto due eoni prima, compresa la creazione di una galassia a spirale, quand'ecco che mi sento battere sulla spalla con fare poco amichevole. Mi volto e il mio sguardo incrocia quello della cintura di xetoril di un Rufuliano dell'est della Vonanzia, un pianetoide assurdo che ruota su se stesso ad una velocità folle ma che ruota intorno al suo sole alla velocità di una lumaca Bretaliana, ovvero praticamente fermo. Pensi che una rivoluzione totale del pianeta intorno al suo sole equivale a qualcosa come novemilionisettecentonovantasettemilatrecentocinqu- antottovirgolanoveperiodico anni luce al secondo. Insomma, una roba da invecchiare al solo pensiero. Comunque, dopo aver capito chi mi trovavo davanti ho gentilmente allontanato la bellezza al mio fianco dicendole “Scusa, cara, ho un affaruccio da sbrigare, torno fra due parsec”, dopodiché ho alzato lo sguardo: le zanne del Rufuliano stavano colando saliva sulle mie palpebre, le prime, non le terze, qui, vede? Il suo ruggito è riuscito a spettinare le mie sopracciglia, che noi bosoni portiamo lunghe per sfruttarle come riporto sulla fronte durante i gelidi inverni di Wuxxol. E' la moda, che ci posso fare, e là è così freddo... Mentre con nonchalanche mi risistemavo le sopracciglia, il bestione mi vomita addosso parole in un gergo che non conosco. Schiocco le dita in direzione del barista, che intuisce al volo il mio desiderio e mi porta un altro Lewptiok beltaliano. Con studiata lentezza me lo porto alle labbra, dopodiché, con scatto felino, glielo rovescio sui pantaloni: se c'è una cosa che i Rufuliani non sopportano, è avere i pantaloni bagnati. Mentre il bestione riflette sull'accaduto (in un energumeno di tal fatta, prima che il messaggio arrivi al cervello passano almeno due/tre minuti), io mi appropinquo verso la porta ma non così in fretta come speravo, perché lo schiocco di una frusta mesanoica si spiaccica direttamente sul mio orecchio sinistro, il primo dei cinque, qui dove adesso c'è il buco, staccandomelo di netto. A quel punto è ovvio che non posso fuggire, devo comportarmi da bosone e combattere. Mi volto con scatto felino e spicco un balzo in direzione del bestione, senza accorgermi che la pupattola che mi stavo lavorando in realtà era una mutante gattelliana che si trasforma in un muro di cemento a presa rapida nel momento stesso in cui i miei anfibi cingolati stanno per colpire la bocca del Rufuliano. In un attimo mi ritrovo intrappolato, senza possibilità di scampo, quando, incredibilmente, sento il sibilo inconfondibile di un calcio rotante che colpisce prima il muro, poi il Rufuliano e poi anche il barista, lasciando miracolosamente intatto il Lewptiok beltaliano. Ero salvo. Chuck Norris mi aveva appena salvato la vita.
Domanda: Ma perché, Chuck Norris esisteva già, all'epoca?
Bosone: La verità? L'universo l'ha creato lui...
Intervista a Dio
Domanda: Come Lei ben saprà, non si parla altro che di questo, nel mondo: al CERN di Ginevra gli scienziati hanno avviato l'acceleratore di particelle grazie al quale, tramite un esperimento scientifico, prevedono di riuscire a trovare finalmente il leggendario Bosone di Higgs, chiamato anche “Particella di Dio”. Cosa ne pensa, Lei, a questo proposito?
Dio: Innanzitutto vorrei chiederle gentilmente di darmi del tu. Sono eoni che rifletto sull'opportunità di svecchiare un po' questa immagine di omone barbuto con manie di protagonismo. Con l'avvento di Internet e di tutti questi siti di incontri, è ora di uscire dall'anonimato e di mostrare quello che sono realmente. Non trova?
Domanda: Ma certo, anzi… mi fa molto piacere. Bellalì, fratello, come butta? Che ne pensi di questo tipo… questo Bosone?
Dio: Posso parlare in tutta onestà? Non so chi sia, non ho proprio presente di cosa si stia parlando. All'epoca della creazione dell'universo non sapevo nulla di fisica quantistica. Credo di essere riuscito a malapena a prendere il diploma di terza media. Non ero uno studente modello e la matematica non faceva per me. Mi divertivano molto le belle arti, però: pittura, scultura… un bel giorno mi è capitata per le mani un po' di questa sostanza simile al pongo, o al Das, non ricordo bene, e ricordo i essermi divertito un po' a mischiare un tot di colori. Poi credo di aver starnutito ed è successo il finimondo.
Domanda: Beh, più che finimondo, quello starnuto è stato l'inizio di tutto.
Dio: L'inizio dell'inferno, credimi. Innanzitutto non sono riuscito a trovare un fazzoletto per pulirmi il naso e ho dovuto usare la manica della tunica, dopodiché è arrivata la maestra, di gran carriera, strepitando a destra e a manca perché avevo sporcato l'aula con la plastilina. Mi ha messo una nota sul diario dicendomi di tornare il giorno dopo accompagnato dai genitori e quando ho cercato di dirle che non avevo genitori mi ha dato del bugiardo e mi ha buttato fuori.
Domanda: Dev'essere stata dura crescere senza genitori, senza una guida. Com'è stata la tua adolescenza?
Dio: In realtà non credo di aver mai avuto un periodo della mia vita che si possa definire adolescenza. Mi vedi? Sono sempre stato così, sono nato già vecchio, barba bianca e aspetto vissuto compresi (fra l'altro ho scoperto che l'uomo brizzolato acchiappa un sacco, specie fra le modelle o le divette dello spettacolo). Però avevo un vantaggio: potevo uscire e stare fuori quanto mi pareva senza dover rendere conto a nessuno e, soprattutto, potevo usare l'auto tutte le volte che volevo.
Domanda: Ma torniamo al Bosone di Higgs: cosa pensi del fatto che gli scienziati siano convinti che questa particella sia la scintilla da cui è nato l'universo?
Dio: Innanzitutto, se me l'avessero domandato gli avrei spiegato io com'è nato l'universo, senza andare a scomodare questo signor Higgs che fra l'altro nemmeno conosco.
Domanda: Com'è possibile? Eppure l'uomo l'hai inventato tu.
Dio: Questo è vero, ma non è che posso ricordarmi la faccia o i nomi di tutti quelli che invento, no? Fra l'altro, non sono nemmeno molto contento del risultato. Diciamocelo, per creare l'uomo ho usato materiale di scarto, un po' di argilla e via. Non avendo più accesso al laboratorio scolastico, ho dovuto prendere quello che mi capitava a tiro. Certo, se avessi avuto del Pongo… ma non siamo qui per recriminare, no? E poi la donna mi è venuta così bene, subito dopo… Ho saputo, comunque, che qualcuno dice che io gli avrei sputato addosso. Tengo a precisare che non è assolutamente vero ma se me ne fosse data la possibilità in questo momento, qualcuno a cui sputare ce l'avrei…
Domanda: Per esempio?
Dio: Higgs
Domanda: Higgs? Come mai?
Dio: Perché così impara ad andare in giro a millantare cose di cui non sa nulla. Come si è permesso di chiamare un insulsissimo bosone, che fra l'altro nessuno ha ancora mai visto, “particella di Dio”? Dove siamo, nell'acqua Lete? Che poi, caro il mio sapientone, il Lete lo sanno tutti che è il fiume su cui Caronte traghettava i morti. Tu la berresti un'acqua di nome Lete?
Domanda: Adesso che mi ci fa pensare no. Però Higgs ha studiato. Si è laureato.
Dio: Laurearsi non significa necessariamente conoscere tutto il conoscibile. Ha voluto fare lo sborone, diciamocelo: si è riempito la bocca di paroloni, peraltro a mio parere inventati da lui, e tutti a dire “ma che bravo” di qua “ma che bravo” di là. Ma le prove? Dove sono le prove?
Domanda: E' ben per questo che è stato creato l'acceleratore di particelle: per provare l'esistenza di questo elemento.
Dio: Senti un po', scusa… arriva uno, metti che si chiami Rossi, no? Che ti dice di aver trovato una particella qualsiasi che chiama, che so? Landrulone. Viene da te e ti dice: Ho scoperto il Landrulone di Rossi. Tu che fai? Gli credi sulla parola?
Domanda: No
Dio: Appunto! Se Higgs mi dice che ha scoperto ‘sto bosone mi deve portare le prove!
Domanda: Effettivamente, Higgs ha detto di aver trovato un'ipotetica particella elementare, non di averla trovata per davvero.
Dio: Ah-aaaaaaaah! Vedi che ho ragione? E' un millantatore. Sono bravo anche io a dire “Ho scoperto ipoteticamente la particella Spurefix”. Solo che se lo dico io è vero, perché io, in quanto Dio, posso effettivamente crearla. Mi basta un po' di argilla e il gioco è fatto!
Domanda: Però sembra che vi siano prove della sua esistenza.
Dio: E quali? Sbaglio o non è stata ancora osservata?
Domanda: E' quello che dovrebbe accadere durante l'esperimento che verrà effettuato a Ginevra, nel Large Hadron Collider.
Dio: Anche qui, io non capisco… siamo a Ginevra e chiamate un acceleratore con un nome inglese? Se eravamo in Cina come lo chiamavano? In turco?
Domanda: Queste sono sottigliezze. Comunque si chiami, con l'esperimento sembra che possano riuscire a determinarne la reale entità.
Dio: Bubbole. Non ci riusciranno. Non permetterò mai che una minuscola particella soppianti la mia autorità di creatore dell'universo e manipolazione della materia. Che figura ci farei, dopo tutti questi millenni? S'immagina i titoli sui giornali? “Dio è un bugiardo, l'universo non l'ha inventato lui ma Higgs"
Domanda: Semmai, il bosone
Dio: Beh, chiunque provi anche lontanamente ad accollarsi la paternità della creazione dell'universo dovrà vedersela con me. Sono pronto a dare di matto: così come vi ho creato io vi distruggo. Fra l'altro, sono decenni che vi osservo e più che atrocità non ho visto.
Domanda: Per esempio?
Dio: Che coraggio! Per esempio “Amici”, la Defilippi, Costantino Vitaliano, Gigi D'Alessio… uno vi prende per il culo e voi tutti a sbavare come dei decerebrati. Uno vi manda gente coi controcoglioni come Gesù, Gandhi e papa Luciani e voi li fate fuori come se foste ad un tirassegno.
Domanda: Uhm ehm… beh, ma vede… alle volte, l'ignoranza umana fa fare cose di cui poi ci si pente…
Dio: Non solo l'ignoranza umana. Anche io sono un bel po' pentito di avervi creato.
Domanda: Se è per questo, c'è stato qualcuno che ha persino messo in dubbio che a crearci sia stato tu.
Dio: Lo so. Un certo Darwin, vero?
Domanda: Sì. Secondo lui, l'uomo è il derivato di un'evoluzione naturale che è iniziata dal famosissimo Big Bang, che ha dato origine alla vita eccetera eccetera…
Dio: Fami capire: è quello che state cercando di ricreare durante l'esperimento al CERN di Ginevra, grazie al famoso acceleratore di particelle che dovrebbe riuscire a farvi trovare il celeberrimo Bosone di Higgs, detta anche “Particella di Dio”?
Domanda: Esatto
Dio: Beh, ma se l'evoluzione non l'ho creata io, perché cercate la MIA particella?
Domanda: … non lo so.
Dio: Innanzitutto vorrei chiederle gentilmente di darmi del tu. Sono eoni che rifletto sull'opportunità di svecchiare un po' questa immagine di omone barbuto con manie di protagonismo. Con l'avvento di Internet e di tutti questi siti di incontri, è ora di uscire dall'anonimato e di mostrare quello che sono realmente. Non trova?
Domanda: Ma certo, anzi… mi fa molto piacere. Bellalì, fratello, come butta? Che ne pensi di questo tipo… questo Bosone?
Dio: Posso parlare in tutta onestà? Non so chi sia, non ho proprio presente di cosa si stia parlando. All'epoca della creazione dell'universo non sapevo nulla di fisica quantistica. Credo di essere riuscito a malapena a prendere il diploma di terza media. Non ero uno studente modello e la matematica non faceva per me. Mi divertivano molto le belle arti, però: pittura, scultura… un bel giorno mi è capitata per le mani un po' di questa sostanza simile al pongo, o al Das, non ricordo bene, e ricordo i essermi divertito un po' a mischiare un tot di colori. Poi credo di aver starnutito ed è successo il finimondo.
Domanda: Beh, più che finimondo, quello starnuto è stato l'inizio di tutto.
Dio: L'inizio dell'inferno, credimi. Innanzitutto non sono riuscito a trovare un fazzoletto per pulirmi il naso e ho dovuto usare la manica della tunica, dopodiché è arrivata la maestra, di gran carriera, strepitando a destra e a manca perché avevo sporcato l'aula con la plastilina. Mi ha messo una nota sul diario dicendomi di tornare il giorno dopo accompagnato dai genitori e quando ho cercato di dirle che non avevo genitori mi ha dato del bugiardo e mi ha buttato fuori.
Domanda: Dev'essere stata dura crescere senza genitori, senza una guida. Com'è stata la tua adolescenza?
Dio: In realtà non credo di aver mai avuto un periodo della mia vita che si possa definire adolescenza. Mi vedi? Sono sempre stato così, sono nato già vecchio, barba bianca e aspetto vissuto compresi (fra l'altro ho scoperto che l'uomo brizzolato acchiappa un sacco, specie fra le modelle o le divette dello spettacolo). Però avevo un vantaggio: potevo uscire e stare fuori quanto mi pareva senza dover rendere conto a nessuno e, soprattutto, potevo usare l'auto tutte le volte che volevo.
Domanda: Ma torniamo al Bosone di Higgs: cosa pensi del fatto che gli scienziati siano convinti che questa particella sia la scintilla da cui è nato l'universo?
Dio: Innanzitutto, se me l'avessero domandato gli avrei spiegato io com'è nato l'universo, senza andare a scomodare questo signor Higgs che fra l'altro nemmeno conosco.
Domanda: Com'è possibile? Eppure l'uomo l'hai inventato tu.
Dio: Questo è vero, ma non è che posso ricordarmi la faccia o i nomi di tutti quelli che invento, no? Fra l'altro, non sono nemmeno molto contento del risultato. Diciamocelo, per creare l'uomo ho usato materiale di scarto, un po' di argilla e via. Non avendo più accesso al laboratorio scolastico, ho dovuto prendere quello che mi capitava a tiro. Certo, se avessi avuto del Pongo… ma non siamo qui per recriminare, no? E poi la donna mi è venuta così bene, subito dopo… Ho saputo, comunque, che qualcuno dice che io gli avrei sputato addosso. Tengo a precisare che non è assolutamente vero ma se me ne fosse data la possibilità in questo momento, qualcuno a cui sputare ce l'avrei…
Domanda: Per esempio?
Dio: Higgs
Domanda: Higgs? Come mai?
Dio: Perché così impara ad andare in giro a millantare cose di cui non sa nulla. Come si è permesso di chiamare un insulsissimo bosone, che fra l'altro nessuno ha ancora mai visto, “particella di Dio”? Dove siamo, nell'acqua Lete? Che poi, caro il mio sapientone, il Lete lo sanno tutti che è il fiume su cui Caronte traghettava i morti. Tu la berresti un'acqua di nome Lete?
Domanda: Adesso che mi ci fa pensare no. Però Higgs ha studiato. Si è laureato.
Dio: Laurearsi non significa necessariamente conoscere tutto il conoscibile. Ha voluto fare lo sborone, diciamocelo: si è riempito la bocca di paroloni, peraltro a mio parere inventati da lui, e tutti a dire “ma che bravo” di qua “ma che bravo” di là. Ma le prove? Dove sono le prove?
Domanda: E' ben per questo che è stato creato l'acceleratore di particelle: per provare l'esistenza di questo elemento.
Dio: Senti un po', scusa… arriva uno, metti che si chiami Rossi, no? Che ti dice di aver trovato una particella qualsiasi che chiama, che so? Landrulone. Viene da te e ti dice: Ho scoperto il Landrulone di Rossi. Tu che fai? Gli credi sulla parola?
Domanda: No
Dio: Appunto! Se Higgs mi dice che ha scoperto ‘sto bosone mi deve portare le prove!
Domanda: Effettivamente, Higgs ha detto di aver trovato un'ipotetica particella elementare, non di averla trovata per davvero.
Dio: Ah-aaaaaaaah! Vedi che ho ragione? E' un millantatore. Sono bravo anche io a dire “Ho scoperto ipoteticamente la particella Spurefix”. Solo che se lo dico io è vero, perché io, in quanto Dio, posso effettivamente crearla. Mi basta un po' di argilla e il gioco è fatto!
Domanda: Però sembra che vi siano prove della sua esistenza.
Dio: E quali? Sbaglio o non è stata ancora osservata?
Domanda: E' quello che dovrebbe accadere durante l'esperimento che verrà effettuato a Ginevra, nel Large Hadron Collider.
Dio: Anche qui, io non capisco… siamo a Ginevra e chiamate un acceleratore con un nome inglese? Se eravamo in Cina come lo chiamavano? In turco?
Domanda: Queste sono sottigliezze. Comunque si chiami, con l'esperimento sembra che possano riuscire a determinarne la reale entità.
Dio: Bubbole. Non ci riusciranno. Non permetterò mai che una minuscola particella soppianti la mia autorità di creatore dell'universo e manipolazione della materia. Che figura ci farei, dopo tutti questi millenni? S'immagina i titoli sui giornali? “Dio è un bugiardo, l'universo non l'ha inventato lui ma Higgs"
Domanda: Semmai, il bosone
Dio: Beh, chiunque provi anche lontanamente ad accollarsi la paternità della creazione dell'universo dovrà vedersela con me. Sono pronto a dare di matto: così come vi ho creato io vi distruggo. Fra l'altro, sono decenni che vi osservo e più che atrocità non ho visto.
Domanda: Per esempio?
Dio: Che coraggio! Per esempio “Amici”, la Defilippi, Costantino Vitaliano, Gigi D'Alessio… uno vi prende per il culo e voi tutti a sbavare come dei decerebrati. Uno vi manda gente coi controcoglioni come Gesù, Gandhi e papa Luciani e voi li fate fuori come se foste ad un tirassegno.
Domanda: Uhm ehm… beh, ma vede… alle volte, l'ignoranza umana fa fare cose di cui poi ci si pente…
Dio: Non solo l'ignoranza umana. Anche io sono un bel po' pentito di avervi creato.
Domanda: Se è per questo, c'è stato qualcuno che ha persino messo in dubbio che a crearci sia stato tu.
Dio: Lo so. Un certo Darwin, vero?
Domanda: Sì. Secondo lui, l'uomo è il derivato di un'evoluzione naturale che è iniziata dal famosissimo Big Bang, che ha dato origine alla vita eccetera eccetera…
Dio: Fami capire: è quello che state cercando di ricreare durante l'esperimento al CERN di Ginevra, grazie al famoso acceleratore di particelle che dovrebbe riuscire a farvi trovare il celeberrimo Bosone di Higgs, detta anche “Particella di Dio”?
Domanda: Esatto
Dio: Beh, ma se l'evoluzione non l'ho creata io, perché cercate la MIA particella?
Domanda: … non lo so.
Testimoni
“Buongiorno, posso disturbarla?”
”Per cosa?”
“Ecco, vede, io sono un testimone di Geova e…”
”Che cosa ha combinato?”
“Chi?”
“Geova”
“Ma... niente, perché?”
“Ha appena detto che è suo testimone”
”Infatti è così”
“Beh, allora che ha fatto? Ha tamponato qualcuno e se l’è data a gambe?”
“Ma no! Geova non sa nemmeno guidare, quindi...”
“Guida senza patente? Beh, non credo che lei possa fare molto per lui”
“No, ecco… Geova è il mio pastore, la mia guida spirituale”
“Oh, allora vede che guida, ‘sto Geova?”
“Sì, no, sì…intendo dire che è la guida del mio spirito”
“Vuol dire che guida ubriaco?”
“Mamma mia, che fatica oggi… senta, scusi, ricominciamo da capo. Noi testimoni abbiamo una chiesa e…”
”Ho capito. Ha rubato le offerte. Eh, coi tempi che corrono non è una novità. Con l’avvento dell’euro non si riesce più ad arrivare a fine mese, specie gli anziani, con le pensioni miserrime che si ritrovano. Se l’ha fatto per mangiare un po’ lo capisco, sa? Anche io, certe volte, le confesso che sono stato tentato di rubacchiare. Poi però…”
“No, guardi, non ha rubato proprio niente. Non ha bisogno di rubare, lui. Nemmeno mangia!”
“E di cosa vive? D’aria?”
“Beh, diciamo che sì, vive d’aria e di amore”
“Fa bene! Anche mia cugina vive d’amore. Tutte le sere dà un po’ d’amore a qualcuno. Guadagna anche benino, ora che ci penso”
“Scusi, ma qui non si parla di “quel” tipo di amore”
“Di che tipo parla, lei?”
”L’amore filiale, l’amore fraterno, l’amore disinteressato, l’amore incondizionato…”
“Mah. Non sarà un po’ sofisticato, questo Geova? L’amore è amore, punto e basta”
“Beh, comunque sia, sono qui per testimoniare l’amore di Geova e la sua parola”
“Bisogna vedere cosa ne pensa il giudice. Uno potrà anche dispensare amore in tutte le sue forme ed essere buono come il pane – benché questo rubi le offerte in chiesa, quindi tanto buono non dev’essere – però non tutti si fidano della parola, ci vogliono le prove”
“Certo, certo, comprendo benissimo che taluni abbiano bisogno di prove, ma qui si parla di fede”
“Ancora peggio! Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”
“Ma l’uomo ha bisogno di credere. O lei non crede a nulla?”
”Certo, credo in un sacco di cose. Credo che Maradona sia ancora il più grande calciatore di tutti i tempi, credo che il vino rosso col pesce sia una scelta un po’ azzardata e tra le tante altre cose credo che mia moglie abbia un amante”
“L’ha mai visto?”
“No, ma ho colto dei segnali inequivocabili”
“Tipo?”
”Beh, ultimamente quando esce di casa si veste sempre bene, in maniera ricercata. Va spesso dal parrucchiere e si profuma un po’ troppo”
“Beh, ma queste non sono prove inconfutabili”
“Senta, lei mi ha chiesto in cosa credevo? E io gliel’ho detto. Io non vengo certo a sindacare quello in cui crede lei, no?”
”Beh, ma quello in cui credo io è una fede religiosa”
“Ma chi? Geova?”
“Sì”
”L’ha mai visto?”
“No, ma…”
”Allora come fa ad essere sicuro che esiste?”
“Non lo sono, ma ho la fede”
“Ha la fede di Geova?”
”No, ho la mia”
“Quindi è sposato anche lei?”
”No, io ho fatto voto di celibato”
“Perché?”
“Perché così vuole Geova”
“Scusi se mi permetto, eh? Ma prima non ha forse detto che Geova vive d’amore? Allora perché dovrebbe volere che i suoi testimoni – anche se non ho ancora capito cos’ha fatto di così grave questo poveretto che non mangia, non beve e guida solo ubriaco – restino celibi?”
“Non è un’imposizione, è una scelta di vita. E’ come essere sposati con lui”
“Ah, quindi lei parla dei PACS. Quella roba lì che si possono sposare anche i gay. E vivete assieme?”
“No, guardi, lei ha proprio capito male: non sono gay”
“E’ mai stato con una donna?”
”No, ma…”
”Allora è gay”
“Ma mi faccia il favore! Le ho detto che non sono gay, perdiana!”
“Allora perché vuole sposarsi con Geova, scusi?”
”Non voglio sposarmi con lui, ho solo detto che è “come essere sposati con lui”. E’ una metafora”
“Beh, se non vuole sposarlo vuol dire che questo Geova non dev’essere un tipo molto per la quale…”
“Invece è un tipo a posto. Che poi… non è un uomo. Ha presente Dio? Ecco, più o meno lui”
“Più o meno? Cosa vuol dire più o meno? O è lui o non è lui. Se è lui si chiama Dio e basta. Che cos’è, un cantante, che si crea uno pseudonimo o un nome d’arte? Cosa fate, andate in giro con le magliette con la sua effige stampata sopra e fate i rave party?”
”No, niente di tutto questo. Noi preghiamo e basta”
“A me pare che lei non stia pregando, ma piuttosto disturbando un passante che si stava facendo bellamente i cavoli suoi, a cui sta raccontando un sacco di fandonie su uno che si fa chiamare con un nome diverso dal suo, che non ha combinato niente di grave però va ai rave-party, però è anche buono, non mangia, non beve e non guida però ha bisogno che qualcuno lo testimoni. Scusi, è come se io andassi a messa e quando passa il cestino delle offerte, dopo aver messo ben 10 euri, mi alzassi in piedi gridando: Guardatemi, guardatemi, ho messo 10 euri, sono il migliore, sono il più buono, non trombo da 2 mesi e mezzo ma mi raccomando: non sono gay!”
“Guardi che “Geova” è solo un altro nome per definire Dio”
“Cioè lei mi vuole dire che quando nacque Dio i suoi genitori andarono all’anagrafe universale e lo registrarono con più nomi? Tipo: “Salve, sono il padre di Dio, il creatore dell’universo. In realtà non dovrei essere qui, perché Dio non mi ha ancora creato, ma per ovviare a fraintendimenti futuri vorrei registrare mio figlio con i seguenti nomi: Dio, Geova, Javè, Buddha, Maometto, Krishna e Superpippo. Sa gli piacciono le noccioline…”
“Non so se sia andata così o meno, ma per noi si chiama Geova”
“E allora per me si chiama Arturo e sono il suo testimone. Come la mettiamo?”
”La mettiamo che Arturo non esiste. Non esiste nessun Dio che si chiama Arturo, via…”
“Beh, io non ho nemmeno mai visto Geova, se è per questo”
“E difatti non lo vedrà mai!”
”E allora per chi sta testimoniando, scusi???”
“Non lo so, ok?? Non lo so!!! Mi hanno detto: Vai per le strade, ferma la gente e affibbiagli uno di questi volantini del cazzo su questa torre con questa guardia che tutto vede e tutto provvede, ok? Parla del leone e dell’agnello e di quel tempo che verrà in cui entrambi vivranno felici l’uno accanto all’altro, che peraltro se guarda il programma della Colò già succede. Pensi, io nemmeno volevo farlo, il testimone. Mi sarebbe piaciuto laurearmi in fisica nucleare o in conservazione dei beni e invece no, ho avuto la sfiga di nascere testimone e dovrò morire testimone. Fra l’altro, nemmeno mi pagano, lo sa? Niente, manco un centesimo. Tutto quello che riesco a racimolare dalla pseudo-vendita di questi cazzo di volantini li devo versare in una cassa comune. Mi piacerebbe tanto vestire alla moda, cosa crede? Invece no, devo andare in giro vestito come se fossi appena uscito da un film degli anni cinquanta, per giunta nemmeno nel pieno del boom economico. Mi faccio pena da solo ma cos’altro posso fare? Fra noi testimoni non si usa stare al passo coi tempi, abbiamo un unico stilista che è anche quello che dipinge queste vignette su questo cazzo di volantino, ok? Mi hanno detto “devi dire questo e quello, devi fare il lavaggio del cervello alla gente“ ma non mi avevano detto che avrei avuto la sfiga di incontrare gente che si mettesse a fare tutte queste questioni. Pensavo di impiegarci un paio di minuti, il tempo di dire quattro fregnacce, di sganciare una Torre e racimolare qualche spicciolo per un caffè – che detto per inciso non potrei nemmeno bere, ma tanto ormai sono già nervoso, quindi... Inoltre, oggi è il primo giorno in cui esco da solo e sono già esaurito per colpa sua. Tutte queste domande, tutti questi dubbi… Non poteva prendere sto cazzo di volantino e andarsene?”
“Lei ha detto 4 volte cazzo”
“Davvero?”
“Giuro.Li ho contati”
“Oddio. Anzi, Oggeova… noi non diciamo parolacce. Adesso dovranno espellermi dalla congregazione”
“Ottimo. Io gestisco una jeanseria che…”
”Per cosa?”
“Ecco, vede, io sono un testimone di Geova e…”
”Che cosa ha combinato?”
“Chi?”
“Geova”
“Ma... niente, perché?”
“Ha appena detto che è suo testimone”
”Infatti è così”
“Beh, allora che ha fatto? Ha tamponato qualcuno e se l’è data a gambe?”
“Ma no! Geova non sa nemmeno guidare, quindi...”
“Guida senza patente? Beh, non credo che lei possa fare molto per lui”
“No, ecco… Geova è il mio pastore, la mia guida spirituale”
“Oh, allora vede che guida, ‘sto Geova?”
“Sì, no, sì…intendo dire che è la guida del mio spirito”
“Vuol dire che guida ubriaco?”
“Mamma mia, che fatica oggi… senta, scusi, ricominciamo da capo. Noi testimoni abbiamo una chiesa e…”
”Ho capito. Ha rubato le offerte. Eh, coi tempi che corrono non è una novità. Con l’avvento dell’euro non si riesce più ad arrivare a fine mese, specie gli anziani, con le pensioni miserrime che si ritrovano. Se l’ha fatto per mangiare un po’ lo capisco, sa? Anche io, certe volte, le confesso che sono stato tentato di rubacchiare. Poi però…”
“No, guardi, non ha rubato proprio niente. Non ha bisogno di rubare, lui. Nemmeno mangia!”
“E di cosa vive? D’aria?”
“Beh, diciamo che sì, vive d’aria e di amore”
“Fa bene! Anche mia cugina vive d’amore. Tutte le sere dà un po’ d’amore a qualcuno. Guadagna anche benino, ora che ci penso”
“Scusi, ma qui non si parla di “quel” tipo di amore”
“Di che tipo parla, lei?”
”L’amore filiale, l’amore fraterno, l’amore disinteressato, l’amore incondizionato…”
“Mah. Non sarà un po’ sofisticato, questo Geova? L’amore è amore, punto e basta”
“Beh, comunque sia, sono qui per testimoniare l’amore di Geova e la sua parola”
“Bisogna vedere cosa ne pensa il giudice. Uno potrà anche dispensare amore in tutte le sue forme ed essere buono come il pane – benché questo rubi le offerte in chiesa, quindi tanto buono non dev’essere – però non tutti si fidano della parola, ci vogliono le prove”
“Certo, certo, comprendo benissimo che taluni abbiano bisogno di prove, ma qui si parla di fede”
“Ancora peggio! Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”
“Ma l’uomo ha bisogno di credere. O lei non crede a nulla?”
”Certo, credo in un sacco di cose. Credo che Maradona sia ancora il più grande calciatore di tutti i tempi, credo che il vino rosso col pesce sia una scelta un po’ azzardata e tra le tante altre cose credo che mia moglie abbia un amante”
“L’ha mai visto?”
“No, ma ho colto dei segnali inequivocabili”
“Tipo?”
”Beh, ultimamente quando esce di casa si veste sempre bene, in maniera ricercata. Va spesso dal parrucchiere e si profuma un po’ troppo”
“Beh, ma queste non sono prove inconfutabili”
“Senta, lei mi ha chiesto in cosa credevo? E io gliel’ho detto. Io non vengo certo a sindacare quello in cui crede lei, no?”
”Beh, ma quello in cui credo io è una fede religiosa”
“Ma chi? Geova?”
“Sì”
”L’ha mai visto?”
“No, ma…”
”Allora come fa ad essere sicuro che esiste?”
“Non lo sono, ma ho la fede”
“Ha la fede di Geova?”
”No, ho la mia”
“Quindi è sposato anche lei?”
”No, io ho fatto voto di celibato”
“Perché?”
“Perché così vuole Geova”
“Scusi se mi permetto, eh? Ma prima non ha forse detto che Geova vive d’amore? Allora perché dovrebbe volere che i suoi testimoni – anche se non ho ancora capito cos’ha fatto di così grave questo poveretto che non mangia, non beve e guida solo ubriaco – restino celibi?”
“Non è un’imposizione, è una scelta di vita. E’ come essere sposati con lui”
“Ah, quindi lei parla dei PACS. Quella roba lì che si possono sposare anche i gay. E vivete assieme?”
“No, guardi, lei ha proprio capito male: non sono gay”
“E’ mai stato con una donna?”
”No, ma…”
”Allora è gay”
“Ma mi faccia il favore! Le ho detto che non sono gay, perdiana!”
“Allora perché vuole sposarsi con Geova, scusi?”
”Non voglio sposarmi con lui, ho solo detto che è “come essere sposati con lui”. E’ una metafora”
“Beh, se non vuole sposarlo vuol dire che questo Geova non dev’essere un tipo molto per la quale…”
“Invece è un tipo a posto. Che poi… non è un uomo. Ha presente Dio? Ecco, più o meno lui”
“Più o meno? Cosa vuol dire più o meno? O è lui o non è lui. Se è lui si chiama Dio e basta. Che cos’è, un cantante, che si crea uno pseudonimo o un nome d’arte? Cosa fate, andate in giro con le magliette con la sua effige stampata sopra e fate i rave party?”
”No, niente di tutto questo. Noi preghiamo e basta”
“A me pare che lei non stia pregando, ma piuttosto disturbando un passante che si stava facendo bellamente i cavoli suoi, a cui sta raccontando un sacco di fandonie su uno che si fa chiamare con un nome diverso dal suo, che non ha combinato niente di grave però va ai rave-party, però è anche buono, non mangia, non beve e non guida però ha bisogno che qualcuno lo testimoni. Scusi, è come se io andassi a messa e quando passa il cestino delle offerte, dopo aver messo ben 10 euri, mi alzassi in piedi gridando: Guardatemi, guardatemi, ho messo 10 euri, sono il migliore, sono il più buono, non trombo da 2 mesi e mezzo ma mi raccomando: non sono gay!”
“Guardi che “Geova” è solo un altro nome per definire Dio”
“Cioè lei mi vuole dire che quando nacque Dio i suoi genitori andarono all’anagrafe universale e lo registrarono con più nomi? Tipo: “Salve, sono il padre di Dio, il creatore dell’universo. In realtà non dovrei essere qui, perché Dio non mi ha ancora creato, ma per ovviare a fraintendimenti futuri vorrei registrare mio figlio con i seguenti nomi: Dio, Geova, Javè, Buddha, Maometto, Krishna e Superpippo. Sa gli piacciono le noccioline…”
“Non so se sia andata così o meno, ma per noi si chiama Geova”
“E allora per me si chiama Arturo e sono il suo testimone. Come la mettiamo?”
”La mettiamo che Arturo non esiste. Non esiste nessun Dio che si chiama Arturo, via…”
“Beh, io non ho nemmeno mai visto Geova, se è per questo”
“E difatti non lo vedrà mai!”
”E allora per chi sta testimoniando, scusi???”
“Non lo so, ok?? Non lo so!!! Mi hanno detto: Vai per le strade, ferma la gente e affibbiagli uno di questi volantini del cazzo su questa torre con questa guardia che tutto vede e tutto provvede, ok? Parla del leone e dell’agnello e di quel tempo che verrà in cui entrambi vivranno felici l’uno accanto all’altro, che peraltro se guarda il programma della Colò già succede. Pensi, io nemmeno volevo farlo, il testimone. Mi sarebbe piaciuto laurearmi in fisica nucleare o in conservazione dei beni e invece no, ho avuto la sfiga di nascere testimone e dovrò morire testimone. Fra l’altro, nemmeno mi pagano, lo sa? Niente, manco un centesimo. Tutto quello che riesco a racimolare dalla pseudo-vendita di questi cazzo di volantini li devo versare in una cassa comune. Mi piacerebbe tanto vestire alla moda, cosa crede? Invece no, devo andare in giro vestito come se fossi appena uscito da un film degli anni cinquanta, per giunta nemmeno nel pieno del boom economico. Mi faccio pena da solo ma cos’altro posso fare? Fra noi testimoni non si usa stare al passo coi tempi, abbiamo un unico stilista che è anche quello che dipinge queste vignette su questo cazzo di volantino, ok? Mi hanno detto “devi dire questo e quello, devi fare il lavaggio del cervello alla gente“ ma non mi avevano detto che avrei avuto la sfiga di incontrare gente che si mettesse a fare tutte queste questioni. Pensavo di impiegarci un paio di minuti, il tempo di dire quattro fregnacce, di sganciare una Torre e racimolare qualche spicciolo per un caffè – che detto per inciso non potrei nemmeno bere, ma tanto ormai sono già nervoso, quindi... Inoltre, oggi è il primo giorno in cui esco da solo e sono già esaurito per colpa sua. Tutte queste domande, tutti questi dubbi… Non poteva prendere sto cazzo di volantino e andarsene?”
“Lei ha detto 4 volte cazzo”
“Davvero?”
“Giuro.Li ho contati”
“Oddio. Anzi, Oggeova… noi non diciamo parolacce. Adesso dovranno espellermi dalla congregazione”
“Ottimo. Io gestisco una jeanseria che…”
Turing
“Benvenuti a questa nuova puntata di “La tecnologia ci prende per il culo?” Oggi abbiamo in studio l’inventore del Test di Turing, ovvero il signor Turing. Signor Turing, come le è venuto in mente di creare un test per capire se una macchina sia in grado di pensare in maniera autonoma e di sostituirsi all’uomo? ”
“La ringrazio per la domanda. Vede, può succedere, ultimamente, che vengano portate a termine registrazioni da parte di software automatizzati, che potrebbero, per esempio, registrare migliaia di nuovi indirizzi email al giorno che poi utilizzano per inviare quelle che noi chiamiamo mail “spam”. Il mio test presuppone che le immagini distorte che dobbiamo copiare quando, per esempio, ci dobbiamo registrare su un sito, impediscano, appunto, un riconoscimento in automatico da parte di un software”
“Signor Turing, lei ci parla di immagini distorte: ci può spiegare precisamente come funziona questo test?”
“La ringrazio per la domanda. Per chi non lo sapesse, il mio test si prefigge di capire se una macchina sia in grado di pensare. A questo proposito ho ideato le immagini CAPTCHA, il cui acronimo significa: Come? Accidenti! Peddavero? Tienimi! Che? Hai che? Anvedi! Solo che siccome in italiano non aveva la stessa forza che in inglese, ho deciso di tradurlo in: Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart, perché anche questa è una tattica per fuorviare la macchina e fargli credere una cosa anziché un’altra. Sono, appunto, le immagini distorte di cui parla lei”
“Macchine pensanti! Penso che il solo pensiero che le macchine possano pensare è alquanto inquietante... Pensi: quando le è capitato di pensare che le macchine stessero pensando autonomamente?”
“La ringrazio per la domanda. Il primo sentore che le macchine stessero pensando autonomamente lo ebbi quella volta in cui il tostapane in cui avevo inserito una fetta di pane bianco mi restituì una fetta di pane ai cereali, imburrata e marmellata con il mio gusto preferito, frutti di bosco e cannella, gusto peraltro introvabile”
“Un episodio eccezionale! Cioè, a chi non piacerebbe avere delle macchine che riescono a risolvere da sè dei problemi di ordinaria amministrazione?”
“La ringrazio per la domanda. E’ vero, piacerebbe a tutti, ma non ho finito di dirle com’è andata. Il tostapane, dopo avermi restituito la fettina di pane, l’ha incenerita con un raggio laser che ha diviso in due il tavolo con ripiano in granito spesso 8 centimetri ed è fuggito, poi, dalla porticina basculante che il mio gatto usa per uscire in giardino. Mi reputo fortunato a non aver riportato conseguenze”
“Diamine, la questione si fa seria. Ma qui, allora, non si parla di macchine tipo computer, bensì di macchinari che tutti, più o meno, abbiamo in casa o di cui usufruiamo quotidianamente, giusto?”
“La ringrazio per la domanda. In effetti un altro sintomo che le cose stessero prendendo una piega diversa lo ebbi quella volta che andai a prelevare. Avevo digitato tutto correttamente ma la macchina mi erogò delle banconote da 50 petrodollari sul cui sfondo campeggiava un primo piano di Paperino col dito medio alzato, e quando richiesi la ricevuta sentii distintamente provenire dal bancomat una risata sarcastica. Sul cedolino lessi la scritta: sei un pezzente”
“Beh, ma questi, però, se mi permette, sono episodi isolati. Non crede ci vogliano delle prove più concrete per poter affermare con certezza che le macchine stiano prendendo il sopravvento?” “La ringrazio per la domanda. Effettivamente anche io all’inizio ho pensato che si trattasse di episodi sporadici e casuali, ma... la prova che le macchine stavano DAVVERO ragionando autonomamente l’ho avuta quella volta in cui mia figlia diciottenne e neopatentata parcheggiò un mercedes station vagon nello spazio in cui avrebbe potuto starci sì e no una Smart, senza procurare il minimo graffio alla vettura”
“Lei sta dipingendo un panorama agghiacciante! Mentre è plausibilissimo pensare ad una bancomat che emette Petrodollari al posto di euro, è assolutamente impossibile pensare che una neopatentata riesca a fare ciò che ha fatto sua figlia...”
“La ringrazio per la domanda. A...”
“Guardi che non era una domanda...”
“A no?”
“La ringrazio per la domanda. Per terminare quest’intervista, le chiedo un’ultima cosa: secondo Lei, questo CAPTCHA può essere la tecnologia che tutti stavamo aspettando, ovvero il meccanismo che ci aiuta a capire quando sono le macchine ad intervenire al posto dell’essere umano?”
“La ringrazio per la domanda. Se il mio PC mi restituisse il CD in cui ho registrato tutti i miei dati, oltreché il criceto, il cane bassotto e la mia collezione di bottiglie mignon di liquori asiatici, credo proprio di sì...”
“La ringrazio per la domanda. Vede, può succedere, ultimamente, che vengano portate a termine registrazioni da parte di software automatizzati, che potrebbero, per esempio, registrare migliaia di nuovi indirizzi email al giorno che poi utilizzano per inviare quelle che noi chiamiamo mail “spam”. Il mio test presuppone che le immagini distorte che dobbiamo copiare quando, per esempio, ci dobbiamo registrare su un sito, impediscano, appunto, un riconoscimento in automatico da parte di un software”
“Signor Turing, lei ci parla di immagini distorte: ci può spiegare precisamente come funziona questo test?”
“La ringrazio per la domanda. Per chi non lo sapesse, il mio test si prefigge di capire se una macchina sia in grado di pensare. A questo proposito ho ideato le immagini CAPTCHA, il cui acronimo significa: Come? Accidenti! Peddavero? Tienimi! Che? Hai che? Anvedi! Solo che siccome in italiano non aveva la stessa forza che in inglese, ho deciso di tradurlo in: Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart, perché anche questa è una tattica per fuorviare la macchina e fargli credere una cosa anziché un’altra. Sono, appunto, le immagini distorte di cui parla lei”
“Macchine pensanti! Penso che il solo pensiero che le macchine possano pensare è alquanto inquietante... Pensi: quando le è capitato di pensare che le macchine stessero pensando autonomamente?”
“La ringrazio per la domanda. Il primo sentore che le macchine stessero pensando autonomamente lo ebbi quella volta in cui il tostapane in cui avevo inserito una fetta di pane bianco mi restituì una fetta di pane ai cereali, imburrata e marmellata con il mio gusto preferito, frutti di bosco e cannella, gusto peraltro introvabile”
“Un episodio eccezionale! Cioè, a chi non piacerebbe avere delle macchine che riescono a risolvere da sè dei problemi di ordinaria amministrazione?”
“La ringrazio per la domanda. E’ vero, piacerebbe a tutti, ma non ho finito di dirle com’è andata. Il tostapane, dopo avermi restituito la fettina di pane, l’ha incenerita con un raggio laser che ha diviso in due il tavolo con ripiano in granito spesso 8 centimetri ed è fuggito, poi, dalla porticina basculante che il mio gatto usa per uscire in giardino. Mi reputo fortunato a non aver riportato conseguenze”
“Diamine, la questione si fa seria. Ma qui, allora, non si parla di macchine tipo computer, bensì di macchinari che tutti, più o meno, abbiamo in casa o di cui usufruiamo quotidianamente, giusto?”
“La ringrazio per la domanda. In effetti un altro sintomo che le cose stessero prendendo una piega diversa lo ebbi quella volta che andai a prelevare. Avevo digitato tutto correttamente ma la macchina mi erogò delle banconote da 50 petrodollari sul cui sfondo campeggiava un primo piano di Paperino col dito medio alzato, e quando richiesi la ricevuta sentii distintamente provenire dal bancomat una risata sarcastica. Sul cedolino lessi la scritta: sei un pezzente”
“Beh, ma questi, però, se mi permette, sono episodi isolati. Non crede ci vogliano delle prove più concrete per poter affermare con certezza che le macchine stiano prendendo il sopravvento?” “La ringrazio per la domanda. Effettivamente anche io all’inizio ho pensato che si trattasse di episodi sporadici e casuali, ma... la prova che le macchine stavano DAVVERO ragionando autonomamente l’ho avuta quella volta in cui mia figlia diciottenne e neopatentata parcheggiò un mercedes station vagon nello spazio in cui avrebbe potuto starci sì e no una Smart, senza procurare il minimo graffio alla vettura”
“Lei sta dipingendo un panorama agghiacciante! Mentre è plausibilissimo pensare ad una bancomat che emette Petrodollari al posto di euro, è assolutamente impossibile pensare che una neopatentata riesca a fare ciò che ha fatto sua figlia...”
“La ringrazio per la domanda. A...”
“Guardi che non era una domanda...”
“A no?”
“La ringrazio per la domanda. Per terminare quest’intervista, le chiedo un’ultima cosa: secondo Lei, questo CAPTCHA può essere la tecnologia che tutti stavamo aspettando, ovvero il meccanismo che ci aiuta a capire quando sono le macchine ad intervenire al posto dell’essere umano?”
“La ringrazio per la domanda. Se il mio PC mi restituisse il CD in cui ho registrato tutti i miei dati, oltreché il criceto, il cane bassotto e la mia collezione di bottiglie mignon di liquori asiatici, credo proprio di sì...”
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